Scuola. Il virologo Crisanti: “stanno sbagliando tutto”. La ministra Azzolina: “tutti collaborino per evitare nuove chiusure”. Sindacati sul piede di guerra. Ceffoni dei presidi ad Arcuri

Scuola. Il virologo Crisanti: “stanno sbagliando tutto”. La ministra Azzolina: “tutti collaborino per evitare nuove chiusure”. Sindacati sul piede di guerra. Ceffoni dei presidi ad Arcuri

Con la ripresa delle scuole è vietato fallire. Lo ripetono e se lo ripetono ogni giorno i ministri della Salute e dell’Istruzione mentre il tempo scorre veloce prima del primo settembre, quando i cancelli riapriranno per i recuperi e soprattutto entro il 14, inizio ufficiale delle lezioni per tutti. Roberto Speranza e Lucia Azzolina chiedono collaborazione. “Non possiamo sbagliare e ogni provvedimento, ogni sacrificio chiesto è fatto pensando alla riapertura delle scuole che segnerà la vera fine del lockdown”, dice il titolare della Salute. Si rivolge soprattutto ai giovani, stando attento a non criminalizzarli troppo in queste ultime settimane di vacanza segnate dalla chiusura delle discoteche: “Aiutateci a tenere sotto controllo il contagio. Non c’è un finale già scritto in questa partita, dipende dai nostri comportamenti e tutti, a cominciare dai ragazzi, dobbiamo esserne consapevoli”. L’intenzione, insiste, non è chiudere i più giovani in casa, ma consentire loro di divertirsi rispettando le uniche tre regole rimaste: mascherine usate correttamente anche all’aperto, distanziamento di almeno un metro per interrompere la catena dei contagi e igiene delle mani. Per il microbiologo Andrea Crisanti ciò che va fatto per far ripartire in sicurezza la scuola “è impedire che entrino gli infetti, perché se una persona infetta dovesse entrare non penso che le misure adottate possano impedire che la scuola diventi un moltiplicatore di infezione”. Lo scienziato, ordinario di microbiologia all’Universita’ di Padova ha aggiunto: “sulla scuola  ho una visione leggermente diversa dalla via che si è seguita, perché penso che la soluzione trovata privilegia fondamentalmente la sollevazione di responsabilità da parte dei presidi e non è una misura che avrà un impatto importante sulla trasmissione del virus”. “Sulla scuola – ha osservato Crisanti – ci sono tre livelli: dobbiamo impedire che le persone che lavorano nella scuola si infettino, dobbiamo fare in modo che la scuola non diventi un focolaio o un moltiplicatore di infezione e dobbiamo proteggere i presidi dalla responsabilità”. “Possiamo tenere i bambini o gli adolescenti con la mascherina o mettere i banchi con le rotelle – ha concluso – , ma quando escono da scuola fanno quello che gli pare”. Anche la ministra Lucia Azzolina parla ai ragazzi. Riaprire le scuole è, assicura, una “priorità assoluta” del governo di tutto il Paese. Ma per non correre il rischio di dover chiudere di nuovo e vanificare i sacrifici fatti finora, serve la “collaborazione di tutti”. Il Comitato tecnico scientifico si riunisce il 19 agosto per stabilire (anche) cosa fare in caso di contagio tra i banchi. Gli esperti non indicano una soglia da non superare per poter riprendere le lezioni in presenza, ma di certo “bisogna arrivare a ridosso della ripresa scolastica con il numero di casi più basso possibile”, avverte Franco Locatelli. La priorità resta quella di garantire il distanziamento all’interno degli istituti impiegando le mascherine “solo se necessario, in situazioni eccezionali e per brevi periodi”: “Lo sforzo, soprattutto da parte del ministero dell’Istruzione, dev’essere quello di identificare tutte le soluzioni percorribili in modo da non scaricare le responsabilità sui presidi”, assicura lo scienziato.

I dirigenti scolastici, però, sono sempre più preoccupati e chiedono di de-responsabilizzare i presidi in caso di contagio. Poi, e a gran voce, pretendono un calendario di consegna dei banchi monoposto. Serve “con urgenza”, insiste il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, presentando il vademecum per l’avvio dell’anno scolastico 2020/21: “Non è possibile che i dirigenti lo vengano a sapere all’ultimo momento, l’organizzazione richiede tempo”. Nel vademecum si suggerisce, tra l’altro, di individuare uno spazio o un locale interno per accogliere gli eventuali casi sintomatici o sospetti. La mascherina, tuona, non può bastare: “È impensabile che sia l’unica arma di difesa dal contagio, perché sappiamo benissimo quanto sia faticoso – per gli alunni e per il personale – indossarla per ore”. La preoccupazione per la riapertura, per Giannelli, è fisiologica, è un “sentimento sano”. Più grave, però, è non conoscere ancora le contromisure: “Non avere un piano sicuro per far fronte alle difficoltà in emergenza è da incoscienti”. Sui banchi il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri non incassa l’accusa. Saranno consegnati, insiste, a partire dai primi giorni di settembre e fino a ottobre a chi ne ha fatto richiesta. La distribuzione avverrà, fa sapere, “secondo una programmazione nazionale e una tempistica che terrà conto delle effettive priorità scolastiche e sanitarie dei vari territori, garantendo il normale avvio dell’anno scolastico in piena sicurezza”. E bolla le affermazioni di Giannelli come “destituite di ogni fondamento”. Undici contratti di affidamento a imprese e raggruppamenti di imprese saranno in grado di superare complessivamente “l’intero fabbisogno richiesto dai dirigenti scolastici italiani: 2.013.656 banchi tradizionali e di 435.118 sedute innovative”. Per i tempi in cui è stato raggiunto, commenta, è un risultato “eccezionale”.

