Coronavirus. Al 27 marzo 66.414 i contagi, 10.950 i guariti, 9.134 i decessi. Mattarella, video messaggio alla nazione. La preghiera di papa Francesco: “non lasciarci nella tempesta”

Coronavirus. Al 27 marzo 66.414 i contagi, 10.950 i guariti, 9.134 i decessi. Mattarella, video messaggio alla nazione. La preghiera di papa Francesco: “non lasciarci nella tempesta”

Sono 86.498 i casi totali di coronavirus in Italia, con un aumento di 5.959 casi contro i 6.153 in più registrati ieri, quindi in leggero calo. Dopo 5 settimane dall’inizio (ufficiale) dell’epidemia nel nostro Paese, superata dunque la Cina, ferma a 81.342 casi, secondo le ultime stime della Johns Hopkins University. Superati anche gli Usa, dove l’epidemia galoppa con tassi di crescita ben superiori ai nostri: i casi sono 86.012 ma arriveranno nuovi aggiornamenti nelle prossime ore, si prevede con numeri consistenti. Stando ai dati del bollettino quotidiano della Protezione Civile, letti oggi dal commissario Domenico Arcuri, sono 66.414 gli attualmente positivi (+4.401 contro +4.492 di ieri), 10.950 guariti (+589, ieri +999) mentre i decessi totali sono 9.134, con un aumento di 969 in un solo giorno, ma su cui pesano i 50 del Piemonte non comunicati ieri e inseriti oggi in tabella, che quindi vanno sottratti al dato di oggi e inseriti in quello di ieri. La crescita sarebbe quindi di 869 decessi in un solo giorno, comunque record negativo. Nel dettaglio, a oggi si contano 26.029 ricoverati, 3.732 in terapia intensiva, 36.653 in isolamento domiciliare. “I dati che ci giungono dal nostro Paese ma anche da altri luoghi del mondo ci dicono quanto sia globale la crisi sanitaria che stiamo vivendo. E’ una pandemia senza precedenti, che colpisce i paesi più forti del mondo che progressivamente stanno adottando le stesse misure che l’Italia ha messo in campo da qualche tempo” ha detto Domenico Arcuri, commissario straordinario all’emergenza coronavirus, parlando nella sede della Protezione civile. “Abbiamo ricevuto una donazione di 1 milione di mascherine dalla Francia, di una decina di respiratori dalla Germania, acquistiamo prodotti dove li troviamo, che vengono certificati dal nostro comitato scientifico. Abbiamo ricevuto oltre 160 milioni di euro di donazioni da imprese e cittadini. Abbiamo alcune grandi imprese italiane che hanno preferito donare materiali piuttosto che soldi” ha proseguito Arcuri, il quale ha sottolineato che “acquistiamo tutti i giorni e tutte le notti, pertanto è molto difficile essere precisi, presto riusciremo a dare una visibilità puntuale delle acquisizioni”, ha concluso.

Il video messaggio del Presidente Mattarella agli italiani

“Mi permetto nuovamente, care concittadine e cari concittadini, di rivolgermi a voi, nel corso di questa difficile emergenza, per condividere alcune riflessioni. Ne avverto il dovere” afferma Sergio Mattarella nel secondo messaggio agli italiani durante l’epidemia di coronavirus, dopo quello pronunciato tre settimane fa, il 5 marzo. La prima riflessione del Presidente della Repubblica “si traduce in un pensiero rivolto alle persone che hanno perso la vita a causa di questa epidemia; e ai loro familiari. Il dolore del distacco è stato ingigantito dalla sofferenza di non poter essere loro vicini e dalla tristezza dell’impossibilità di celebrare, come dovuto, il commiato dalle comunità di cui erano parte. Comunità che sono duramente impoverite dalla loro scomparsa”. Mattarella nota che “stiamo vivendo una pagina triste della nostra storia. Abbiamo visto immagini che sarà impossibile dimenticare. Alcuni territori – e in particolare la generazione più anziana – stanno pagando un prezzo altissimo. Ho parlato, in questi giorni, con tanti amministratori e ho rappresentato loro la vicinanza e la solidarietà di tutti gli italiani”. Inoltre, ha aggiunto il capo dello Stato, “nell’Unione Europea la Banca Centrale e la Commissione, nei giorni scorsi, hanno assunto importanti e positive decisioni finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento Europeo. Non lo ha ancora fatto il Consiglio dei capi dei governi nazionali. Ci si attende che questo avvenga concretamente nei prossimi giorni”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha poi auspicato che “tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse. Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente”. Mattarella ha voluto anche pensare al dopo emergenza: “mentre provvediamo ad applicare, con tempestività ed efficacia, gli strumenti contro le difficoltà economiche, dobbiamo iniziare a pensare al dopo emergenza: alle iniziative e alle modalità per rilanciare, gradualmente, la nostra vita sociale e la nostra economia”. Mattarella, nel video messaggio agli italiani, sottolinea infine che “nella ricostruzione il nostro popolo ha sempre saputo esprimere il meglio di sé. Le prospettive del futuro sono, ancora una volta, alla nostra portata. Abbiamo altre volte superato periodi difficili e drammatici. Vi riusciremo certamente, insieme, anche questa volta”.

