Salva-stati. La mala informazione protagonista della campagna contro il Mes. Le bugie dei media hanno le gambe corte. Il livore di Salvini e gli insulti di Meloni

Salva-stati. La mala informazione protagonista della campagna contro il Mes. Le bugie dei media hanno le gambe corte. Il livore di Salvini e gli insulti di Meloni

Finisce di parlare Salvini e La7 chiude la telecronaca dall’aula del Senato dove ha avuto luogo la seduta in cui il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha fatto chiarezza sulla vicenda che ormai da giorni e giorni è all’ordine del giorno dei mezzi di informazione, il  Mes, il meccanismo europeo di stabilità, European Mechanism stability, ribattezzato dai media il salva-stati. In discussione l’approvazione dello Statuto. Conte già alla Camera ha fatto chiarezza su  tutto quanto è  avvenuto a partire da quando al governo si è insediato l’esecutivo  gialloverde,  l’alleanza Cinque stelle-Lega, con Di Maio e Salvini, vicepresidenti e ministri, il pentastellato di dicasteri ne aveva due. In altra parte del giornale diamo conto del dibattito che ha contribuito a fare chiarezza, grazie anche alla ricostruzione del ruolo giocato dall’Italia nel merito della vicenda Mes. Conte ha ricordato di aver sempre informato il Parlamento di tutti i passaggi che il suo governo, il Conte 1, aveva fatto e di quelli in corso nel Conte 2, M5s, Pd, Leu, Italia Viva, ministri del Tesoro, Tria, nella edizione che vedeva alleati i pentastellati con i leghisti e Gualtieri, in quella odierna.

Telecronaca de “La7” in spasmodica attesa dell’intervento del capo Lega.

Sarà stato un caso ma la telecronaca de La7, era condotta da una giornalista  che non vedeva l’ora di ascoltare Salvini, e spasimava così come aveva fatto nel corso della trasmissione, dove era stato attaccato Bonaccini – esponente del Pd  e candidato alla presidenza della Regione Emilia, attuale presidente – da una giornalista de la Verità perché in un manifesto non aveva indicato chi lo sosteneva. Bonaccini aveva  spiegato che trattandosi di una lista civica doveva completare il quadro delle forze che lo sostenevano. Niente da fare, la giornalista e qualche ospite subito sogghignavano, il Bonaccini voleva nascondere il sostengno del Pd. Quasi che gli emiliani ignorino quale sia il  partito in cui presidente della Regione milita. Nel frattempo si poteva notare l’ansia, l’attesa per l’intervento di Salvini. E finalmente è arrivato. Se si pensa che la Meloni, Fratelli d’Italia, antenati missini, aveva dichiarato in qualche intervista che era importante che “l’Italia sappia se noi abbiamo un Presidente del Consiglio che ha firmato con il sangue degli italiani le cambiali per tenersi seduto sulla poltrona di Presidente del Consiglio”.  Dal Salvini non c’era niente di meglio da attendere. Se ce ne era bisogno ha rivelato intanto che non è in grado di affrontare una discussione sul Mes, è già tanto se qualcuno gli ha tradotto  questa sigla. Ci limitiamo a dire che nel suo intervento una cosa è stata chiara, ha lisciato  il pelo al Di Maio, il capobastone dei pentastellati, il quale è stato il primo a sollevare il problema Mes, quasi non sapesse di che si trattava e si è messo di traverso, mentre il suo collega Gualtieri stava lavorando per il bene di questo Paese stabilendo rapporti importanti con la Ue.

Giornalisti, direttori, editorialisti, Rai tv e radio al servizio dei leghisti

È stata una giornata importante per il governo, per il paese. Importante anche per i media, radio, televisioni, carta stampata, protagonisti, forse come non mai di una vera e propria campagna di disinformazione. Ne abbiamo lette e sentite di tutti i colori in particolare nelle rubriche, nei talk show con conduttori che, visibilmente per la prima volta avevano sentito parlate di Mes e raccontavano balle.  Si trattava non solo di giovani giornalisti ma anche di autorevoli firme, editorialisti i quali  nei  loro attacchi al ministro Gualtieri in particolare hanno insistito che il “salva-stati” era gestito da un ente privato. Una bugia grande come una casa perché il Mes è un ente tecnico che fa capo alla Ue e tutti i ministri  finanziari dell’ Unione europea ne fanno parte. Non solo, le decisioni che prende devono avere il timbro della Commissione Ue. Ancora, quando cominciano a circolare le notizie sulla “scoperta” del Mes, che esiste ormai da molti anni,  nasce nel 2010, si chiamava  European Financial Stability Facility. È stato già usato in Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Cipro. Solo con il nuovo statuto del Mes se si interviene in aiuto di uno Stato non c’è ristrutturazione automatica del debito. Quello che avvenne per la Grecia, spremuta come un limone, non potrà più avvenire, ma i media filoleghisti continuano a far campagna. Così come evitano di raccontare che è stato proprio un  intervento dell’Italia, allora governo gialloverde, a far eliminare l’automatismo. Pur di attaccare Conte  fanno a meno di rivendicare un fatto positivo. Ancora. Salvini  nella sua campagna contro l’attuale governo ha più volte richiamato la parola “rischio”, che era stata pronunciata quando è esploso il “caso Mes” da Bankitalia nella sua massima dirigenza. È accaduto che sempre Bankitalia, meglio informata, ha poi annunciato che il “rischio” per le nostre banche non c’era più, ma il Salvini e i media che lo sostengono ha continuato imperterrito ad usare la parola “rischio”.

Intimidazioni nei confronti dei risparmiatori rilanciate dai media

Altro argomento, si fa per dire, in realtà una intimidazione nei confronti dei risparmiatori i quali rischierebbero di vedersi mangiato il conto in banca. Ancora: si mette in campo lo spauracchio della Germania. I media, i cui direttori pressoché tutti i giorni sono presenti in qualche trasmissione televisiva, forti della loro sapienza, si fa per dire, sostengono che tutta questa storia del Mes è un favore alla Germania, alle banche tedesche in difficoltà. Fanno finta di ignorare che  in economia conta qualcosa il rapporto fra debito e Pil. Da noi questo rapporto si situa al 135.7%, in Germania al 63%.

Ora la parola passa alle quattro forze politiche di governo. In particolare spetta a M5S, a Giggino Di Maio che sembra sentire il richiamo della sirena, l’intervento di Salvini nell’aula del Senato, ha chiesto il rinvio della approvazione della riforma del Mes, la ristrutturazione del debito in particolare, non si capisce come e perché, viste le nuova modalità (un segnale rivolto al Salvini?, ndr). L’Ecofin si riunisce il 4 e il 5 dicembre, riunioni preparatorie, ultime limature, poi il 12 e il13 dicembre il Consiglio europeo dovrà dare l’approvazione definitiva. Negli ambienti europei si sussurra che il rinvio può anche essere ottenuto ma non viene consigliato. Fonti non sospettabili avvertono: l’Italia ha già ottenuto importanti risultati ma, come dice il proverbio, chi troppo vuole niente stringe.

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