Cisl: il tempo scorre e i problemi restano irrisolti. Uil, “sull’orlo di un burrone”

“L’incertezza sul futuro dell’apertura della scuola vola sulle ali del vedremo, valuteremo, decideremo. Siamo a meno 27 giorni dalla ripartenza, anzi a meno 20 per la scuola dell’infanzia della Lombardia, e ancora non sappiamo se ci sarà un cancello aperto. Mancava un consistente piano d’azione e lo sapevamo un po’ tutti. Purtroppo non c’è neppure un piano B. In compenso siamo al sesto o settimo monitoraggio e in ogni rilevazione si sollecita attenzione e gestione oculata delle risorse perché la Corte dei Conti e il MEF sono in agguato” afferma Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola, in un comunicato. “I numeri degli investimenti scanditi in ogni intervista – sostiene – sbandierando sempre la cifra più alta per colpire la pubblica opinione, sono in realtà del tutto insufficienti. I fondi ripartiti fra gli Uffici Regionali col decreto interministeriale del 10 agosto, poco meno di 1 miliardo di euro, non garantiscono enormi margini di intervento”. La CISL Scuola, si legge nella nota, “ha tentato qualche simulazione sull’uso delle risorse distribuite agli Uffici Scolastici. Come è noto, alle regioni non è stato assegnato un numero precisamente individuato di posti, ma fondi che saranno gli stessi uffici a utilizzare in base al fabbisogno. Nella simulazione condotta, assumendo a riferimento i costi pro-capite indicati nello stesso decreto interministeriale, qualora le si utilizzasse per assumere 10.000 collaboratori scolastici (che su 8.200 istituzioni scolastiche equivalgono in media a 1,2 posti in più per ogni istituto), con quelle residue si potrebbero reclutare meno di 31.000 insegnanti, limitandosi oltretutto a quelli appartenenti al profilo con retribuzione minore (infanzia e primaria). Da distribuire fra oltre 170.000 sezioni e classi”.  “C’è da augurarsi – commenta la segretaria generale CISL Scuola – che si chiarisca quanto prima quali e quante ulteriori risorse aggiuntive potranno arrivare dal decreto agosto, le scuole devono sapere per tempo di quali margini operativi potranno disporre”. “A completare un quadro di notevole incertezza sulle condizioni in cui potranno riprendere le attività scolastiche – prosegue il sindacato – c’è anche la questione delle graduatorie per le supplenze, 750.000 domande da verificare, tutt’altro che scontato che lo si riesca a fare senza problemi con così poco tempo a disposizione. In un contesto del genere i dirigenti scolastici rischiano seriamente di essere le vittime sacrificali di una gestione che si sta rivelando sempre più inadeguata rispetto alla quantità e alla complessità dei problemi da affrontare e risolvere”. “Abbiamo chiesto alla Ministra un incontro urgente per conoscere in modo più esauriente e approfondito i dati dei monitoraggi e le richieste delle scuole – conclude Maddalena Gissi -, ma non abbiamo ancora avuto alcuna risposta. Serve il massimo coinvolgimento su una partita così complessa e difficile, la ripresa delle attività scolastiche in presenza non può essere gestita come una realtà a sé stante e nel chiuso delle stanze ministeriali”.

 “La situazione è sull’orlo del burrone, si sa, e non si capisce perché nessuno intervenga. C’è stato un appello di Fioramonti e con altri 15 deputati, ma è rimasto inascoltato. Il presidente del Consiglio risponda. E’ necessaria una norma di legge che possa far avviare l’anno scolastico in sicurezza. Un avvio molto difficile perché in questo momento tutto ricade solo sulle scuole sia il funzionamento che i rischi sanitari” ha affermato Pino Turi, segretario generale Uil scuola. “Lo abbiamo detto e ridetto che servono assunzioni di personale scolastico stabile, – sottolinea ancora TURI – che servono presidi sanitari in ogni istituto e che è necessaria una riduzione degli studenti in classe: nulla di tutto ciò è stato affrontato e risolto. Ci sono i soldi del Mes, usiamoli, non c’è tempo per attendere le risorse del Recovery fund, è troppo in là nel tempo. L’anno scolastico apre domani e gli interventi sono urgentissimi”. “Ci aspettavamo che la ministra, che ha firmato con noi un accordo, – ricorda e sottolinea TURI – ci chiamasse per affrontare anche la questione dei cosiddetti soggetti fragili e così non è stato. E’ necessario fare presto”.

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