Hong Kong. Centinaia di arresti per la nuova legge sulla sicurezza di Pechino. Lo scontro della Cina con gli Stati Uniti e il Regno Unito

Hong Kong. Centinaia di arresti per la nuova legge sulla sicurezza di Pechino. Lo scontro della Cina con gli Stati Uniti e il Regno Unito

Centinaia di persone sono state arrestate ad Hong Kong nel primo giorno in cui è entrata in vigore la controversa legge sulla sicurezza imposta dalla Cina. L’occasione per scendere in piazza, nonostante divieti e paure, è stato l’anniversario della liberazione dal colonialismo britannico. Un manifestante, accusato di aver ferito durante le proteste un poliziotto, è stato arrestato a bordo di un aereo con cui avrebbe raggiunto la Gran Bretagna. La comunità internazionale ha condannato la presa di posizione cinese, dall’Unione europea alla Gran Bretagna, Johnson ha parlato di “grave violazione”, fino agli Stati Uniti dove la preoccupazione è alta. “Hong Kong da libera era una delle città più stabili, prospere e dinamiche del mondo. Ora sarà solo un’altra città a guida comunista dove le persone saranno soggette ai capricci dell’elite del partito”, ha detto il segretario di Stato americano Mike Pompeo. Dalle dichiarazioni Washington è passata ai fatti: la Camera ha approvato sanzioni contro la Cina, colpendo in particolare le banche che fanno affari con specifici funzionari cinesi.

Ma la Cina reagisce, deplora e si oppone fermamente al passaggio della legge sull’autonomia di Hong Kong alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, che apre a sanzioni contro le banche che fanno affari con la Cina dopo l’approvazione e la promulgazione della legge sulla sicurezza nazionale nella città. I politici Usa “nascondono intenzioni malvagie”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, e “la bella vista da guardare” che reclamano, “se la possono tenere per loro”, ha proseguito, facendo riferimento a una frase della speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi, usata per definire le proteste pro-democrazia di Hong Kong.  La stessa Pelosi ha definito la nuova legge “un incredibile e brutale giro di vite” da parte di Pechino. Gli Stati Uniti, ha concluso Zhao, devono “interrompere l’avanzamento della legge, per non parlare della firma e dell’attuazione, altrimenti la Cina vi si opporrà risolutamente ed energicamente”.

Una presa di posizione particolarmente dura nei confronti della Cina e del nuovo regime di sicurezza imposto alla ex colonia britannica è giunta proprio dal Regno Unito. Il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha annunciato che Londra “studierà e passerà attentamente al vaglio” la nuova legge sulla sicurezza, per stabilire gli elementi in conflitto con la Dichiarazione congiunta tra Regno Unito e Cina, base della restituzione di Hong Kong avvenuta nel 1997. Johnson si è detto “profondamente preoccupato” dalla legislazione entrata in vigore nella regione speciale, pur precisando che Londra non intende assumere decisioni di politica estera o interna sulla base di irrazionali sentimenti “sinofobici”. Il premier è parso fare riferimento al tema spinoso della partecipazione del colosso cinese Huawei alla realizzazione della rete 5G britannica, reso ancora più pressante dalla recente decisione degli Usa di formalizzare l’azienda cinese come entità “di proprietà o alle dipendenze” delle Forze armate di Pechino. Da settimane Londra pare orientarsi verso una partecipazione circoscritta di Huawei nelle reti nazionali, ma lo scontro frontale sempre più aspro tra Washington e Pechino potrebbe costringere il Regno Unito ad una scelta di campo ancora più netta.

Intanto, il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, ha confermato che i titolari di passaporti britannici d’oltremare (Bno) a Hong Kong potranno trasferirsi nel paese per studiare e lavorare, e potranno successivamente richiederne la cittadinanza. Raab ha spiegato come l’introduzione della nuova legge cinese sulla sicurezza nazionale a Hong Kong sia una “chiara e serissima violazione della Dichiarazione congiunta sino-britannica” del 1984, e “un flagrante attacco nei confronti della libertà di parola e di protesta per i cittadini”. La nuova legislazione rischia anche di intaccare l’indipendenza del sistema giudiziario di Hong Kong, in quanto permette di creare un nuovo ufficio controllato da Pechino. L’ente “potrà intromettersi in modo diretto sulla responsabilità che le autorità di Hong Kong hanno nel mantenere l’ordine pubblico”, ha accusato il ministro. Raab ha poi denunciato le centinaia di arresti ai danni di manifestanti ieri, e le nuove restrizioni alle esternazioni di dissenso. Il ministro degli Esteri britannico ha promesso che il Regno Unito non si sottrarrà ai suoi obblighi storici e sosterrà i cittadini di Hong Kong. “E’ proprio perché consideriamo la Cina un partner internazionale che non volteremo la faccia dall’altra parte quando commette una violazione della legge di Hong Kong e dei nostri accordi”, ha affermato Raab. Centinaia di honkonesi si sarebbero già attivati da ieri per emigrare dall’ex colonia. La Cina, frattanto, ha annunciato l’intenzione di adottare “contromisure adeguate” in risposta ai piani di Londra per agevolare la concessione della cittadinanza agli abitanti della ex colonia.

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