Roberto Bertoni. Riflessioni sulla scuola che resiste

Roberto Bertoni. Riflessioni sulla scuola che resiste
La scuola resiste, lotta, prova ad andare avanti, si batte per i suoi diritti e vede sulla stessa barca docenti e studenti, bidelli, genitori e personale di segretaria. Accade ormai da decenni: le vecchie divisioni sessantottine non sono più all’ordine del giorno. Nell’Italia contemporanea, infatti, non si tratta di lottare contro il baronato ma di sopravvivere insieme e provare a rilanciare un bene comune imprescindibile, drammaticamente messo in discussione da tagli che hanno inciso sulla carne viva dell’istituzione scolastica e per cui oggi paghiamo un prezzo altissimo. Le scuole italiane non hanno banchi, non hanno insegnanti, non hanno la possibilità di far convivere nella stessa classe alunni distanziati di almeno un metro, non erano preparate ad affrontare una pandemia e sono ridotte in ginocchio. Basta parlare con un qualunque insegnante per conoscere la realtà: ai nostri ragazzi è stata tolta una speranza, una prospettiva, quel gruppo classe indispensabile per crescere, quell’idea di comunità imprescindibile per costruire il proprio futuro e il proprio immaginario, per affermare le proprie idee e imparare a confrontarsi con gli altri. I ragazzi italiani stanno soffrendo, stanno pagando il prezzo più alto e meritano rispetto. Eppure la scuola va avanti, non si è fermata neanche stavolta e non si fermerà. Insegnanti eroici hanno fatto lezione come potevano, hanno usato le nuove tecnologie, si sono affidati alle piattaforme informatiche, sono stati vicini ai ragazzi più fragili, hanno provato a colmare lacune e ad arginare disuguaglianze, stanno reggendo sulle proprie spalle un Paese sempre più incattivito e con una politica sostanzialmente incapace di offrire risposte all’altezza.
Mai come ora comprendiamo quanto sia vero ciò che asseriva Calamandrei, ossia che “trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere”. E mai come ora ci rendiamo conto di quanto la bistrattata categoria degli insegnanti, al pari di altre categorie fragili, precarie e sottopagate, sia il motore e il punto di riferimento insostituibile della nostra società. Ricordiamoci, infatti, che sono stati gli ultimi, i deboli, gli esclusi, coloro che non finiscono mai sulle prime pagine dei giornali e difficilmente ricevono un solo grazie nella propria carriera, ricordiamoci che sono stati loro a tenerci in piedi nei mesi peggiori, quando l’Italia era paralizzata e il terrore per il futuro era ancora più acuto si adesso. Lo hanno fatto a rischio, e in alcuni casi a costo, della vita, lo hanno fatto per passione, dedizione, senso civico e sarebbe opportuno che il riconoscimento collettivo non si limitasse a una pacca sulla spalla. La scuola continua a battersi per una società e un futuro migliori, continua a prendersi cura del nostro domani e a costruire un’idea di collettività negli anni tragici dell’individualismo, in un universo atomizzato, senza esempi, senza modelli, con valori sempre più alterati e un senso comune di spaesamento.
Non a caso, il fatto di dover andare a scuola a turni, di non poter stare insieme, di dover seguire norme rigide e volte a limitare ogni forma di contatto, di non poter pensare a una gita, a un viaggio o a un qualunque momento da condividere e conservare nel cuore per sempre, tutto questo sta minando anche psicologicamente molti adolescenti. Negarlo, far finta di niente o, peggio ancora, irridere il loro dolore è indegno di una classe dirigente degna di questo nome. La scuola resiste e resisterà ma va cambiato quasi tutto. L’auspicio è che da questa pandemia se ne esca con nuovi programmi, una nuova disposizione di banchi, lezioni adatte a trasmettere il sapere nel Ventunesimo secolo e strumenti didattici all’altezza di un pianeta in cui la Cina non è vicina, come sosteneva con sapienza visionaria Bellocchio, ma proprio fra noi. Con meno di questo, anche la resistenza, prima o poi, sarà sconfitta perché verrà meno l’entusiasmo. E senza entusiasmo, partecipazione e la certezza di star costruendo insieme qualcosa di bello e di importante per il domani la scuola semplicemente non può esistere.
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