Felice Besostri. San Giorgio cosa deve fare? Vedo profilarsi un rischio, si sta cambiando surrettiziamente la forma di governo in modo netto

Felice Besostri. San Giorgio cosa deve fare? Vedo profilarsi un rischio, si sta cambiando surrettiziamente la forma di governo in modo netto

Non sono un virologo, non parlo di pandemia, non sono un economista non parlo di Recovery Plan, sono un milanese e perciò fedele al detto “offellee fa el tò mestee” mi occupo di problemi costituzionali e elettorali. San Giorgio cosa deve fare? Per coazione a ripetere: uccidere i draghi. Ma non vedo all’orizzonte San Giorgi con il necessario phisique du role. La maggioranza del Conte bis non ha una proposta alternativa a Draghi e non ha nemmeno l’interesse che fallisca, perché dovrebbe andare al voto, ed anche non ha interesse che diventi un successo tattico di Renzi e della Lega. Deve profittare del governo Draghi per dar vita, come suggerisce, su StrisciaRossa del 6 febbraio scorso Michele Prospero ad un Partito del Lavoro? L’alternativa Partito dei Lavoratori suona arcaico, e non si scommette che abbia un avvenire. La ragione è semplice siamo in una situazione che ha molto in comune col 1891, cioè in assenza di un Partito della sinistra, piuttosto che col 1921 iniziato con uno, il PSI e finito con due (PCI e PSI) e che nel 1922 saranno tre con l’aggiunta del PSU.

Sono convinto che la vera sfida, quella che sarà combattuta senza esclusione di colpi e in assoluta mancanza di trasparenza – formalmente non ci sono nemmeno candidati –, non è sulla maggioranza governativa, ne sono cambiate due tra il 2018 e il 2020 e nel 2021 ci sarà la terza.  La maggioranza presidenziale, invece, esplica effetti per 7 anni, anche se si dissolvesse all’indomani del giuramento del Capo dello Stato. La maggioranza presidenziale è entità magmatica, fluttuante e in continua ricomposizione, anche tra una votazione e l’altra, ma a un certo punto si fissa in quella che nel 2022 eleggerà il successore del Presidente in carica ovvero lo confermerà a tempo, se il compito di Draghi, portare il paese alle elezioni del 2023, non fosse stato assolto ovvero se per una delle possibili maggioranze presidenziali è già ora il Presidente in pectore, da far eleggere con questo Parlamento nel gennaio 2022.

Su questo bisogna avere le idee chiare e prendere l’iniziativa, almeno presentando un progetto di revisione costituzionale dell’art. 85, che sancisca la non rieleggibilità del Presidente e contestualmente abroghi, come già auspicato da Segni nel 1963 (per ironia della sorte la prima legislatura con i parlamentari aumentati), il semestre bianco, cioè la sospensione del potere di scioglimento ex art. 88 Cost. negli ultimi sei mesi di mandato. Se ci fossero giochetti verrebbero a galla: assolutamente da evitare che si formi una maggioranza presidenziale qualsiasi che elegga Draghi o un altro/a con queste Camere e delegati regionali o dopo nuove elezioni con un Parlamento ridotto, accorciando il mandato presidenziale a 5 anni, prevedendone l’elezione diretta e la rieleggibilità. In un Parlamento di 605/606 o 607 membri (5 senatori a vita più i senatori di diritto), la maggioranza per mettere in stato d’accusa il Presidente della Repubblica ex art. 90 Cost. è di appena 304, facilmente raggiungibile, grazie al premio di maggioranza nascosto, insito nella legge elettorale vigente grazie alle coalizioni avvantaggiate e al voto congiunto obbligatorio a pena di nullità e alla torsione maggioritaria più accentuata al Senato, grazie all’art. 2 c. 1, lett. a) n.1) l. n. 51/2019 e delle norme speciali per il Trentino-Alto Adige/Südtirol e per le regioni con 2 o 3 senatori.

La nostra forma di governo cambierebbe radicalmente sia che il leader della maggioranza governativa, come Presidente del Consiglio, possa tenere sotto scacco il Presidente della Repubblica, sia che il Presidente della Repubblica eletto direttamente, sia il capo della maggioranza.  Una legge elettorale con una soglia bassa si impone per esigenze di ordinamento costituzionale e per consentire una presenza parlamentare delle minoranze politiche almeno pari a quella della maggiore minoranza linguistica rappresentata da una propria lista, almeno finché l’art. 3 c. 1 Cost. sia in vigore e pertanto “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Spero che le forze politiche capiscano che questo è più importante di un sottosegretario o di un ministro, che per l’art. 92, c. 2 Cost. spetta al Presidente del Consiglio proporre. Nella pausa operosa per costruire il Partito del Lavoro si deve stare nel governo con pari dignità, purché non si devii dalla forma di governo prefigurata dalla Costituzione. Nella ex maggioranza giallo-rossa non vedo nessuno con il ruolo di San Giorgio e poi, come è stato acutamente osservato, il vero problema non è uccidere il drago o i draghi, ma come liberarsi delle loro carcasse. Il fallimento di Draghi non è quello di Cottarelli del 2018, senza conseguenze.

Sugli aspetti istituzionali, come già detto, ma repetita iuvant, lo snodo decisivo non è la maggioranza governativa, ma quella presidenziale: quelli che eleggono il Presidente e chi è eletto Presidente. Un governo, in cui siano presenti politicamente decisivi solo Lega e Italia Viva mette in discussione la forma di governo parlamentare tra (Scilla Premierato forte) o Cariddi (Semipresidenzialismo). Per la prima la legge elettorale vigente è la strada maestra, per la seconda la maggioranza presidenziale, che può coincidere con la prima se si vota il Presidente col Parlamento ridotto del 36,50%. Lega-Italia Viva-Forza Italia- Centristi e M5S Di Battista + Fratelli d’Italia non devono eleggere il prossimo Presidente.

Quale sarà l’atteggiamento del Governo a fronte delle impugnazioni della legge elettorale? Sarà decisivo perché o facilita la remissione alla Corte Costituzionale e sarebbe bene o la contrasta come fatto fino ad adesso, con una leggera attenuazione con il governo Conte bis. Se la contrasta con lo stesso accanimento delle direttive Boschi all’Avvocatura dello Stato, sarebbe la cartina di tornasole delle reali intenzioni del governo. Allora il significato sarebbe chiaro, si sta cambiando surrettiziamente la forma di governo in modo netto. Una “sinistra costituzionale” non lo può permettere e nemmeno ignorare.

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