Addio a Sergio Zavoli. Eccelso narratore del Novecento, maestro di giornalismo, uomo di sinistra, vicino al mondo del lavoro. Il nostro cordoglio

Addio a Sergio Zavoli. Eccelso narratore del Novecento, maestro di giornalismo, uomo di sinistra, vicino al mondo del lavoro. Il nostro cordoglio

Nato a Ravenna il 21 settembre 1923, Sergio Zavoli debutta a vent’anni sul periodico “Testa di Ponte”, del gruppo universitario fascista di Rimini. Dal 1947 lavora in Rai come giornalista radiofonico e negli anni ’60 avvia la sua carriera in televisione, divenendo anche autore e conduttore di diversi programmi di successo. Condirettore del telegiornale, direttore del Gr, nel 1980 diventa anche presidente della Rai, incarico mantenuto fino al 1986. Numerose le pubblicazioni, tra libri, come “Socialista di Dio”, saggi e trasmissioni televisive con titoli passati alla storia come “Viaggio intorno all’uomo”, “Viaggio nel sud”, “Nostra padrona televisione”, “TV7” e “La notte della Repubblica”, un’inchiesta storica realizzata in due anni, trasmessa tra il 1989 e il 1990, e che ricostruisce l’Italia negli anni di piombo. “Processo alla tappa”, dedicato alle tappe del Giro d’Italia, ha rivoluzionato il rapporto tra sport e tv, permettendo di vivere in modo nuovo l’evento agonistico, anche attraverso il coinvolgimento dei protagonisti e delle tecnologie. Entra in politica con i Democratici di Sinistra e, successivamente, è senatore per 17 anni, dal 2001 al 2018, in quanto viene riconfermato nel 2006, 2008 e 2013 con l’Ulivo e Partito Democratico. Nel 2009 diventa presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Laurea honoris causa all’Università Tor Vergata e diversi premi e riconoscimenti per un maestro della televisione, oltre che icona del giornalismo. Secondo Zavoli, la tv può “cambiare in meglio il mondo” se non si limita “solo a rappresentarlo”.

L’ultimo desiderio di Sergio Zavoli è di “essere riportato a Rimini e riposare accanto a Federico Fellini”. E’ quanto la famiglia del grande giornalista ha comunicato “con parole delicate e precise” al sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, che ha reso noto la volontà del suo cittadino onorario. Tanti anni fa, ricorda il sindaco, in un racconto, Zavoli aveva scritto che a Rimini un giorno sarebbe tornato “per stare, perché bisogna morire a casa, sentendo i rumori della tua strada, sapendo che da quella finestra entra odore di mare, contando le ore sui suoni e le luci che sono trascorse intorno a te dall’infanzia, quasi udendo le voci che stagnano nel bar, essendo vivo fino alla fine, insomma sino a quando non senti che queste cose ti lasciano amichevolmente morire”. “Lo aveva scritto tanti anni fa. E lo ha fatto – aggiunge il primo cittadino di Rimini – Ci ha chiesto di poter riposare per sempre accanto all’amico Federico. Per proseguire insieme il viaggio. Per ridere, scherzare. Per raccontare. Per dare suono comprensibile all’anima, anzi alle anime dei grandi e degli umili, dei potenti e degli indifesi, di chi aspetta solo che gli si dia voce uscendo per un giorno dall’anonimato. Tutti trattati allo stesso modo, con rigore e allo stesso tempo facendo prevalere la curiosità per l’essere umano e i suoi misteri, la sua impronta allo stesso unica e esemplare. Ma, prima di tutto, ascoltando”. Il Comune di Rimini, in accordo con le volontà della famiglia, “onorerà al meglio la memoria di Sergio Zavoli con iniziative che saranno comunicate successivamente”, annuncia poi Gnassi.

Mattarella: lascia testimonianza di grande insegnamento per informazione

“La scomparsa di Sergio Zavoli mi addolora. Desidero anzitutto esprimere i miei sentimenti di vicinanza e solidarietà ai familiari. Il giornalismo italiano perde uno dei suoi maestri. Il congedo di Zavoli – come lui stesso lo definiva – sarà occasione per ripensare la sua eredità, per ricordare l’originalità e la qualità dei suoi lavori più importanti, per trarre spunti e ispirazione dal suo stile, dalla sua etica professionale, dalla sua grande forza narrativa capace di andare in profondità e di cogliere l’umanità che sta dietro gli eventi e i protagonisti”. Lo dichiara in una nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Giornalista, scrittore, intellettuale di grande sensibilità, Zavoli è stato un pioniere dalla radio e una personalità tra le più rappresentative della televisione italiana – prosegue -. Il suo nome e il suo volto sono legati a programmi di successo e di valore, che resteranno nella memoria. La sua autorevolezza lo portò alla presidenza della Rai e, successivamente, da senatore, alla presidenza della Commissione di vigilanza sui servizi radiotelevisivi. Lascia una testimonianza di un grande insegnamento per tutto il mondo dell’informazione e per i giovani che si avviano a una professione così importante per le libertà democratiche e per la qualità della vita civile”.

Napolitano: grave perdita per il Paese e per me, autentico riformista

“La scomparsa di Sergio Zavoli rappresenta una grave perdita per il nostro paese e per me personalmente, gli ero legato da antica amicizia e forte consonanza di idee e di impegni. Ne ricordo con commozione la partecipazione alla Resistenza e la passione politica e civile di autentico riformista, che trovò coronamento nella attività parlamentare. Ne ricordo l’eccellente lavoro di una vita intera nella Rai, prima come poliedrico ed equilibrato giornalista di grande successo, poi come presidente dotato di saggezza e capacità innovativa. Ai famigliari, agli amici e a chi lo ha apprezzato e stimato vanno le mie sentite condoglianze” dichiara in una nota il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Landini, scompare un intellettuale poliedrico 

Con Sergio Zavoli scompare non solo un grande giornalista, ma un intellettuale poliedrico: scrittore e politico, autore di importanti reportage e programmi televisivi. Così, in una nota, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. “L’informazione e la televisione pubblica rappresentavano per lui strumenti essenziali per la crescita culturale e civile del Paese. Il suo lavoro – prosegue Landini in una nota – cercava di dare espressione alla vita reale e alla conoscenza dei fatti proprio per stimolare uno spirito critico e un risveglio delle coscienze a fronte di una società che tende a banalizzare i messaggi”. “Memoria e identità quali viatici per ripensare concretamente il domani del nostro Paese e dell’Europa. Non possiamo inoltre dimenticare – aggiunge il leader di corso d’Italia – la sua vicinanza più volte espressa al mondo del lavoro e il suo riconoscimento per il ruolo svolto dal sindacato e, in particolare, dalla Cgil”. “Alla famiglia di Sergio Zavoli va il mio profondo cordoglio e quello di tutta la Confederazione”, conclude il segretario generale della Cgil.

Analoga espressione di dolore e cordoglio esprimono la direzione e la redazione di Jobsnews.it. Addio Sergio, maestro e mentore di tutti noi.

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