Coronavirus. 24 luglio. 252 nuovi casi, 5 decessi (zero in Lombardia). Nuovi drammatici record nel mondo. L’analisi del’Iss

Coronavirus. 24 luglio. 252 nuovi casi, 5 decessi (zero in Lombardia). Nuovi drammatici record nel mondo. L’analisi del’Iss

In calo rispetto a ieri i nuovi casi di coronavirus. Oggi sono 252 mentre ieri l’incremento era stato di 306. In totale dall’inizio dell’emergenza sono state contagiate 245.590 persone. Diminuiscono i positivi che sono 103 in meno di ieri e portano il totale dei malati a 12.300. Sono invece 350 i guariti nelle ultime 24 ore. I dati sono forniti dal ministero della Salute. Sono 53.334 i tamponi eseguiti. Calano anche i morti con coronavirus che oggi sono 5, la metà dei decessi di ieri (10). Un dato quello delle vittime in 24 ore al minimo da febbraio, durante i primi giorni di emergenza. Passano da 49 di ieri a 46 i ricoverati in terapia intensiva mentre restano invariati (713) i ricoverati con sintomi. In Lombardia non si sono registrati morti per coronavirus nelle ultime 24 ore secondo l’ultimo bollettino della Regione. I posti occupati in terapia intensiva rimangono stabili a 17, mentre crescono i ricoverati meno gravi: sono cinque in più rispetto a ieri e portano il totale a 144. In un giorno sono invece 235 i guariti dal virus e i dimessi dagli ospedali.

La situazione nel mondo. Nuovi drammatici record

Sono 15.511.157 i casi di contagio da Coronavirus nel mondo, stando al bilancio aggiornato dal Resource Center della Johns Hopkins University. I morti da Covid-19 a livello globale sono stati 633.425. Gli Stati Uniti restano il paese più colpito, con 4.038.864 infezioni e 144.305 decessi. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati nel mondo 282.700 nuovi casi di coronavirus. Secondo la Johns Hopkins University, si tratta del più alto dato di aumenti giornalieri. Negli Stati Uniti, i contagi hanno superato i 4 milioni, con oltre 1.100 nuovi decessi segnalati in un solo giorno. È il terzo giorno consecutivo in cui il Paese più colpito dalla pandemia supera questo tragico traguardo, mentre Reuters evidenzia che la pandemia si sta intensificando negli stati del sud e dell’ovest del Paese. Anche per questo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annullato la Convention nazionale repubblicana di Jacksonville, in Florida, in programma a fine mese. Trump ha dichiarato che “non è il momento giusto” per una grande convention ma che terrà comunque “un discorso per accettare la nomination, ma in una forma diversa”. L’America Latina ha superato i 176 mila morti per la pandemia del coronavirus, quasi la metà dei quali (84.082) si concentrano in Brasile, il primo Paese della regione e il secondo nel mondo dopo gli Stati Uniti per numero di contagi e vittime per Covid-19. Segue per numero di vittime nell’area il Messico, con 41.908 decessi confermati per la pandemia.

Il viceministro alla Salute Sileri: virus ancora in circolazione non abbassare la guardia

“Il virus continua a circolare, non dobbiamo abbassare la guardia. Serve una strategia comunitaria. E’ vero che siamo preoccupati da paesi come il Brasile o il Bangladesh ma attenzione: ogni paese europeo può avere una recrudescenza. Purtroppo contagio zero non potremo mai averlo finché il virus circola, finché non avremo un vaccino o l’immunità di gregge, o magari il virus muta. Io lo spero ma al momento non mi sembra stia mutando. Quello che vedo è che il virus circola poco grazie la lavoro che abbiamo fatto. Noi dobbiamo combattere i focolai: individuarli, poi fare i tamponi e quarantenare i positivi e gli stretti contatti” afferma Pierpaolo Sileri, viceministro alla Salute, a Rai Radio1 all’interno nel programma In Vivavoce. “La mascherina – ha aggiunto il viceministro – oggi dobbiamo averla nel taschino, come gli occhiali. Deve essere un uso e costume di ognuno di noi. La situazione può modificarsi. C’è il problema delle isole e della movida a Roma e a Milano. Serve buon senso: la mascherina te la metti se c’è meno di un metro di distanza. Anche all’aperto”.

L’analisi settimanale dell’Istituto superiore della sanità

Complessivamente il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 in Italia rimane a bassa criticità con una incidenza cumulativa negli ultimi 14 giorni (periodo 6/7-19/7) di 4.6 per 100 000 abitanti (stabile rispetto al periodo 29/6-5/7). E’ quanto emerge da un’analisi realizzata da ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità sui dati relativi al periodo 13-19 luglio 2020, successivo alla terza fase di riapertura avvenuta il 3 giugno 2020. Per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al patogeno e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione 2-3 settimane prima, ovvero prevalentemente a fine giugno-inizio luglio. Alcuni dei casi identificati tramite screening, tuttavia, potrebbero aver contratto l’infezione in periodi antecedenti. A livello nazionale, si osserva una leggera diminuzione nel numero di nuovi casi diagnosticati e notificati al sistema integrato di sorveglianza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rispetto alla settimana di monitoraggio precedente, con Rt nazionale pari a 0,95, sebbene sia maggiore a 1 nel suo intervallo di confidenza maggiore. Questo indica che la trasmissione nel nostro paese è stata sostanzialmente stazionaria nelle scorse settimane. L’età mediana dei casi diagnosticati nell’ultima settimana è ormai intorno ai 40 anni; questo è in parte dovuto alle caratteristiche dei focolai che vedono un sempre minor coinvolgimento di persone anziane e in parte all’identificazione di casi asintomatici tramite screening in fasce di età più basse. Questo comporta un rischio più basso nel breve periodo di un possibile sovraccarico dei servizi sanitari. Il numero di nuovi casi di infezione rimane nel complesso contenuto. Questo avviene grazie alle attività di testing-tracking-tracing che permettono di interrompere potenziali catene di trasmissione sul nascere. La riduzione nei tempi tra l’inizio dei sintomi e la diagnosi/isolamento permette una più tempestiva identificazione ed assistenza clinica delle persone che contraggono l’infezione. Non sorprende pertanto osservare un numero ridotto di casi che richiedono ospedalizzazione in quanto, per le caratteristiche della malattia COVID-19, solo una piccola proporzione del totale delle persone che contraggono il virus SARS-CoV-2 sviluppano quadri clinici più gravi.

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