Coronavirus. 21 settembre. 1350 nuovi casi e 17 decessi, 232 in intensiva. Studio americano:il Coronavirus si diffonde per via aerea

Coronavirus. 21 settembre. 1350 nuovi casi e 17 decessi, 232 in intensiva. Studio americano:il Coronavirus si diffonde per via aerea

Sono 1350 i nuovi casi di coronavirus in Italia. Lo rende noto il quotidiano bollettino pubblicato dal ministero della Salute. I morti sono 17, arrivando a 35.724 dall’inizio della pandemia. Sono 2.475 i pazienti ricoverati con sintomi, 232 in terapia intensiva, 42.372 in isolamento domiciliare. 55.862 i tamponi fatti oggi. La regione con il maggior numero di casi è la Campania (243), seguita da Lazio (198) e Emilia Romagna (116). La Basilicata ha registrato un solo caso nuovo, due la Valle d’Aosta. La Regione Abruzzo comunica che l’aggiornamento riportato fa riferimento a 3 giorni (sabato, domenica e lunedì). La Regione Sicilia comunica che dei 75 nuovi casi positivi di oggi, 21 sono ospiti della comunità “Biagio Conte” di Palermo.

La situazione nel mondo

Sono più di 31 milioni i casi di coronavirus nel mondo. I nuovi dati della Johns Hopkins University parlano di 31.028.757 contagi. A livello globale sono 960.698 le vittime a causa della pandemia di Covid-19. Crescono le preoccupazioni in tutto il mondo per l’aumento dei casi di Covid-19, che potrebbero presto spingere diversi Paesi a imporre nuove restrizioni agli spostamenti e alle attività produttive. Negli Stati Uniti, intanto, ci si avvicina alla soglia dei 200.000 morti: secondo i dati della Johns Hopkins University, nel Paese si registrano finora 199.517 morti su 6.812.470 casi. Dopo gli Usa, i Paesi più colpiti quanto a decessi sono il Brasile (136.895), l’India (87.882), il Messico (73.493) e il Regno Unito (41.866). In Israele 187.902 persone hanno contratto il Covid-19 da inizio pandemia.

Studio americano: il nuovo Coronavirus si diffonde per via aerea

Mentre il mondo è alle prese con un rimbalzo di casi di Covid-19 che fa temere una seconda ondata, dagli Stati Uniti arriva una notizia poco incoraggiante: il nuovo Coronavirus si diffonde per via aerea, che sarebbe il principale canale di trasmissione, destinato a far crescere velocemente il numero di contagi globali. A lanciare l’allarme sono i Centri americani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) al termine di studi su vasta scala, le cui conclusioni sono rilanciate dai principali media Usa e saranno introdotte nelle nuove linee guida della sanità pubblica Oltreoceano. “Queste particelle possono essere inalate attraverso il naso, la bocca, le vie aeree e i polmoni e causare un’infezione. Si ritiene che questo sia il modo principale in cui il virus si diffonde”, sottolinea il comunicato diffuso dai Cdc. Concretamente significa che per ammalarsi basta trovarsi in uno spazio chiuso o affollato e inalare le particelle (goccioline) che una persona infetta produce quando tossisce, starnutisce, canta o parla. Una situazione ovviamente molto frequente, per tutti, quando ci si trova sul posto di lavoro, nei ristoranti e locali, nelle palestre: una probabilità di contagio che aumenta di 20 volte nei luoghi chiusi – secondo i Cdc – specialmente laddove il sistema di ventilazione non è ottimale. “Il virus resta nell’aria per due ore in condizioni ottimali, ma per pochi minuti in situazioni normali” ha dichiarato il virologo dell’università di Padova, Giorgio Palù, commentando quanto emerso nell’ultimo – allarmante – studio dei Centri americani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc). “Si tratta di una ricerca che misura l’infettività del virus”, spiega il virologo, confermando le conclusioni della ricerca secondo cui la probabilità di contagio aumenta di 20 volte nei luoghi chiusi, specialmente laddove il sistema di ventilazione non è ottimale. “In assenza di radiazione ultravioletta, al buio, in presenza di umidità e con parametri controllati, il virus resta nell’aria per circa due ore”. “In estate, i raggi del sole nell’emisfero boreale hanno un’incidenza quasi perpendicolare al suolo terrestre, con una forte energia e un importante effetto virucida. Queste condizioni fanno sì che il Coronavirus resti nell’aria per pochi minuti”. Ecco perché l’inverno è particolarmente ospitale per il Coronavirus: “Con l’aria fredda e secca le particelle si polverizzano e si trasmettono più efficacemente nell’aria”, osserva Palù. Il virologo concorda con lo studio dei Cdc americani sul fatto che la via di trasmissione aerea è quella principale: “Ci possiamo contagiare anche con le mani sporche, ma questo avviene perché abbiamo toccato un oggetto su cui si sono depositate le particelle infette. Quindi alla base c’è sempre un passaggio aereo”. Quali sono allora le misure da mettere in atto per contrastare l’inverno? “Prima di tutto è preferibile utilizzare condizionatori a doppia mandata e non quelli con gli split esterni. Importante è poi il ricircolo d’aria: le finestre andrebbero aperte sei volte all’ora per 5 minuti, come insegnano i cinesi”. Infine, “bisogna sempre indossare la mascherina. Se tutti la utilizziamo (e lo facciamo bene) la garanzia di protezione sale al 90%”, conclude Palù.

La denuncia del cardinal Bassetti (presidenti CEI), “non sono mancati abusi e derive individualistiche 

Il presidente dei vescovi apre il Consiglio permanente. In piena pandemia “non sono mancati abusi e derive individualistiche, rivelatrici probabilmente di quella che già prima era la qualità di determinate relazioni comunitarie” ha denunciato il presidente della Cei, cardinal Gualtiero Bassetti, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente che andrà avanti sino a mercoledì.  “Con questi limiti, – ha detto il porporato- anche le forme virtuali – che vanno necessariamente confinate al tempo dell’emergenza – hanno permesso a tanti di continuare a sperimentare un senso di appartenenza ecclesiale e, in senso più ampio, di sentirsi comunità”. Bassetti ha quindi passato in rassegna immagini drammatiche della pandemia: “le bare anonime, caricate su camion militari. Le restrizioni della libertà, le attività sospese, i tradizionali luoghi di incontro deserti”. Sino all’immagine della veglia di preghiera del papa in una piazza San Pietro deserta: “Un Uomo affaticato e solo che sale la china sotto la pioggia e poi benedice una Piazza vuota in cui l’umanità intera significativamente si è riconosciuta presente”. Il capo dei vescovi ha quindi ricordato la “testimonianza solidale offerta dalle chiese. Diocesi, parrocchie, comunità religiose, sacerdoti e laici sul territorio si sono fatti carico di vecchi e nuovi bisogni, a partire da chi si è ritrovato senza lavoro e alle prese con gravi difficoltà economiche, esposto a un’incertezza lacerante”.  Le chiese, ha detto Bassetti dando voce alla preoccupazione per il mondo della scuola, “hanno messo a disposizione un numero incredibile di strutture, vuoi per l’accoglienza di medici e infermieri, piuttosto che di persone senza fissa dimora, vuoi per spazi e ambienti ora destinati all’attività scolastica pubblica; attività – quella didattica ed educativa – che rimane tra le più colpite dalle conseguenze della crisi”.

 

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