Ast Terni. Fiom: Governo e Parlamento devono intervenire su crisi siderurgia nel suo complesso

Ast Terni. Fiom: Governo e Parlamento devono intervenire su crisi siderurgia nel suo complesso

Per l’Ast di Terni la crisi produttiva e occupazionale sta assumendo livelli preoccupanti: lo dimostra il mancato raggiungimento degli obiettivi del piano industriale che prevedevano 2.350 occupati diretti per 1 milione di tonnellate di acciaio fuso all’anno che mette in discussione l’intero accordo e la sopravvivenza di almeno una linea produttiva. E a fronte di questa situazione la ThyssenKrupp ha registrato una perdita di 300 milioni di euro. Per questo Governo e Parlamento devono intervenire e prendere una posizione in un quadro di ristrutturazione della siderurgia nel suo complesso per affrontare la fase di transizione industriale ed ecologica. E’ la Fiom, per bocca di Alessandro Rampiconi, segretario generale Fiom-Cgil Terni, nel corso dell’audizione in Parlamento a tratteggiare la delicata situazione dell’impianto Thyssen di Terni che rappresenta l’37% del Pil provinciale e il 63 % del Pil comunale.

“Le Acciaierie Speciali Terni”, sostiene Alessandro Rampiconi, segretario generale Fiom-Cgil Terni “stanno assumendo interesse di valenza nazionale. L’azienda sta attraversando un periodo di crisi produttiva e occupazionale come dimostra il ricorso alla cassa integrazione fino a febbraio 2020. Il sito produttivo rappresenta l’37% del Pil provinciale e il 63 % del Pil comunale. Chiediamo una verifica sull’attuazione dell’accordo sottoscritto il 3 dicembre del 2014 che si poneva due obiettivi fondamentali: dal punto di vista occupazionale 2.350 occupati diretti e a livello produttivo 1 milione di tonnellate di acciaio fuso annuo. Il non raggiungimento di questi due obiettivi, anche a causa dell’importazione delle bramme dall’Indonesia, mette in discussione l’intero accordo e la sopravvivenza di almeno una linea produttiva. A fronte di questa situazione la proprietà ThyssenKrupp ha registrato una perdita di 300 milioni di euro. In Europa si sta determinando un riassetto dei principali competitors. Il Governo e il Parlamento devono intervenire e prendere una posizione in questo quadro di ristrutturazione della siderurgia nel suo complesso e per affrontare la fase di transizione industriale ed ecologica”.

Infine, “occorre convocare un tavolo al Mise per discutere della crisi della siderurgia, che è un settore industriale strategico, da cui dipendono diverse produzioni. Un tavolo che si rende necessario anche per il rinnovo dell’accordo del 2014 in scadenza a settembre 2020”, conclude Rampiconi.

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