Libia. A Mosca il tentativo di Putin di imporre la tregua riesce a metà, il generale Haftar non firma (per ora) il documento finale. Ad Ankara, Conte vede Erdogan

Libia. A Mosca il tentativo di Putin di imporre la tregua riesce a metà, il generale Haftar non firma (per ora) il documento finale. Ad Ankara, Conte vede Erdogan

Termina senza la firma del generale Khalifa Haftar l’intensa giornata di consultazioni a Mosca tra le parti protagoniste del conflitto in Libia. Il comandante dell’Esercito nazionale libico (Lna) e uomo forte della Cirenaica ha chiesto un supplemento di riflessione fino a domattina per valutare la bozza d’intesa per un cessate il fuoco a tempo indeterminato sottoposta anche al capo del Governo di accordo nazionale (Gna) Fayez al Sarraj, che ha deciso invece di apporre la sua firma sul documento. I due, affiancati dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk Aguila Saleh e dal presidente del Consiglio di Stato di Tripoli Khaled al Mishri, non hanno avuto contatti diretti: a fare da tramite per le complicate trattative sono stati i ministri degli Esteri e della Difesa di Russia e Turchia, rispettivamente Sergej Lavrov, Sergej Shoigu, Mevlut Cavusoglu e Hulusi Akar. Secondo il portale informativo “Address Libya”, considerato vicino all’Lna, Haftar non avrebbe intenzione di ritirare le sue forze sulle posizioni antecedenti l’offensiva su Tripoli del 4 aprile scorso. Si tratta di una delle condizioni previste della bozza di accordo discussa oggi, di cui in giornata è filtrata una copia su media vicini al Gna. La bozza parte da una serie di premesse: sostegno alle iniziative della Federazione russa e della Turchia per introdurre un cessate il fuoco a tempo indeterminato in Libia; impegno inderogabile al mantenimento della sovranità, dell’indipendenza, dell’unità e dell’integrità territoriale della Libia; consapevolezza delle parti che la crisi possa essere risolta non attraverso le armi ma solo con un dialogo inclusivo intra-libico teso a porre urgentemente fine alle sofferenze della Libia e a rimediare alla crisi umanitaria; impegno incondizionato alla lotta senza compromessi contro il terrorismo internazionale e il traffico di esseri umani.

I sette punti indicati nella bozza di accordo sono i seguenti: osservare incondizionatamente la cessazione delle ostilità entrata in vigore il 12 gennaio 2020 a mezzanotte; stabilire le condizioni per assicurare un cessate il fuoco sostenibile attraverso le necessarie misure sul terreno per stabilizzare la situazione e normalizzare la vita quotidiana a Tripoli e nelle altre città libiche, ponendo fine a tutti gli atti di aggressione e procedendo a una de-escalation armonizzata delle tensioni militari; assicurare l’accesso sicuro, la consegna, lo stoccaggio e la distribuzione di aiuti umanitari alle persone bisognose; designare i membri di una commissione militare 5+5 come prevista dal piano d’azione della missione delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) per determinare contatti diretti tra le due linee del fronte, monitorare l’attuazione del cessate il fuoco e assicurarne la sostenibilità; designare rappresentanti che partecipino ad un dialogo economico, militare e politico promosso dall’inviato Onu Ghassan Salamé; formare gruppi di lavoro incaricati di elaborare attraverso negoziati le modalità di una soluzione politica intra-libica, la risoluzione della crisi umanitaria e la ripresa economica del paese; tenere il primo incontro dei gruppi di lavoro entro gennaio 2020. Il documento, come riferito dal ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, è stato firmato solo da Sarraj e Mishri, non da Haftar e Saleh che hanno chiesto tempo fino a domattina. Questo non ha impedito al capo della diplomazia russa Lavrov di parlare di “passi in avanti”. “E’ stato esaminato un documento che dovrebbe rendere possibile la soluzione di questioni specifiche riguardanti il regime di cessate il fuoco”, ha spiegato Lavrov. La tregua, ha detto il ministro, è in vigore dalla mezzanotte del 12 gennaio su richiesta dei presidenti di Russia e Turchia, rispettivamente Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, il cui ruolo viene riconosciuto esplicitamente nell’intesa. “La bozza del documento finale degli incontri di oggi è stata esaminata in dettaglio ed è stata soggetta a discussioni serie. Possiamo dire di aver compiuto dei progressi”, ha spiegato Lavrov. Il ministro ha aggiunto che Russia e Turchia continueranno ad assistere le parti in conflitto in Libia nell’attuazione degli accordi negoziati.

Mentre a Mosca proseguivano i colloqui in diretta, ad Ankara ricevevano aggiornamenti continui il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il suo ospite, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

I due hanno trovato “piena condivisione” (parole di Conte) sul dossier libico, mostrando ottimismo sull’esito dei negoziati ed esprimendo l’auspicio che l’eventuale accordo possa essere la base della Conferenza di Berlino che dovrebbe tenersi il prossimo 19 gennaio. Nell’occasione, Conte ha difeso e rivendicato la posizione italiana sul dossier, sottolineando come il ruolo o la credibilità di un paese “non si misuri su singoli episodi”. Secondo il premier, sulla Libia non vi è “una rincorsa a chi fa prima e di più”. Bisogna lavorare “tutti nella medesima direzione, altrimenti non si va da nessuna parte”, ha continuato Conte. “Quando si fanno valutazioni su scenari complessi, invito tutti ad avere una visione di prospettiva. Non dobbiamo fare i tifosi da stadio, né fare commenti di piccolo cabotaggio”, ha aggiunto il premier riferendosi in particolare alle polemiche seguite al mancato incontro con il capo del Governo di accordo nazionale (Gna) Fayez al Sarraj a Roma la scorsa settimana. “Oggi leggo che avrei avuto l’intenzione di far incontrare Sarraj e Haftar. Questo significa non conoscere i dossier. Non è stato assolutamente concepito nulla del genere. Avevo già sperimentato a Palermo la difficoltà di far partecipare le due parti alla stessa conferenza, così come le forti contrapposizioni che si scatenano a livello internazionale”, ha spiegato il capo del governo italiano.

Quella nella capitale turca è la prima tappa del viaggio in Medio Oriente che si concluderà in Egitto. “L’Italia non può non recitare una parte in Libia. Ha un’influenza che ci viene riconosciuta e che spendiamo non per ipotecare il futuro del paese per nostro bieco interesse, ma per indirizzare il popolo libico verso il benessere, la prosperità, l’autonomia e l’indipendenza”. Per questo, secondo Conte, è “importante che nessuno si assuma un ruolo primario per condizionare il futuro” della Libia. “L’Italia vuole assolutamente avviare la Libia verso un processo democratico, ma questo richiede tempo. Dobbiamo arrivarci attraverso vari step, condividiamo l’agenda con le Nazioni Unite e l’Unione europea e tutti gli altri attori dovranno convergere. Non c’è uno Stato che può recitare un ruolo da protagonista in Libia, tanto è vero che c’è un conflitto. Sarebbe arrogante e velleitario pensarlo”, ha aggiunto il presidente del Consiglio precisando di non aver “tratto questa indicazione” da Erdogan.

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