Emilia. Il lungo spottone di Salvini durante Juve-Roma è colpa della Rai, che recupera invitando Zingaretti. Ma il capo leghista ha oltrepassato ogni limite di civiltà

Emilia. Il lungo spottone di Salvini durante Juve-Roma è colpa della Rai, che recupera invitando Zingaretti. Ma il capo leghista ha oltrepassato ogni limite di civiltà

Giusta la  presa di posizione a proposito della “svista”, così l’ha definita Bruno Vespa,  in realtà uno  spottone andato in onda  nell’intervallo della partita Juventus Roma che annunciava  l’intervista  a Salvini Matteo  a Porta a Porta. Ma  al di là dello spottone, della sua durata, c’è  qualcosa di  ancora più grave. Noi abbiamo guardato,  e c’è voluta tanta pazienza, si fa per dire, la puntata condotta da Bruno Vespa con Antonio Polito, editorialista di punta del Corriere della Sera, non sappiamo se ancora vicedirettore, il quotidiano  che fa parte del gruppo Cairo proprietario anche de La7.  Una intervista, si fa per dire, o meglio un tappetino steso ai piedi di Salvini. Due esempi: Vespa si rivolgeva a Salvini chiamandolo senatore, quasi a voler dimostrare  la “distanza”  nei confronti dell’intervistato. Ma il giochino reggeva poco perché il Salvini si rivolgeva al conduttore dicendogli “senti Bruno”.  Bruno ci potrà dire che l’amicizia con il Salvini gli consente di dargli del tu. Ma del  mestiere di giornalista  fa parte la distanza dall’intervistato. Il tu di un politico ad un giornalista è un brutto segnale. Confermato  dalle domande del Vespa, domande che avevano in sé anche la risposta. Aria fritta, si dice in gergo. Per quanto riguarda l’editorialista del Corriere, ogni volta che gli poneva una domanda faceva una premessa: “Posso chiederle…”. Quasi a chiedere scusa per la domanda, domanda che non poneva al Salvini alcun problema. Anzi gli dava modo di esporre le sue tesi, o meglio di fare propaganda a buon mercato. Ci domandiamo, ma questo è giornalismo? E, ancor di più e più grave, è il fatto che la Rai, servizio pubblico, sembra aver appaltato al Salvini Matteo l’informazione elettorale. Vespa parla di “svista”. Non si tratta di una “svista”. Ma del ruolo del servizio pubblico, tanto più che ci troviamo in una difficile fase politica, in cui la televisione, la Rai, per molti cittadini ed elettori che pagano l’abbonamento, è l’unica fonte di  informazione. Ci chiediamo ancora se i giornalisti del servizio pubblico, con  gli organismi sindacali che li rappresentano, all’interno delle singole testate, del  complesso Rai, della Federazione della stampa abbano qualcosa da dire.  I giornalisti con le loro organizzazioni sindacali rivendicano il diritto di informare i cittadini, i quali hanno il diritto ad essere informati. Questa è la libertà di stampa, un caposaldo della  democrazia che la Rai non perde occasione di violare.

Lo spottone di Salvini durante l’incontro Juve-Roma subito stigmatizzato dal comitato Bonaccini e dal Pd

“Lo spot di Salvini, un lungo sonoro in cui spiega perché votare per la Lega in Emilia-Romagna ed in Calabria andato in onda durante l’intervallo di Juventus-Roma di Coppa Italia come ‘anteprima di Porta a Porta’ è un fatto gravissimo e senza precedenti. Domani mattina presenteremo un esposto urgente all’Agcom” aveva annunciato Andrea Rossi, deputato Pd e responsabile della campagna elettorale di Stefano Bonaccini, nei minuti successivi alla messa in onda. “Il comportamento della Rai è gravissimo – dice Rossi – inaccettabile, inqualificabile. L’Emilia Romagna non merita questo trattamento, né di essere raccontata in questo modo”. A seguire una nota durissima dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai. “Una ‘opera d’arte’ che rischia di costare una multa salata alla Rai. E nel caso chi la pagherà? Le casse della Rai, e quindi i cittadini, o l”artista’ Bruno Vespa che ha furbescamente usato il promo per dare una vetrina prestigiosa e seguitissima (l’intervallo della partita) a un leader politico alla vigilia di elezioni delicatissime? Forse anche in questo caso si farà appello alla ‘libertà artistica’ per giustificare questo sfregio ai principi di pluralismo sui quali è fondato il Contratto di Servizio” si legge in una nota dell’esecutivo.