La preghiera di papa Francesco. Parole di un autentico umanesimo del XXI secolo

Papa Francesco ha dispensato la benedizione Urbi et Orbi, che accorda l’indulgenza plenaria sia a chi sta seguendo la celebrazione in diretta da Piazza San Pietro tramite i diversi mezzi di comunicazione, sia attraverso la sola intenzione. La benedizione è stata accordata in piena emergenza coronavirus. Sotto una fitta pioggia, la piazza San Pietro è vuota dei pellegrini, in osservanza delle disposizioni anti-epidemia. Brilla sotto le luci della sera e questo la fa apparire ancora più vuota. Sullo sfondo la incorniciano i fari blu dei veicoli delle forze dell’ordine, poste a tutela del pontefice ma anche per impedire gli ingressi. Si fa sera, dice papa Francesco mentre il sole tramonta su Roma. Solo. Sei bracieri ardono, ed insieme alle cadenze latine del canto gregoriano danno l’idea di un medioevo prossimo venturo. Tramontano le facili certezze, gli ego, l’idea di potersi salvare da soli: il coronavirus sta spazzando via tutto, nel silenzio e nella paura. A questo mondo ora tremante e timoroso il pontefice si rivolge con la presenza di un Gregorio ai tempi del gran morbo, molti secoli fa, che camminava nel vuoto di Roma predicando la speranza ad una civiltà segnata da un senso di morte. Speranza, innanzitutto, poi fede e carità. Termini che il papa oggi declina in una nuova solidarietà, come quella che sta emergendo non tanto e non solo tra i dotti e i sapienti, ma tra gli umili e i semplici. Li elenca quasi uno a uno, Francesco, questi uomini e queste donne solitamente messi di lato, semi invisibili, ma che ora dimostrano di essere la spina dorsale del genere umano. Sono i medici, gli infermieri – che tutti stanno elogiando e di cui tutti tessono giustamente le lodi – ma anche i poliziotti, gli impiegati dei supermercati, gli addetti alle pulizie. Un esercito silenzioso (“lontano dagli show”) fatto anche di nonni e di nonne, di volontari e persone impegnate nel quotidiano. Altro che fiera delle vanità: le vanità stanno finendo in un falò. A tale riguardo Bergoglio si limita a registrare cosa vede e cosa sente. “Siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta”, sono le sue impietose parole, “Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”. Una umanità irresponsabile, insomma. Da una nuova assunzione di responsabilità (nei confronti dei propri simili, del creato) si deve ripartire. Bergoglio traccia il profilo di una nuova umanità libera dall’edonismo e pronta, di nuovo, ad essere fatta di uomini e di donne. Autentici. “Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta”, dice rivolgendosi direttamente a Dio. “Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. E’ il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri”. A scegliere deve essere l’uomo, artefice del proprio destino. L’uomo al centro del creato, pronto ad amarlo e a rispettarlo. E’ un nuovo umanesimo, quello che il papa chiede a chi lo ascolta. L’uomo abbandoni il senso di onnipotenza che ne ha pervaso le azioni e sappia aprire una stagione di fraternità, solidarietà, ospitalità. Capire i nuovi tempi imposti dal coronavirus “significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare”. Significa “trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire”. Oggi “ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare”. E mentre il pontefice impartisce la benedizione a Roma e al mondo, assicurando l’indulgenza plenaria a chi la desideri con tutte le forze, le campane suonano, sullo sfondo si sentono le ambulanze e la pioggia batte sul selciato di San Pietro deserta. Si fa sera.

 

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