Iran. Milioni di sciiti ai funerali del generale Soleimani sfidano Trump e gli Usa, “sarà una palude peggiore del Vietnam”. La Ue, con Von der Leyen, si propone come forza di mediazione. E l’Italia? Non sa cosa fare

Iran. Milioni di sciiti ai funerali del generale Soleimani sfidano Trump e gli Usa, “sarà una palude peggiore del Vietnam”. La Ue, con Von der Leyen, si propone come forza di mediazione. E l’Italia? Non sa cosa fare

La fine della presenza “maligna” degli Stati Uniti in Medio Oriente è iniziata. Così si è espresso su Twitter il ministro degli Esteri dell’Iran, Mohammad Javad Zarif, mentre erano in corso a Teheran i funerali del generale Qassem Soleimani, capo della Forza Qods dei Guardiani della rivoluzione islamica, ucciso la notte tra il 2 e il 3 gennaio in un raid Usa sull’aeroporto di Baghdad. Zarif ha invitato il presidente statunitense a prendere le distanze dai suoi consiglieri che vogliono arrivare a un confronto diretto con l’Iran.  Anche diversi esponenti di Hamas e della Jihad Islamica hanno preso parte ai funerali a Teheran di Qassem Soleimani. Secondo ‘Ynet’, della delegazione di Hamas arrivata nella Repubblica islamica hanno fatto parte il leader Ismail Haniyeh ed il suo vice Saleh al-Arouri. A Teheran c’era anche il leader della Jihad Islamica, Ziyad al-Nakhalah, accompagnato dal suo vice e dal responsabile delle operazioni militari all’estero dell’organizzazione. “Siamo venuti dalla Palestina per dimostrare il nostro rispetto alla Guida Suprema dell’Iran Ali Khamenei e alla Repubblica islamica per la morte di Soleimani”, ha dichiarato Haniyeh durante le esequie. “Questi omicidi servono solo a rafforzare la nostra determinazione a liberare Gerusalemme, con Soleimani che è martire di Gerusalemme”, ha aggiunto.

La sfida sciita di Teheran a Trump e gli Stati Uniti, “il Medio Oriente diventerà una palude, peggio del Vietnam”

“Vuole ancora ascoltare quei pagliacci che le consigliano che cosa fare nella nostra regione? Crede ancora di poter spezzare la volontà della nostra grande nazione?”, ha chiesto Zarif rivolgendosi al capo della Casa Bianca e pubblicando le foto dell’enorme folla di gente che partecipa in queste ore ai funerali di Soleimani. “Ha mai visto nella sua vita un tale mare di umanità, Donald Trump?”. L’Iran, per voce della Guida suprema della rivoluzione, ayatollah Ali Khamenei, ha avvertito Washington che per la morte di Soleimani ci sarà una “dura rappresaglia”. Dall’altra parte, Trump ha minacciato di colpire duramente “52 obiettivi iraniani”, tra cui siti culturali, nel caso in cui la Repubblica islamica attacchi cittadini o proprietà degli Stati Uniti.  Se gli Stati Uniti non ritireranno le loro forze dal Medio Oriente, la regione per loro si trasformerà in una “palude persino peggiore del Vietnam”: a lanciare l’avvertimento è stato Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei. “L’Iran agirà in un modo che farà pentire gli Stati Uniti della loro stupida mossa”, ha detto citato dai media locali durante una cerimonia in commemorazione del generale Qassem Soleimani all’Università Shahid Beheshti. “Diciamo ai seguaci della Resistenza che vendicheremo il sangue del martire Soleimani – ha aggiunto – Si aprirà una nuova pagina nella storia contemporanea che porterà alla vittoria delle Nazioni islamiche e dell’Iran”.

Continuano intanto le iniziative diplomatiche europee dinanzi all’acuirsi della crisi iraniana 

