Alfiero Grandi. Fare del rinvio del referendum un’opportunità per far conoscere e far vincere il No

Alfiero Grandi. Fare del rinvio del referendum un’opportunità per far conoscere e far vincere il No

Un rinvio tormentato del giorno del referendum. Dopo tante incertezze il Governo ha deciso il rinvio del referendum costituzionale. La richiesta è stata avanzata in modo corale dai Comitati per il No perché era evidente da tempo che in una parte importante dell’Italia non si poteva svolgere la campagna elettorale, facendo venire meno la condizione fondamentale di ogni appuntamento elettorale: la possibilità di organizzare e diffondere i diversi punti di vista in vista del voto finale. Ancora non conosciamo la nuova data del referendum costituzionale, in pratica la situazione è sospesa. La novità è che Conte ha dichiarato che consulterà i vari Comitati referendari.

La nostra posizione è semplice: 1) Il 29 marzo non si può votare perché non è stato possibile fare la campagna elettorale, non solo nelle regioni inizialmente più colpite dal corona virus, ma in tutto il nostro paese perché ormai il blocco delle iniziative pubbliche ci riguarda tutti. 2) La nuova data del referendum non deve coincidere con altri appuntamenti elettorali. La Costituzione, in tutti i suoi aspetti, deve essere oggetto di valutazioni di merito, non influenzate da altre ragioni elettorali che per quanto importanti hanno un altro significato. Forse in questo impaccio nel decidere a favore di un rinvio del voto il 29 marzo, che sembrava a tanti ormai inevitabile, ha pesato la posizione di convenienze di bottega o presunte tali. Ora occorre decidere bene sulla data e evitare accorpamenti con altre questioni che non c’entrano con la Costituzione.  Stefano Folli ne Il Punto di martedì scorso su Repubblica ha titolato: Il referendum dell’opportunismo. C’è del vero. È vero che si parla pochissimo del referendum costituzionale che taglia il numero dei parlamentari e dà un colpo al ruolo del parlamento, ma questo non avviene per colpa del corona virus. È stato evidente dall’inizio che la linea prevalente dei partiti che, sia pure in fasi diverse, hanno votato il taglio del parlamento era non parlarne, ignorarlo, passarlo sotto silenzio. Opportunismo, appunto.

C’è una curiosità che lo conferma. Nel sito Agcom sono elencati i soggetti ammessi alle trasmissioni delle tv e radio private sia per il Si che per il No. La Rai è sotto il controllo della commissione parlamentare di vigilanza. Tra i partiti che hanno chiesto lo spazio previsto dalla legge non c’è il M5Stelle che pure ha fatto una bandiera del taglio dei parlamentari. Ha dimenticato di chiedere lo spazio che gli tocca? Curioso. Come è curioso che ci siano altre assenze clamorose. Evidentemente molti partiti preferiscono evitare di esporsi nel referendum. Il taglio su cui elettrici ed elettori dovranno votare non è un quarto dei parlamentari, come scrive Folli, ma il 36,5% come rivela con precisione lo studio degli uffici parlamentari, oltre un terzo. Ma è la media del pollo, perché ci sono aree dell’Italia più garantite, mentre altre saranno ancora più sotto rappresentate. Tagliare il parlamento del 36,5 % è una formidabile operazione per tagliare fuori tutte le forze politiche minori, destinate a non avere rappresentanza, ed è un premio di maggioranza, anche se non reso esplicito, a favore di quelle maggiori. È un colpo alla capacità di rappresentare elettrici ed elettori che dovrebbe essere il ruolo essenziale del parlamento.  In realtà il colpo al ruolo del parlamento è molto forte perché con il taglio dei parlamentari la casta viene fatta coincidere con il parlamento, cercando di fare dimenticare che il M5Stelle ha avuto il 4 marzo 2018 oltre il 32 % dei voti e il 34 % nei parlamentari e che ha governato con due diverse maggioranze in due anni, ma ha perso più della metà degli elettori, in misura importante a favore della Lega. Come scrive giustamente Folli il taglio del parlamento è un’idea che trasuda disprezzo verso la democrazia parlamentare.

Accade di frequente che le incapacità politiche dei partiti e dei governi sfocino in tentativi più o meno balzani di cambiare la Costituzione.

