Coronavirus. 29 marzo, 73880 i contagi, 10779 i decessi, 13030 i guariti. Gli scienziati: lento miglioramento. Borrelli chiarisce come i comuni aiuteranno i più poveri. 32mila morti nel mondo

Coronavirus. 29 marzo, 73880 i contagi, 10779 i decessi, 13030 i guariti. Gli scienziati: lento miglioramento. Borrelli chiarisce come i comuni aiuteranno i più poveri. 32mila morti nel mondo

Sono 73.880 le persone ancora contagiate dal Covid-19 in Italia, 3.815 casi in più di ieri, ha annunciato il capo dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, nel corso del bollettino delle ore 18 sulla diffusione del coronavirus in Italia. Il totale dei casi è di 97.689 ai quali vanno sottratte le 10.779 vittime e i 13.030 guariti.  “Guardando i numeri di questo fine settimana, quindi venerdì sabato e domenica, il numero più crudo, quello delle persone decedute, è passato da 969 a 756. Cambiamenti grandi, dell’ordine del 10-15% a giornata, che segnalano un sistema sanitario che sta rispondendo e l’efficacia delle misure adottate” ha commentato Luca Richeldi, direttore dell’Unità di Pneumologia al Policlinico Gemelli di Roma, intervenuto alla conferenza stampa alla Protezione Civile. “La stessa cosa la vediamo sui ricoverati nelle terapie intensive”, le strutture più “sotto pressione”. “I numeri sono rispettivamente 120, 124 e 50 oggi. Questi numeri ci incoraggiano nel messaggio che con i nostri comportamenti salviamo delle vite”.

“Firmerò l’ordinanza a breve, ora è alla bollinatura alla Ragioneria di Stato, sarà immediatamente operativa” afferma da parte sua il capo della Protezione civile Angelo Borrelli sul provvedimento a sostegno dei più indigenti. “Prevede una ripartizione sulla base del criterio della popolazione e del rapporto tra indice di reddito del Comune e il valore medio nazionale – ha aggiunto -. C’è un contributo che viene dato, c’è la possibilità di aggiungere donazioni ai Comuni per solidarietà. Si tratta di buoni spesa per derrate alimentari, la gestione sarà a cura dei servizi sociali, i Comuni potranno avvalersi anche di Enti del terzo settore”.

“I dispositivi di protezione individuale sono una base indispensabile per la protezione degli operatori, ma nelle ultime settimane gli ospedali si sono dotati anche di percorsi dedicati. Non ci aspettavamo così tanti malati e il virus ci ha trovati sguarniti negli ospedali, ora ci sono percorsi pre definiti per i pazienti Covid. Percorsi e procedure sono importanti quanto i dispositivi” sottolinea Luca Richeldi, pneumologo del Comitato tecnico scientifico (Cts) in conferenza stampa. “Non usiamo il termine untore, perché non è corretto” specifica ancora Richeldi. “E’ un termine sbagliato, dispregiativo e terroristico. Ci possono essere vettori, che senza saperlo possono contagiare gli altri. Ciò non toglie che, per chi fa il medico, c’è un rischio non dico calcolato, ma implicito nella professione: rimane che si è più esposti rispetto a chi fa un’altra procedura. I dispositivi sono importanti, ma i percorsi lo sono altrettanto”. E i percorsi, per essere messi in piedi, “richiedono tempo e risorse” e in alcune regioni come Lombardia ed Emilia Romagna sono stati messi in piedi in condizioni di emergenza.

Sullo sfondo dei numeri, si è riacceso lo scontro politico tra Regione Lombardia e governo e anche tra il presidente Fontana e il sindaco di Milano, Beppe Sala

In mattinata il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, ha affermato: “Se l’autonomia è sussidiarietà è un conto, se l’autonomia è fare da soli perché si pensa di fare meglio la risposta è ‘no perché crolli’. Nessuna Regione ce l’avrebbe fatta da sola, sarebbero crollate tutte”. Una frase che non è andata giù ai vertici regionali, che hanno replicato a stretto giro. “Invito il ministro a fare il ragionamento inverso. Quale sarebbe la situazione nel Paese se le Regioni non avessero fatto fronte all’emergenza anche nella fase della sottovalutazione del rischio che ha attanagliato il governo per giorni e giorni?”. E l’assessore al Bilancio, Davide Caparini, ha rincarato la dose: “La Lombardia sta uscendo dalla crisi malgrado questo governo incapace di gestire l’ordinarietà, figuriamoci l’emergenza. Se stiamo contando i nostri morti è anche a causa di un governo che non ha istituito le zone rosse quando e dove gliele abbiamo chieste”. Lo stesso Gallera ha detto che “il Governo si è sempre mosso perché c’era una Regione che lo incalzava, che chiedeva misure rigide”. Boccia ha poi provato a gettare acqua sul fuoco: “Dire che in questa fase di emergenza Covid-19 nessuno ce la fa da solo non è una critica alle Regioni ma è semplice realismo. Lo ribadisco, nessuno ce la fa da solo. Nemmeno noi. Siamo a Verona con gli operatori sanitari albanesi che da stasera saranno in corsia a Brescia. E gli diciamo grazie. Con le Regioni lavoriamo gomito a gomito e se siamo qui anche oggi è per aiutare chi ne ha più bisogno”. Il ministro ha fatto riferimento all’arrivo all’aeroporto di Verona di 30 operatori sanitari dall’Albania che saranno destinati a Brescia, 10 medici e 20 infermieri. Un altro fronte caldo è quello del Comune di Milano. A Fontana non sono piaciute le parole del sindaco, Beppe Sala, che ha detto che la Regione “ha fatto una scelta diversa da quella di Veneto ed Emilia Romagna e ha privilegiato le grandi strutture ospedaliere, si è persa la capacità di tenuta sul territorio del tessuto socio sanitario. Io evito con attenzione qualunque tipo di discussione con il mio collega Attilio Fontana e ci mancherebbe altro, la gente adesso non ce lo perdonerebbe. Ma parlate con i medici di base e sentite quello che dicono, i consultori non ci sono più”.

La pandemia ha già ucciso quasi 32 mila persone nel mondo

Sono già quasi 32 mila le persone uccise dalla pandemia scatenata dal nuovo coronavirus nel mondo. E intanto i contagi continuano a crescere: sono ormai oltre 684 mila, secondo gli ultimi dati della Johns Hopkins University (solo giovedì erano 500 mila nel mondo, il doppio di quanti erano la settimana prima). Nel mondo le persone guarite sono 145.600. Per quanto riguarda i contagi, il Paese più colpito ormai sono gli Usa, con oltre 124 mila casi confermati e 2.191 decessi. L’epidemia avanza a varie velocità in Europa: Germania, Regno Unito e Francia si preparano al peggioramento degli scenari e la Spagna è in piena crisi. In Usa però sale l’allarme, soprattutto a New York, dove il sindaco De Blasio, ha detto chiaramente che la città rimarrà senza attrezzatura sanitaria essenziale come i ventilatori al piu’ tardi entro il 5 aprile.

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