Valter Vecellio. Ora per il Pd è il tempo delle risposte non più eludibili, ma concrete e chiare

Valter Vecellio. Ora per il Pd è il tempo delle risposte non più eludibili, ma concrete e chiare

È al Partito Democratico che spetta l’onere delle risposte. Non dal centro-destra: all’opposizione spetta il compito di essere il “cane da guardia”; oltretutto è una coalizione che attraversa una fase di assestamento: Lega appannata, Fratelli d’Italia in crescita, una Forza Italia in esaurimento. C’è poco da attendersi anche dal Movimento 5 Stelle, in crisi di idee e proposte più di sempre; è in corso un gioco al massacro: il ‘garante’ Beppe Grillo, un po’ per noia un po’ per non morire, vende beffardo pietra pomice via web. Alessandro Di Battista muove guerra a Luigi Di Maio, che la fa a Vito Crimi, che viene osteggiato da Davide Casaleggio…  Matteo Renzi (Italia Viva), Carlo Calenda (Azione), Emma Bonino (Più Europa), hanno mostrato quanto valgono elettoralmente. Possono sperare di prendere voti, solo se prendono la via del sacerdozio o del convento.

Dunque, il PD. Il segretario Nicola Zingaretti evoca, come un mantra, “l’unità”, guarda in particolare al M5S. Peccato che dove il PD sia stato sconfitto dove si è presentato unito (Liguria); dove “l’unità” non si è realizzata (Campania, Puglia, Toscana), ha vinto. Forse Zingaretti (e il fidato consigliere Goffredo Bettini), dovrebbero aggiornare il “lessico”: più che “unità”, “unione” (e non è un giochetto lessicale, sono due concetti politici diversi e opposti). Le risposte, si diceva. Ad alcune “semplici” domande. Quelle, per esempio, che pone Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti. Il suo è il linguaggio concreto di chi prende il toro per le corna. Racconta di un sondaggio condotto su un campione di piccole e medie imprese del turismo, del commercio e dei pubblici esercizi: oltre 90mila imprese stanno valutando la chiusura definitiva entro l’anno; più del 40 per cento intende ridurre il personale. De Luise ricorda i recenti dati Istat: “Dall’inizio del lockdown a luglio sono scomparsi 117mila lavoratori autonomi. Prima del Covid gli italiani mangiavano spesso fuori, spendendo circa 80 miliardi in un anno. Il 64% degli italiani consuma, con diversa intensità, la colazione fuori casa: 5,8 milioni almeno tre o quattro volte alla settimana, mentre per 5 milioni è un rito quotidiano. Ora questa spesa è crollata. È con questa realtà che i piccoli esercenti devono fare i conti”.

La pratica del tele-lavoro che assurdamente viene chiamato smart working, “offre” un volto per nulla confortante: “Interi quartieri che vivevano di turismo e business si sono svuotati. A farne le spese sono bar, ristoranti, tavole calde, bed & breakfast, il settore immobiliare. Si rischia il degrado di aree urbane che prima della pandemia erano molto vitali…”. C’è poi una questione che sembra scomparsa dalle agende politiche: la Giustizia. Era la giusta “ossessione” di Marco Pannella e Leonardo Sciascia. Due economisti da sempre abituati a ragionare su cose concrete, Carlo Cottarelli e Angelo De Mattia, ci ricordano che “un Paese dove il sistema giudiziario è inefficiente è un Paese in cui non c’è certezza del diritto; e dove non c’è certezza del diritto l’economia e la società funzionano male. Il problema della lentezza della giustizia esiste per tutte le sue componenti: amministrativa, penale, civile. Conclusione: “Ridurre i tempi della giustizia, insieme alla semplificazione burocratica, è la più importante riforma che la nostra economia deve affrontare per rilanciarsi. Ristabilire la certezza del diritto è essenziale per raggiungere una nuova e migliore normalità”.

La giustizia efficiente, vale la pena di ricordarlo, è una delle condizioni che l’Europa pone per l’erogazione delle risorse del Recovery Plan. Queste sono le domande: Zingaretti e il PD se le pongono? Quali le risposte? Non i buoni propositi, il “bisogna” recitato quotidianamente dagli schermi televisivi e nelle interviste. Piuttosto, progetti concreti, una dettagliata road map di quello che si fa, e si programma di fare.

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