Finora elettrici ed elettori hanno bocciato tutti i tentativi di stravolgimento della Costituzione, facendo vincere il No nei referendum costituzionali. Clamoroso il risultato del 2016, quando il No era dato all’inizio al 20 %. Perché non dovrebbero far vincere il No anche questa volta? È in gioco il ruolo del parlamento. Architrave della nostra democrazia parlamentare e quindi modalità essenziale per elettrici ed elettori per fare sentire la loro voce. Tagliare il parlamento non è un aspetto minore, come qualcuno cerca di far credere. Il parlamento è un’architrave della nostra democrazia, come lo è l’autonomia della magistratura. Tagliare la possibilità dei cittadini di farsi rappresentare è una ferita alla democrazia. È evidente che è altrettanto indispensabile una legge elettorale che restituisca ai cittadini, dopo 2 decenni, il diritto di scegliere direttamente i loro rappresentanti. Mentre finora le leggi elettorali hanno privilegiato le cooptazioni dall’alto, lasciando ai capi partito la decisione di chi fare eleggere.  Per questo il criterio principe per scegliere chi fare eleggere è la fedeltà non la competenza, la qualità, l’onestà. Che Ruby era la nipote di Mubarak lo dobbiamo ad un parlamento asservito ai capi. Per di più così quei parlamentari hanno dato un colpo tremendo alla credibilità dell’istituzione e alla loro personale. Anche i comportamenti dei parlamentari hanno contribuito a fare precipitare la credibilità del parlamento, proprio perché sono da tempo dipendenti dai capi e subiscono le decisioni dei governi che con decreti legge e voti di fiducia di fatto ne condizionano l’autonomia.

La malattia c’è ma non è il taglio del parlamento il modo per guarirla.

Occorre rompere questa dipendenza, per farlo il primo passaggio è respingere il taglio dei parlamentari, il secondo è una legge elettorale proporzionale senza sbarramenti inaccettabili.

Perché chi ha votato tre volte contro il taglio del parlamento ha deciso di votare a favore nell’ultima votazione? Solo per consentire la nascita del governo Conte 2. Il M5Stelle aveva già rivisto tante precedenti posizioni, cedere sul taglio dei parlamentari da parte delle altre componenti politiche della maggioranza è stato un errore grave. Il taglio del parlamento non era nella disponibilità del programma di governo perché riguarda la Costituzione, argomento che dovrebbe essere affidato al parlamento nella sua interezza e autonomia. La Costituzione fu definita dal centro sinistra un bene comune e la più bella del mondo, perché ora dovrebbe subire questo sbrecciatura?

È stato valutato da quanti hanno subito il ricatto e votato per il taglio del parlamento che questo attacco avviene mentre torna con forza la pressione della destra per un neoautoritarismo centrato sul presidenzialismo?

Il Comitato per il No, erede dell’impegno per il No del 2016, si batterà fino in fondo per fare vincere il No anche questa volta; non ha interessi di bottega da difendere ma la Costituzione, si vuole preservarla. Appena sarà possibile va ripresa l’iniziativa per fare vincere il No quando sarà decisa la nuova data per il voto.

In tutte le fasi cruciali conta scegliere la questione decisiva e oggi certamente è centrale impedire che la Costituzione torni sotto attacco come è già stato tentato in passato. Perfino il coronavirus dimostra che il vero problema è attuarne i principi fondamentali come ad esempio garantire il diritto delle persone alla salvaguardia della salute e quindi è necessario il rafforzamento del sistema sanitario nazionale, di cui oggi parlano in tanti di fronte all’emergenza, ma non era così in passato quando con troppa presunzione sono stati fatti tagli e riduzioni delle strutture pubbliche in nome di un riduzionismo che ha indebolito seriamente un sistema sanitario tra i migliori del mondo. Se questo è avvenuto non è per caso. Ha prevalso la logica dei tagli e delle restrizioni nel sistema pubblico per lasciare spazio ai privati, salvo scoprire che questo si sta rivelando un grave autolesionismo della nostra comunità, tanto che oggi si parla di rafforzare aspetti che sono stati lasciati indebolire colpevolmente per troppo tempo.

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