Conte e Di Maio. Quale partita si sta giocando sul Mes? M5S insegue la Lega sullo stesso terreno populista? Conte non lo segue

Conte e Di Maio. Quale partita si sta giocando sul Mes? M5S insegue la Lega sullo stesso terreno populista? Conte non lo segue

Chiudere definitivamente la riforma del Meccanismo europeo di stabilità, ma cercando una soluzione per non “mettere nell’angolo l’Italia”, come un rinvio della firma o della ratifica del nuovo trattato. Alla vigilia dell’Eurogruppo, le posizioni dei partner non sono cambiate sul Mes, anche se aumenta l’irritazione per quello che una fonte europea definisce “l’opportunismo politico” di Matteo Salvini. Perché il segretario federale della Lega, che oggi è tornato ad attaccare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, era al governo quando a giugno si era trovato un accordo politico sulla riforma del trattato Mes. Il suo obiettivo – agli occhi dei partner europei dell’Italia – è di “mettere in trappola il Movimento 5 Stelle” e “destabilizzare” la coalizione di governo con il Pd. Anche per questo c’è la disponibilità da parte dei partner europei a fare una concessione formale sul calendario. L’Eurogruppo sarà chiamato mercoledì a finalizzare gli ultimi dettagli tecnici delle linee guida sul ruolo del Mes come backstop (rete di sicurezza) comune per il Fondo unico di risoluzione delle banche e sulle modalità di funzionamento delle Clausole di azione collettiva (Cacs) che potrebbero facilitare la ristrutturazione del debito. Ma la vera questione che dovranno affrontare i ministri delle Finanze della zona euro è quella dei tempi per la ratifica del trattato. Una fonte dell’Eurogruppo aveva già chiarito che un rinvio della firma del trattato di “uno o due mesi” non sarebbe un problema. Oggi una fonte di Bercy ha confermato che la Francia non vuole “mettere l’Italia in un angolo”. E lo stesso Giuseppe Conte da Londra ha chiarito che non c’è nessuna intenzione da parte del governo di “battere i pugni sul tavolo di Bruxelles”.

Dalla bagarre in Parlamento ai silenzi nel governo, il Mes resta ancora al centro del dibattito

Giuseppe Conte è intervenuto ieri alla Camera e al Senato, fra le contestazioni delle opposizioni e i silenzi del leader 5Stelle Di Maio, che non ha neanche applaudito il discorso del premier. Eppure, “i temi oggetto, o che dovevano essere oggetto, della discussione parlamentare di ieri sono di enorme importanza per l’Italia, apparentemente molto tecnici ma molto importanti perché chiamano in causa il futuro della finanza pubblica e del risparmio degli italiani” dice il dem Antonio Misiani, viceministro dell’Economia, in un’intervista a Circo Massimo, su Radio Capital. “Andrebbero discussi guardando al merito dei problemi, con onestà intellettuale e anche con la durezza necessaria quando si affrontano visioni contrapposte. Ma il dibattito di queste settimane è stato dominato da un tasso di strumentalizzazione insopportabile e da una propaganda e da una narrazione che prescinde sia dal merito dei problemi sia dal metodo della discussione”. Il viceministro è sulla stessa linea del presidente dell’Abi Patuelli sul principio della ponderazione dei titoli di Stato: “Ha ragione, è inaccettabile. Il ministro Gualtieri combatterà duramente in sede europea perché impedire che passi questo principio pericoloso e contrario agli interessi nazionali italiani. Ma”, precisa, “non riguarda il Mes ma il completamento dell’unione bancaria”. E, tornando sul meccanismo europeo di stabilità, Misiani ricorda che “presidente del Consiglio e maggioranza hanno chiarito due punti: continueremo a seguire la logica del pacchetto, guardando all’insieme delle riforme; e l’ultima parola spetta al Parlamento, come è giusto che sia. Nessuna decisione sarà assunta senza un voto parlamentare”. Sembrano parole di buon senso, e politicamente sostenute da un’analisi rigorosa della vicenda del Mes.

