Spagna. Socialisti e Podemos trovano l’accordo con gli indipendentisti catalani. Martedì probabile la fiducia al nuovo governo Sanchez-Iglesias, con l’astensione di Erc

Spagna. Socialisti e Podemos trovano l’accordo con gli indipendentisti catalani. Martedì probabile la fiducia al nuovo governo Sanchez-Iglesias, con l’astensione di Erc

Il leader socialista spagnolo Pedro Sanchez, che punta a essere confermato al governo alla guida di un governo di coalizione di sinistra, ha presentato il suo programma in parlamento sottolineando che il dialogo in Catalogna sarà una “priorità assoluta” del nuovo esecutivo. “La Spagna non si dividerà, né lo farà la Costituzione. Quel che si romperà è l’impasse politica” ha detto Sanchez in aula presentando un programma che mira a porre fine a otto mesi di stallo. Senza una maggioranza assoluta dopo il voto (ripetuto) di novembre, ma con il maggior numero di seggi in parlamento per il suo partito socialista, Sanchez deve fare i conti con le destre pronte a condannare ogni segnale della supposta volontà di “svendere la Spagna” ai separatisti catalani. Il premier giovedì ha ottenuto la disponibilità dei separatisti catalani dell’Erc ad astenersi al voto di fiducia in parlamento, aumentando la sue possibilità di continuare a guidare al quarta economia dell’eurozona. L’astensione dei catalani dovrebbe bastare per consentire a Sanchez di restare al governo dopo due elezioni senza risultato chiaro lo scorso anno. Sanchez ha presentato il programma del suo nuovo governo che nasce in coalizione con Podemos, promettendo di aumentare i salari più bassi e le tasse sui redditi più alti e sulle grandi aziende, moderando alcuni aspetti della riforma del mercato del lavoro del 2012.

Domenica il premier sarà sottoposto a un primo voto di fiducia, che difficilmente supererà, dato che è richiesta la maggioranza assoluta degli aventi diritto. Ma martedì è in programma un secondo voto, per il quale basta la maggioranza semplice, che dovrebbe essere sufficiente a confermarlo con l’astensione dei 13 deputati di Erc. Il partito nazionalista catalano e i socialisti hanno concordato l’apertura urgente di un tavolo sulla questione catalana i cui lavori sfoceranno in una “consultazione” tra gli elettori catalani per decidere del futuro della ricca regione autonoma del nordest della Spagna. La situazione politica in Catalogna resta turbolenta dopo il referendum proibito da Madrid sull’indipendenza del 2017. “Esiste in un’ampia fascia della popolazione catalana un sentimento di ingiustizia al riguardo delle istituzioni” di Madrid, ha detto Sanchez. Il quale ha ammesso anche che c’è “un altro segmento altrettanto ampio che si sente ignorato o trattato ingiustamente dalle istituzioni (regionali) della sua stessa terra”. “Questi sentimenti non si possono imporre o vietare… Propongo di riprendere il dialogo abbandonando la linea di rimettere la gestione del conflitto alla magistratura”, in riferimento alle condanne al carcere dei leader regionali. “Il dialogo, entro i limiti costituzionali, sarà la nostra priorità assoluta”.

Sanchez ha attribuito al governo Rajoy la responsabilità delle attuali tensioni indipendentiste, e ha rimproverato le opposizioni, in particolare Popolari e Ciudadanos di “aver rifiutato di dare il minimo contributo alla governance”, “ventilando i peggiori presagi sul futuro della Spagna rifiutando allo stesso di evitarli”. Il leader del Pp Pablo Casado, da parte sua, ha accusato il premier incaricato di voler “svendere la Spagna”. Pronta la risposta di Sanchez: “voi e l’ultradestra avete usato ogni tipo di artificio giuridico ed extragiuridico per boicottare la formazione del governo, facendo cose improprie verso un candidato alla presidenza del governo e prevedete da 15 mesi una fine del mondo e della Spagna che non esiste”

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