Coronavirus. Sale a 563 il bilancio dei decessi, mentre sono 28.018 i casi confermati. Primo italiano contagiato. Morto il medico cinese che per primo ne annunciò la comparsa. Speranze dall’Università di Bologna

Coronavirus. Sale a 563 il bilancio dei decessi, mentre sono 28.018 i casi confermati. Primo italiano contagiato. Morto il medico cinese che per primo ne annunciò la comparsa. Speranze dall’Università di Bologna

Si è registrato oggi il primo caso di cittadino italiano positivo al test del coronavirus. Lo comunica l’Istituto Superiore della Sanità (Iss). Si tratta di una delle 56 persone rientrate da Wuhan e sottoposto in quarantena alla Cecchignola che in giornata era stato trasferito all’ospedale Spallanzani di Roma per un caso sospetto. In serata è arrivata la conferma dei risultati che hanno accertato il contagio.

Si aggrava intanto il bilancio in Europa delle vittime del Coronavirus: sale a 30 il numero dei casi confermati nel Vecchio Continente a seguito delle segnalazioni di altri episodi da parte di Regno Unito e Germania. In territorio tedesco, tutti i casi sono legati alla società Webasto, che si occupa di fornitura di ricambi auto. La sede, fuori Monaco, era stata visitata da una dipendente cinese infetta e oggi il Paese ha confermato il 13esimo caso: si tratta della moglie di un impiegato al quale era stato precedentemente diagnosticato il virus. Risultano tra i contagiati anche due figli di dipendenti dell’azienda. Le autorità britanniche hanno riferito di un terzo caso, affermando che il paziente non ha contratto il virus nel Regno Unito. Gli altri due contagiati risultano uno studente cinese della York University in Inghilterra e un parente del ragazzo. In tutto in Cina, si contano 563 decessi, la maggior parte nella provincia dell’Hubei, e 28.018 casi confermati. La situazione non migliora per la Oms che avverte: “I vaccini e le terapie non sono proiettili d’argento (soluzioni immediate ed efficaci, ndr) e ci vorrà del tempo per svilupparli. Nel frattempo, ci sono cose semplici che possono essere messe in pratica come lavarsi le mani regolarmente e coprirsi naso e bocca quando si tossisce o starnutisce”, suggerisce il direttore generale Tedros Adhanom. Intanto un incontro “per valutare lo sviluppo di farmaci” contro il nuovo Coronavirus è stato fissato per martedì e mercoledì della prossima settimana a Ginevra: “Chiederemo agli scienziati di identificare le priorità della ricerca e coordinare gli sforzi per trovare farmaci efficaci”. Il direttore dell’Oms ha paragonato la situazione agli sforzi per sviluppare rimedi contro l’Ebola, scoppiata tra il 2014-2016 nell’Africa occidentale.

E proprio a causa del Coronavirus è morto Li Wenliang, il medico 34enne che era stato tra i primi a dare l’allarme sul diffondersi dell’epidemia e inizialmente non era stato ascoltato ma anzi accusato dalla polizia. La notizia, in un primo momento diffusa dal tabloid cinese Global Times, e commentata anche dall’Organizzazione mondiale della Sanità, era poi stata smentita da una nota dell’ospedale di Wuhan che aveva riferito di “condizioni critiche”. In serata è invece arrivata anche la conferma della struttura sanitaria: Wenliang si è spento intorno alle 3 del mattino (ora locale) dopo “un trattamento di emergenza”. La sua foto con la maschera dell’ossigeno e il tesserino di identità mostrato quasi con fatica è diventata virale sui social in mandarino, perché nel frattempo si è trasformato in un eroe: ha sfidato il potere dell’autorità locale per una “nobile causa” a favore della collettività. La Bbc ha raccontato la sua vicenda personale ricostruendola dal 30 dicembre scorso, quando inviò un messaggio in una chat tra colleghi, avvertendoli del pericolo e suggerendo di adottare le protezioni necessarie contro il contagio. Era solo un’intuizione, perché il giovane dottore ignorava di trovarsi di fronte al nuovo coronavirus, dello stesso ceppo della Sars. Quattro giorni dopo il post diffuso via chat, Li fu convocato nell’Ufficio di Sicurezza pubblica, dove gli fu chiesto di firmare una lettera in cui ammetteva di “aver affermato il falso” e di aver creato “grave disturbo all’ordine sociale”.

I progressi dei ricercatori dell’Università di Bologna

La più grande meta-analisi realizzata di tutti i genomi finora sequenziati del coronavirus 2019-nCoV conferma la sua origine nei pipistrelli e mostra una bassa eterogeneità: il virus è poco mutabile. Al tempo stesso è stato però individuato un punto di elevata variabilità nelle proteine del virus, con l’esistenza di due sottotipi virali. Lo studio, pubblicato sul Journal of Medical Virology, è stato guidato da Federico M. Giorgi, ricercatore di bioinformatica al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna. Questo nuovo studio ha analizzato i genomi dei 56 coronavirus finora sequenziati da vari laboratori nel mondo, inclusi quelli derivanti dai due pazienti ricoverati in Italia, all’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani: si tratta dello studio più esteso di genomica comparativa per questo nuovo virus finora realizzato. I ricercatori hanno confermato la probabile origine del coronavirus da una variante animale: il parente più stretto dei virus isolati in queste settimane corrisponde infatti alla sequenza EPI_ISL_402131 di un coronavirus di Rhinolophus affinis, un pipistrello asiatico di medie dimensioni, rinvenuto nella provincia dello Yunnan (Cina). Il genoma del nuovo coronavirus umano condivide almeno il 96,2% di identità con il suo probabile progenitore nel pipistrello, mentre si discosta molto di più dal genoma del virus umano responsabile della SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome), con una somiglianza dell’80.3%.

I ricercatori hanno inoltre scoperto che tutti i coronavirus umani sequenziati fino ad oggi sono molto simili fra di loro, anche se provenienti da regioni diverse della Cina e del mondo: tutti i genomi ottenuti dai pazienti infettati dall’inizio dell’epidemia condividono un’identità di sequenza superiore al 99%. “Il virus è poco eterogeneo e mutabile: un dato ottimistico”, spiega Federico M. Giorgi. “Il fatto che la popolazione virale sia uniforme ci dice che un’eventuale terapia farmacologica dovrebbe funzionare su tutti”. Lo studio ha però anche identificato per la prima volta un singolo punto di elevata variabilità nelle proteine del virus, con l’esistenza di due sottotipi virali. Questi differiscono per un singolo aminoacido in grado di cambiare sequenza e struttura nella proteina accessoria ORF8, una componente del virus che non è ancora stata caratterizzata. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Medical Virology con il titolo “Genomic variance of the 2019-nCoV coronavirus”. Gli autori sono Federico M. Giorgi, ricercatore al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, e Carmine Ceraolo, studente della laurea internazionale in Genomics dell’Università di Bologna.

Share