Confindustria, Bonomi. Nuova provocazione da destra contro politica, sindacati e contratti nazionali. Fuoco di sbarramento da Landini, Gualtieri, Fratoianni, Scotto, Fornaro

Confindustria, Bonomi. Nuova provocazione da destra contro politica, sindacati e contratti nazionali. Fuoco di sbarramento da Landini, Gualtieri, Fratoianni, Scotto, Fornaro

La politica ha zero strategia sul futuro dell’Italia e pensa di affrontare i problemi del Paese pensando solo al dividendo elettorale. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, va all’attacco, della politica e del sindacato, e lancia l’allarme sul rischio di perdere “fino a un milione di posti di lavoro”. Il nuovo capo degli industriali italiani scende nuovamente in campo, e non è certo la prima volta, per richiamare l’attenzione della politica, chiarendo che il suo richiamo non è rivolto solamente al governo. “Questa politica rischia di fare più danni del Covid”: è l’avvertimento lanciato dal presidente di Confindustria in un’intervista a Repubblica, facendo di tutta l’erba un fascio, e con un piglio che pare francamente un tantino eversivo. “Non voglio passare come una Cassandra ma la narrazione secondo cui una volta passata la pandemia tutto tornerà come prima è una falsità bella e buona”, ha aggiunto, “la realtà è un’altra. Io non sto cercando la polemica, non sono contro a priori. Sto cercando di mettere tutti davanti alla realtà: gli imprenditori sono fortemente preoccupati. In autunno molte imprese non riapriranno, altre dovranno ridimensionarsi”. Per Bonomi “ha detto molto bene il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, bisogna puntare sulla crescita: sono venticinque anni che il nostro Paese perde produttività, allontanandosi sempre più dai concorrenti. E la crescita dipende anche da dove si allocano le risorse: da decenni si aumenta la spesa corrente (il dividendo elettorale) a scapito degli investimenti nelle infrastrutture, nella sanità, nell’innovazione e nella ricerca, nelle politiche per la sostenibilità ambientale e sociale, nelle politiche attive per il lavoro anziché annegarle nel reddito di cittadinanza o nei navigator. A proposito qualcuno sa dove sono andati a finire? Non si fa così, è uno spreco di risorse inaccettabile”.  La realtà non è esattamente questa. Possiamo ad esempio chiedere al nuovo presidente di Confindustria, per il quale pare che tutto abbia avuto inizio oggi con la pandemia, che fine ha fatto il regalo di 40 miliardi di euro di decontribuzione fiscale che le imprese hanno ricevuto fino al 2018 con il Jobs act di Renzi? Quanti lavoratori hanno assunto? Quanto hanno investito in produzione piuttosto che in finanza? La memoria fa spesso difetto a molti leader confindustriali.

Ma nell’intervista di Bonomi c’è da rilevare un altro passaggio molto curioso. Il neo leader degli industriali dice: “Questo è un Paese, con la politica in testa, che si sta appassionando a una discussione surreale: quando e come andare in ferie. Un Paese bloccato che discute sulle vacanze! Mi auguro che il Parlamento italiano non chiuda ad agosto, sarebbe davvero una delusione. Sia chiaro: Confindustria resterà aperta”. Ci fa piacere che la sua organizzazione resti aperta anche in estate. Vogliamo citare qui i dati forniti dal Conto Satellite del Turismo per il 2019. Solo il fatturato turistico internazionale tocca i 42 miliardi di euro (+7 per cento rispetto al 2017). Questo risultato ha diverse determinanti. Primo, il settimo anno consecutivo di crescita sostenuta dei mercati europei. Secondo, si registra un leggero aumento della permanenza media e della spesa pro-capite. Infine,  il dato più rilevante da segnalare nel 2019, è che, per il secondo anno consecutivo, la nostra fetta di torta è più grande non solo perché è cresciuta la torta, ma anche perché siamo riusciti a sottrarre qualche pezzo di torta ad altri concorrenti. Il Prodotto Interno Lordo generato dal Turismo (tra impatto diretto, indiretto e indotto) è stimato in 160 miliardi di euro (contro i 194 miliardi della Francia) e incide per il 10% sul Pil nazionale (contro il 15% della Spagna). Pensare alle vacanze, al turismo, non è pensare ad una soluzione economica della crisi?