L’Alto rappresentante Ue Josep Borrell è “impegnato con i partner rilevanti per trovare un modo per avviare una de-escalation” a seguito degli sviluppi in Medio oriente. Nessuna conferma da parte della Commissione Ue su una missione europea in Libia. “Da parte nostra non è stata annunciata alcuna missione, l’Alto rappresentante Ue per politica estera e difesa Josep Borrell è in contatto costante con tutti i partner per chiedere a tutte le parti che si impegnino per una soluzione politica”. Lo ha reso noto uno dei portavoce della Commissione europea facendo riferimento alla crisi Usa-Iran. In Iran nessuno può permettersi una escalation ha proseguito il portavoce della Commissione europea, Peter Stano. “Quello che importa è che l’Alto rappresentante è molto impegnato con tutti i partner rilevanti per trovare il modo per contribuire alla diminuzione delle tensioni perché l’escalation è qualcosa che nessuno può permettersi e non è nell’interesse di nessuno in quanto porta solo a più violenze, tensioni e sofferenze per le persone nella regione”, ha detto.  L’Ue intende fare da mediatore nella crisi tra Iran e Stati Uniti, ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen in margine al vertice di partito della Csu a Seeon, in Baviera. “Il mio compito non è quello di dare valutazione, ma di lavorare per una de-escalation e nel trovare delle soluzioni”, ha spiegato Von der Leyen ai giornalisti presenti, aggiungendo che è necessario “trovare spazio per la diplomazia” e “sostenere coloro che rimangono assennati”. Aggiungendo che la decisione dell’Iran di abbandonare l’accordo nucleare le procura “grande preoccupazione”, la numero uno della Commissione spiega che l’Unione europea dispone “di canali di comunicazione molto robusti” verso quasi tutti gli attori nella regione e che intende farne ampiamente uso. A detta di Von der Leyen, l’operazione militare Usa che ha portato all’uccisione del generale Qassem Soleimani è arrivata al termine di una “ripetuta provocazione, durata settimane, da parte di forze vicine all’Iran”. Ora però è il tempo della “diplomazia”, ed è in particolare nell’interesse di Teheran e di Baghdad “percorrere la via della saggezza e non dell’escalation”.  I ministri degli Esteri dell’Unione europea si riuniranno venerdì in un vertice straordinario a Bruxelles. In primo piano la crisi in Iran e Iraq, ma non è escluso che venga anche affrontato il dossier Libia.

Nel frattempo, sia Angela Merkel che Boris Johnson hanno telefonato al premier iracheno Abdel Mahdi dopo la decisione del parlamento di Baghdad di chiedere alle forze straniere di ritirare le proprie truppe dal Paese. E’ il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, a riferire del colloquio della cancelliera con Mahdi, senza però fornire ulteriori dettagli. Per quello che riguarda la telefonata tra il premier britannico e il suo omologo iracheno, i due si sono detti convinti che è necessario lavorare ad una “soluzione diplomatica” della crisi. Come afferma una nota diffusa da Londra, Johnson ha sottolineato “l’incrollabile impegno della Gran Bretagna a favore della sovranità e stabilità dell’Iraq”. Domenica sera Merkel aveva condotto due colloqui telefonici sia con Johnson che con il presidente francese Emmanuel Macron. I tre hanno invitato l’Iraq a continuare a fornire il necessario sostegno nella lotta alle milizie dell’Isis ed hanno richiamato la necessità di lavorare ad una decisa “de-escalation” delle tensioni dopo il colpo militare Usa che ha portato all’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani.

E l’Italia?

La posizione, piuttosto imbarazzante e ambigua, è stata espressa dal presidente del Consiglio Conte nel corso di una lunga intervista a Repubblica. “La nostra attenzione deve essere concentrata a evitare un’ulteriore escalation, che rischierebbe di superare un punto di non ritorno”. Per il premier Giuseppe Conte, intervistato in apertura da Repubblica, “è prioritario promuovere un’azione europea forte e coesa per richiamare tutti a moderazione e responsabilità, pur nella comprensione delle esigenze di sicurezza dei nostri alleati”. Sui militari italiani nell’area, “stiamo facendo e faremo il possibile per garantirne la sicurezza. Le nostre truppe sono nella regione per svolgere una funzione essenziale di sostegno alle autorità locali nel contrasto al terrorismo e alla violenza, e questa – rimarca – è un’attività di cui rivendichiamo non solo la concretezza ed efficacia ma anche la piena linearità e coerenza con i nostri valori”. L’omicidio di Soleimani è una “vicenda delicata e complessa che, per essere valutata appieno, richiede anche informazioni di intelligence decisive per pesare tutti gli elementi”, dice Conte, che non replica alle accuse di Salvini: “Preferisco lavorare con impegno e serietà per favorire una de-escalation”. Insomma, si punta a galleggiare in politica estera, mentre il Medio Oriente va in fiamme per un numero indefinito di interessi contrapposti.

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