Nella mattinata, fortissima la pressione sullo scivolone della Rai, sia per lo spottone che per l’intera intervista di Salvini a Porta a Porta. Mentre Pd e M5S preparavano esposti all’Agcom e interpellanze parlamentari, la consigliera di amministrazione Rita Borioni prendeva carta e penna e scriveva una durissima missiva all’amministratore delegato della Rai, Salini.  “Mi sono risolta a scriverti questa lettera aperta anche dopo i fatti di ieri sera”, scrive tra l’altro Borioni nella lettera, in cui cita anche “la reiterazione dei richiami di AgCom sulle criticità nella rappresentazione delle diverse forze parlamentari nei notiziari di diverse televisioni nazionali. AgCom aveva già segnalato la questione a fine novembre chiedendo che nell’attuale trimestre avvenisse un riequilibrio tra le forze politiche. Cosa che non è avvenuta. Non sfugge a nessuno che se anche la questione coinvolge tutti i maggiori notiziari del panorama televisivo italiano, assume una rilevanza enorme per il servizio pubblico che, per obblighi determinati dal Contratto di servizio e dalla Convenzione con lo Stato, deve, tra l’altro, garantire informazione corretta e imparziale e un corretto svolgimento della vita democratica”. Di qui la richiesta di un “intervento immediato”. “Evitare, rimandare o temporeggiare ancora su questo punto sarebbe gravissimo per la tenuta stessa della credibilità, della dignità – del servizio pubblico ma anche di tutti coloro che lavorano per esso – e del prestigio della Rai. Significherebbe un servizio pubblico che viene schierato con una o un’altra parte politica alterando in maniera insopportabile e impropria la sana dialettica tra i partiti. Il che sarebbe intollerabile – conclude Birioni – per il Paese, per il servizio pubblico e per chi, come me, tenta umilmente di amministrarlo”.

Trascorso del tempo, il neodirettore di Rai1, Stefano Coletta, preso atto dell’ammissione di responsabilità da parte di Bruno Vespa per l’errore accaduto ieri sera relativamente allo spot del programma “Porta a Porta”, andato in onda durante l’intervallo della partita Juventus-Roma, ha accolto la proposta del giornalista di un immediato atto riparatorio al fine di garantire un rigoroso riequilibrio. E quindi ha deciso che durante il primo break della fiction “Don Matteo” il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, risponderà questa sera al medesimo quesito posto al segretario della Lega nel corso del promo trasmesso ieri in modo che la durata complessiva degli interventi di Zingaretti sia pari a quello di Salvini. “Mi sembra che la Rai abbia riconosciuto che è stato fatto un errore, quindi è stata giusta la denuncia” ha commentato il segretario del Pd Nicola Zingaretti. Ma anche se il doveroso passo indietro e riparatore della Rai è stato effettuato, restano gli effetti dello spottone. Non è lo stesso pubblico, sia in termini di qualità che di quantità. Insomma, la frittata è stata fatta, anche per effetto una evidente omissione di controllo da parte dei vertici.

E comunque la riparazione non può nascondere le “provocazioni” di Salvini in queste ultime ore di campagna elettorale in terra emiliana. Basta semplicemente citare il caso della “citofonata” di Bologna a casa di una famiglia tunisina accusata di spaccio. La citofonata è stata stigmatizzata da chiunque abbia capito che si è trattato di una incredibile, inedita, forzatura delle regole democratiche, che certo non può passare sotto silenzio. Il capo della polizia Gabrielli, ad esempio, è stato chiarissimo: “Stigmatizzo sia quelli che fanno giustizia porta a porta, che quelli che accusano la polizia in maniera indiscriminata”. E il presidente della Conferenza episcopale italiana, monsignor Bassetti, non è stato meno duro, commentando il video di Salvini a Bologna: “Io devo ribadire i principi di fondo, umani e cristiani, che valgono per tutti e poi ognuno li applica”, le parole di Bassetti. E il coordinamento migranti nazionale della Fiom Cgil scrive: “un comportamento grave, indecente, privo di dignità politica che, per quanto ci riguarda, squalifica ulteriormente l’ ‘onorevole’ Matteo Salvini e il proprio partito soliti a strumentalizzare il diffuso disagio sociale dei lavoratori e delle lavoratrici, alimentare la contrapposizione tra le persone e la guerra tra poveri, individuando in particolare nei migranti il capro espiatorio su cui costruire la fortuna elettorale e la crescita del consenso proprio e della Lega”. E infine, a conferma di un linguaggio politico e di comportamenti, quelli di Salvini, che hanno davvero oltrepassato il segno della civiltà in modo preoccupante, la Fiom-Cgil nazionale osserva: “ancora una volta siamo quindi in presenza di un comportamento ed un linguaggio, di Salvini e del suo partito, volto ad intimidire la parte debole del Paese senza mai avere il coraggio di contrapporsi alle organizzazioni criminali, alle mafie, agli autentici poteri criminosi che pervadono parte dell’economia illegale, droga compresa, e le stesse istituzioni repubblicane come dimostrano anche le recenti inchieste della magistratura”.

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