Giorgio Goggi e Roberto Biscardini. Una speranza, ma seria, per il ponte sullo Stretto di Messina

Giorgio Goggi e Roberto Biscardini. Una speranza, ma seria, per il ponte sullo Stretto di Messina

Finalmente si ritorna a parlare del collegamento tra Sicilia e Calabria sullo Stretto di Messina. E ciò è sicuramente un bene, perché questo collegamento serve al paese, ma serve soprattutto per lo sviluppo e il benessere delle comunità locali, sulle due sponde. Tuttavia, prima dell’intervento di Giuseppe Conte, sembrava che il dibattito fosse circoscritto alla resurrezione del ponte sullo Stretto, mostrando l’immagine del ponte a campata unica da 3.300 metri della Società Stretto, come se quarant’anni fossero passati invano. L’idea del grande “gesto” di collegare le due sponde con il ponte più lungo del mondo, quello che nessuno aveva mai realizzato, aveva sedotto quasi tutti e sembrava dovesse continuare a sedurre senza valutare alternative più credibili. Adesso il dibattito si è allargato, e la politica sembra obbligata a metterci il naso con maggiore cognizione di causa.

Prendendo atto in primis che un ponte di quella luce non si sarebbe mai potuto realizzare e con ciò confermando come la notizia dei mesi scorsi che pronosticava la rinascita del progetto del Ponte fosse ancora una volta l’ennesimo specchietto delle allodole per non farne nulla. Il ponte ferroviario e stradale più lungo finora realizzato nel mondo è di 1.408 metri, nemmeno la metà di quello previsto per lo Stretto, e studi sia tecnici sia teorici sostengono che non sia possibile andare molto oltre (come peraltro avevano pronosticato alcuni grandi strutturisti italiani). Per i ponti solo stradali finora sono stati raggiunti solo i 1.991 metri dell’Akashi Kaikyō in Giappone. E nessuno dice con chiarezza che la Società Stretto di Messina è stata da tempo liquidata, per il fatto che, dopo anni di studi, presentò un progetto definitivo che il CIPE non poté approvare. Quindi ad oggi non solo non esiste un progetto esecutivo ma nemmeno il definitivo. Non a caso, in mancanza di un progetto valido, fin dal 2013 (legge 147/2103 comma 81) e poi ancora nell’Allegato Infrastrutture del DEF 2017 e 2018 si parla di nuovo “Progetto di fattibilità” da elaborare.

Nel frattempo il mito del “ponte dei record” ha oscurato alcuni aspetti della realtà, danneggiando le attese di tanti e l’economia di tutta l’area. Mentre ci sono e c’erano da tempo alternative che non si è voluto valutare. Si sa che i fondali dello Stretto non sono tutti egualmente profondi, la cosiddetta “sella” ha fondali identici a quelli dello Yangtze, dove i cinesi hanno posato piloni su un fondo sabbioso analogo a quello dello Stretto, con una tecnologia innovativa replicabile anche da noi. Quindi se si sceglie la via del ponte non c’è alcun bisogno di realizzarlo con una campata unica. È possibile realizzare un collegamento con un ponte a più campate (la cosa era nota da tempo, da almeno trent’anni), oppure con un tunnel in alveo (già studiato e proposto dall’ENI nel 1992), o con un tunnel subalveo, come quello della Manica lungo 53 chilometri, sempre sfruttando tecnologie già sperimentate o già studiate in dettaglio.

Il secondo aspetto è che il collegamento stabile non deve servire solo ai traffici di lunga distanza, ma soprattutto agli spostamenti urbani di quella vasta regione costituita in Sicilia dall’area di Messina e dagli insediamenti costieri fino a Catania (sul lato ionico) e fino a Patti (sul lato tirrenico); in Calabria da Melito di Porto Salvo, a Reggio fino a Rosarno. Quello che occorre perseguire non è quindi il mero collegamento tra continente e Sicilia, ma anche la connessione urbanistica degli insediamenti che consenta la nascita della Città dello Stretto, una città da 500.000 abitanti e inserita in un’area urbana di oltre un milione di persone, un polo con grandi potenzialità di sviluppo.

Questo impone il cambiamento della configurazione dei tracciati stradali e ferroviari, che devono efficacemente servire entrambi i tipi di spostamento, diversamente da quelli del ponte a campata unica che privilegiavano solo quelli a lunga distanza e impediscono facili collegamenti di area urbana. Mettersi a lavorare seriamente per il collegamento sullo o sotto lo Stretto significa per prima cosa togliersi dalla testa il ponte dei record, altrimenti si sperpereranno altri miliardi, come quelli già dilapidati, ma passeranno invano molti altri anni senza mai risolvere il problema del collegamento in sede fissa.

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