Migranti. In 77 sbarcano in Sicilia e decine alla deriva. Cgil, salvare profughi alla deriva nel Mediterraneo

Migranti. In 77 sbarcano in Sicilia e decine alla deriva. Cgil, salvare profughi alla deriva nel Mediterraneo

Da cinque giorni l’Italia non è più un posto sicuro per lo sbarco. Sono quattro i barconi in avaria segnalati nei giorni scorsi. Due sono sbarcati tra ieri e oggi in Sicilia – 101 a Pozzallo e 77 a Portopalo – un terzo con 47 a bordo, è stato soccorso dalla nave umanitaria Aita Mari, che ha avuto nel pomeriggio l’ok allo sbarco da Malta; di un altro – carico di circa 55 persone – che dovrebbe essere in zona Sar maltese, Alarm Phone dice di aver perso i contatti da ieri. Sembra, invece, scongiurato al momento il naufragio segnalato ieri dalla ong Sea Watch. La Guardia Costiera italiana ha spiegato che il gommone in avaria era quanto restava di un vecchio incidente, nel quale le persone a bordo erano state tratte in salvo dalle autorità libiche. Informazione poi confermata da Frontex che domenica aveva avvistato un “gommone sgonfio senza motore” anche se “non c’erano segni di persone sulla barca o nelle vicinanze”. Nell’ultima settimana almeno mille persone sono partite dalle coste libiche. Al momento, dunque, c’è un gommone alla deriva nelle acque del Mediterraneo. “Il tempo sta peggiorando, abbiamo chiamato ancora una volta Malta ma non abbiamo ricevuto risposte. Restiamo in attesa di istruzioni”, uno degli ultimi messaggi lanciati dalla nave che chiedeva anche supporto medico. A bordo del gommone, infatti, ci sarebbe anche una donna incinta con la figlia di sette anni. Strazianti le telefonate giunte ad Alarm Phone, il servizio telefonico dedicato ai Migranti in difficoltà. “Aiutateci, per favore, stiamo affondando – il disperato appello della donna -. Sono incinta e non sto bene. Mia figlia di 7 anni è molto malata. Non abbiamo cibo né acqua, non abbiamo nulla”. “Stiamo seguendo le vostre indicazioni ma non vediamo nessuna barca in soccorso – dice un altro migrante -. Siamo in condizioni critiche, non possiamo aspettare ancora, aiutateci per favore”. Immancabile la polemica politica, con Matteo Orfini (Pd) che definisce “inaccettabile” il comportamento del governo. Il parlamentare Pd è anche tra i firmatari di una lettera inviata al premier Conte da alcuni deputati e senatori per chiedere di “intervenire prima che sia troppo tardi”.

Cgil, salvare i profughi alla deriva nel Mediterraneo

“Servono provvedimenti rapidi e in linea con il diritto internazionale per i profughi in balia del mare nel Mediterraneo” scrive in una nota il segretario confederale della Cgil nazionale, Giuseppe Massafra. “In questi giorni le operazioni di salvataggio da parte delle Ong – sottolinea il dirigente sindacale – ripropongono l’esigenza di adottare procedure rapide per garantire la messa in salvo dei profughi che attraversano il Mediterraneo. A causa della pandemia non solo si è ridotto il numero delle navi civili di salvataggio, ma anche le operazioni istituzionali si sono rese più complicate, specie dopo la decisione del governo di non considerare i porti italiani porti sicuri. Tutto ciò, ancora una volta, mettendo a repentaglio la vita di uomini, donne e bambini”. “Chiediamo al governo italiano – conclude Massafra – di agevolare le operazioni di soccorso attraverso navi militari e mezzi della Croce Rossa, perché anche in tempo di crisi pandemica resta irrinunciabile conciliare il dovere di garantire la salute di tutti a terra con quello di soccorrere le vite in mare”.

Arci, navi-quarantena sono contro le ong

“Il governo italiano, attraverso un Decreto del Capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, separa il destino di chi sbarca in autonomia sulle coste italiane (la stragrande maggioranza) da chi è salvato in alto mare (pochissimi): i primi saranno accolti in quarantena in spazi appositi, i secondi, invece, saranno confinati in navi in alto mare, in attesa, forse, di essere ricollocati in qualche Paese più generoso del nostro” afferma a sua volta Filippo Miraglia dell’Arci. “Peccato – ricorda Miraglia – che una nave italiana, anche in acque internazionali, è già territorio nazionale e, quindi, la responsabilità, sia per l’eventuale presentazione della domanda d’asilo che per la conseguente accoglienza, rimane del nostro Paese. Peraltro – aggiunge- eseguire in alto mare operazioni di quarantena con personale italiano è evidentemente meno sicuro che farlo a terra. L’intervento del governo è quindi puramente simbolico: serve a dissuadere le ong dal salvare quelle vite umane che sembrano valere meno, o nulla, agli occhi dei governi”.

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