Scuola. A poche ore dall’avvio, Flc Cgil, Cisl e Uil scuola segnalano preoccupazioni e incertezze. Sotto accusa i ritardi del governo

Scuola. A poche ore dall’avvio, Flc Cgil, Cisl e Uil scuola segnalano preoccupazioni e incertezze. Sotto accusa i ritardi del governo

Ancora fervono i preparativi a meno di 24 ore dal suono della campanella, anche se in Trentino è suonata il 7 settembre scorso e in diverse regioni suonerà il 24 settembre. Campanella che determina il rientro, per così dire, ufficiale a scuola dopo 6 mesi, tra lockdown e vacanze estive, di chiusura, di oltre 8 milioni di studenti, che torneranno a sedersi al banco, anzi al ‘monobanco’, date le necessità dettate dalle norme anticontagio. E a poche ore dall’inizio i sindacati esprimono preoccupazioni ed incertezze sulla gestione della ‘Istituzione Scuola’ in questo anno così particolare.

Incertezza e preoccupazione vengono espressi da Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil che mette in evidenza come proprio i sindacati già ad aprile “avevano anticipato le diverse difficoltà della scuola dal reperimento degli spazi al’adeguamento dell’organico. Abbiamo più volte denunciato i ritardi del governo evidenziando la priorità della scuola”. “Purtroppo oggi a un giorno dalla riapertura – evidenzia ancora Sinopoli – non possiamo che confermare le nostre preoccupazioni. Ed è necessario sottolineare che nessuno si è tirato indietro a partire dai dirigenti scolastici, docenti e personale Ata, hanno tutti lavorato in maniera costante, in mezzo a tante e tante difficoltà perché la scuola riaprisse in presenza e in sicurezza”. “E’ in questi momenti così complicati che bisogna fare sistema tra governo, regioni, enti locali per fare di più. E’ il momento di non spegnare i riflettori sulla scuola ma di accenderli e tenerli puntati affinché, attraverso il recovery fund, vi sia un investimento, che diventi stabile e che sia consistente, – conclude Sinopoli – perché solo cambiando le politiche e restituendo alla scuola la dignità che merita a partire da chi vi lavora, guardando alle necessità e alle aspettative degli studenti e delle studentesse si può cambiarla radicalmente. Ed è anche per questo che il prossimo 26 settembre saremo tutti in piazza per la manifestazione ‘Priorità alla SCUOLA'”.

Di “inizio a scarto ridotto” parla Pino Turi, segretario generale della Uil scuola, sottolineando che “unica certezza la mancanza di docenti e personale Ata, al di là dei banchi. La scuola senza persone non può funzionare. Da tempo come sindacato stiamo lavorando affinché la scuola riapra in sicurezza e in presenza, ma c’è ancora tanta confusione e tanto da fare: tempi indefiniti per le assunzioni di 250mila precari, graduatorie innovative che tanto innovative non sono, considerati i problemi provocati dal nuovo sistema digitale. Problemi che possono portare a lunghi contenziosi e a rallentare un percorso già in salita. Alla scuola serve un organico stabile non precario”. “Preoccupano anche le miriadi di norme, normette, linee guida, ordinanze di sindaci o presidenti di regione, talvolta contraddittorie tra loro. La scuola vive e andrà avanti giorno per giorno, in mezzo alle difficoltà – continua Turi – Ciò che serve e che chiediamo sono condizioni certe per poter risolvere i problemi: servono certezze per chi lavora nella scuola, serve tranquillità per gli alunni e per le famiglie. Certezze e tranquillità che vengono dalla sicurezza delle mascherine, del gel e di una sicura organizzazione, che però sembra non esserci. La scuola nei mesi di lockdown ha dimostrato di saper fare, avviando da subito la Dad: le forze di questo Paese si vedono nell’emergenza, l’Italia nell’emergenza funziona, le persone si rimboccano le maniche e lavorano, – chiosa Turi – poi però manca la parte politica, manca quella programmazione che la politica non è stata in grado di mettere in atto”.

Preoccupazioni e poche certezze sì, ma non deve mancare una certa positività. “La riapertura della scuola è la riapertura al futuro. – afferma Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl scuola – Per noi sindacati che guardiamo sempre al bene della comunità, riaprire le scuole significa riavere l’opportunità di confrontarsi, di dialogare, di incontrare colleghi, e di riprendere quelle relazioni che si sono interrotte e che abbiamo comunque cercato di mantenere con la capillare presenza in ogni scuola dei nostri rappresentanti”. “Confermo le grandi criticità che la scuola vive da molto tempo alle quali quest’anno si sono aggiunte le problematiche pandemiche – sottolinea Gissi – In un anno così delicato è mancata la lungimiranza politica, in quanto nelle condizioni di grave emergenza serviva un’azione di governo preventiva e immediata. Non si tratta solo di ritardi ma di blocchi ideologici che hanno messo la scuola al quarto, quinto posto nell’elenco delle priorità. Gli interventi strutturali urgenti dovevano rientrare tra le primissime programmazioni nelle scuole, invece si stanno ancora costruendo padiglioni esterni, e prefabbricati che saranno consegnati sicuramente dopo il suono della campanella”. “La responsabilità di tutto questo ora ricade sulla singola istituzione scolastica mentre è chiaro che non dipende dalle decisioni dei dirigenti o dalle fragilità del personale, – chiosa Gissi – ma da una errata programmazione di interventi normativi ed economici ad opera del governo”.

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