Al richiamo ai contratti replica il segretario generale della Cgil, Landini: centrale il rinnovo dei contratti di lavoro 

Landini replica agli attacchi del presidente di Confindustria in un’intervista a La Stampa: centrale il rinnovo dei contratti di lavoro. “Un ‘contratto’ sociale è una necessità. Fatto col governo e tutte le parti, senza aspettare settembre”. “Agiamo su fisco, ammortizzatori, formazione e scuola” dice Landini, ma allo stato attuale è anche “centrale il rinnovo dei contratti di lavoro” perché “mentre aumentano le diseguaglianze e il rischio di rivolta sociale, un vaccino che servirebbe è per un lavoro stabile che si opponga alla precarietà”. “Bisogna rinnovare i contratti nazionali di lavoro, avviare una riforma degli ammortizzatori e una fiscale, quindi programmare rapidamente le azioni per investire i fondi europei”, chiede Landini, e occorre “ragionare sul prolungamento degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti, programmando poi gli investimenti, allungando le coperture per le imprese e rinviando la data dei licenziamenti”. Sul presidente di Confindustria Bonomi, secondo il quale serve una riduzione del contratto nazionale e più accordi di secondo livello, “è una ricetta vecchia di vent’anni. La realtà è che non si è esteso il secondo livello, sono fioriti i contratti pirata e sono state fatte leggi che derogano ai contratti nazionali”, sottolinea Landini. E a Bonomia ricorda il rispetto dei patti siglati con l’accordo sul protocollo relativo a Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro. Quanto al governatore di Bankitalia Ignazio Visco, “ha elencato le nostre debolezze” eppure “ci ha inviato un messaggio di speranza”. Per combattere le iniquità “partirei anch’io dal Fisco, dal sommerso”.

Con un tempismo da centrometrista, il primo a sollevare la polemica nei confronti di Bonomi è Arturo Scotto, della direzione nazionale di Articolo Uno. “La politica fa schifo anche quando ci regala lo sconto di 4 miliardi su Irap. Il Contratto collettivo nazionale va cancellato: troppo potere ai sindacati. Il programma è fatto, Confindustria vuole un nuovo assetto, più a destra. Chi non l’ha capito o è complice o è fesso” scrive su Twitter Arturo Scotto, coordinatore nazionale ed ex deputato di Articolo 1-Mdp. Il senatore di Liberi e uguali Francesco Laforgia commenta le dichiarazioni del presidente di Confindustria Carlo Bonomi ed afferma: “Bonomi immagina che la crisi si affronti barattando la crescita con i diritti. Pensare di aumentare la produttività attaccando il contratto collettivo nazionale e riducendo le tutele del lavoro”, continua il parlamentare in una nota, “è semplicemente una follia. Questo è un uso politico della crisi. Approfittare di questo momento drammatico per il Paese per far fare sacrifici sempre agli stessi, ai lavoratori, non è tollerabile”. L’esponente di Leu aggiunge: “Il governo reagisca con politiche di sviluppo, apra una stagione di investimenti pubblici su scuola, ricerca e ambiente e metta in campo la più grande battaglia contro le disuguaglianze della storia di questo Paese. Questa – conclude Laforgia – è l’unica risposta possibile a chi vuole riportare l’Italia nel passato”. Segue la posizione di Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sinistra Italiana. ”Usciremo migliori e diversi dai mesi terribili della pandemia? Non è affatto scontato. I sovranisti di casa nostra soffiano sul fuoco del disagio sociale per raccattare qualche voto in più ora che non possono agitare lo spauracchio dei migranti. Il nuovo capo degli industriali, non contento dei tanti, troppi regali avuti dalla politica negli ultimi anni, ne approfitta per lanciare una crociata contro i sindacati che difendono i diritti dei lavoratori, e contro la contrattazione collettiva. Probabilmente immagina che sia questa l’occasione giusta per rimettere indietro fino agli anni ’50 le lancette dei diritti”. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, ha definito “ingenerose” le critiche rivolte all’esecutivo dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi. “Una delle virtù necessarie quando si governa in questa fase è di avere un atteggiamento costruttivo”, ha proseguito l’esponente dell’esecutivo ospite a “Mezz’ora in piu'” su Rai3, “voglio guardare in positivo, in avanti, penso sia giusto concentrare le risorse per gli investimenti e per il futuro”. E infine, altro commento duro e al veleno contro il leader di Confindustria arriva da Federico Fornaro, capogruppo di LeU alla Camera. “Mentre il governatore della Banca D’Italia Visco con grande lungimiranza propone un nuovo contratto sociale, il nuovo presidente di Confindustria Bonomi, sta riproponendo temi e pregiudizi contro la politica e il Parlamento che non si sentivano più da anni dagli industriali italiani. Sbaglia di grosso chi pensa che la via d’uscita della crisi passi da un arretramento dei diritti e da una marginalizzazione dei sindacati e della politica. La via maestra da seguire è invece quella di investimenti straordinari per costruire un modello di sviluppo sostenibile, con una lotta contro le diseguaglianze e lo svilimento del lavoro. Bisogna guardare avanti con coraggio e le imprese possono e devono fare la loro parte, rigettando gli sterili anatemi contro la politica e il parlamento”.

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