Tuttavia, resta ancora da sciogliere il nodo Movimento 5 Stelle, con il capo politico Luigi Di Maio, costretto a rincorrere fazioni e gruppi interni, piuttosto che la logica, la politica e il buon senso. Ciò che appare evidente è che la posizione dei 5Stelle più che irremovibile non è che un pretesto per alzare la voce, dal momento che in fatto di propaganda populista sono stati nuovamente e letteralmente scavalcati, in Parlamento e nell’opinione pubblica, dalla coppia Salvini-Meloni. Ne è testimonianza l’uscita di Alessandro Di Battista a sostegno della posizione (quale?) di Di Maio. Citiamo qui la lettura impietosa che ne dà il sindaco di Parma Pizzarotti, secondo il quale Di Battista “non ha nessun peso”. Anzi, “nei momenti più caldi torna, sennò nessuno si ricorda che esisteva”. Ma se è così, se cioè prevalgono interessi di immagine e di potere interno, come può il M5S pensare di ottenere ancora credibilità? E non solo sul tema del Mes, ma anche sulla manovra economica e soprattutto sulla Giustizia. Nel tentativo di fornire “ai suoi” qualche chiarimento sul Mes, Di Maio ha pubblicato martedì un lungo post su Facebook, nel quale sostiene la tesi del complotto, per la quale “nella riforma che si sta discutendo in Europa” ci sono “aspetti che in futuro rischiano di far finire l’Italia sotto ricatto. È questo che non ci sta bene”. Ora, se il ministro degli Esteri di uno dei Paesi fondatori della Ue, e membro dell’Eurozona, ha questi sospetti, egli ha l’obbligo di fare nomi e cognomi. Chi sta cercando di mettere l’Italia “sotto ricatto”? E perché non lo ha detto nei primi mesi del 2019, all’epoca del primo governo Conte, e lui era con Salvini vicepresidente, quando il Mes è stato discusso in Consiglio dei ministri e in Parlamento? Ma Di Maio scrive che “il Movimento sapeva quello che era agli atti pubblici e fruibili da tutti. E sfido chiunque, per quanto riguarda il sottoscritto, a provare il contrario. Detto questo, il Movimento 5 Stelle continua ad essere ago della bilancia. Decideremo noi come e se dovrà passare questa riforma del Mes, che è una cosa seria e su cui gli italiani debbono essere informati accuratamente”. Ma se è una cosa seria e se l’intenzione di Di Maio fosse davvero quella di rendere tutto trasparente, perché non dice, da ministro degli Esteri chi sarebbe l’autore del complotto europeo? Ammesso, e forse non concesso, che ve ne sia? Viene il dubbio, leggendo le righe finali del post, pericolosissime, che il ministro degli Esteri non sappia cosa scrive quando accusa “la volontà tedesca” di “infierire un colpo devastante al nostro sistema bancario”. Ma se le cose stanno davvero così, il ministro degli Esteri dell’Italia dovrebbe avere il coraggio di prendere il telefono e chiamare le autorità tedesche, e riferire in Parlamento. Ma perché allora nel dibattito parlamentare tutto ciò non è emerso negli interventi dei 5Stelle? Perché affidare la tesi del complotto a facebook è più facile? La questione del Mes è davvero seria, concordiamo, ma messa così appare davvero una rovinosa caduta nel peggiore dei populismi, per giunta da parte del capo politico della formazione più numerosa del Parlamento e ministro degli Esteri.

Sibilline le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un punto stampa a Londra a margine del vertice Nato. “Con Di Maio – ha spiegato Conte – mi sento quotidianamente. Sul Mes abbiamo fatto un vertice di governo: nell’arco di tre ore ci siamo confrontati sui vari aspetti, abbiamo emesso un comunicato congiunto, che è stato recepito anche nella mia esposizione di ieri alle Camere. Su questo non c’è nessuna divisione per quanto riguarda le modalità con cui muoversi all’interno di questo percorso”, e fin qua si capisce il tentativo di Conte di gettare acqua sul fuoco delle polemiche. Ma poi non si trattiene, e in qualche modo rende pubblici i problemi interni al M5S. Conte afferma: “se poi mi parlate che ci sono differenti sensibilità tra forze di maggioranza, o all’interno di una forza di maggioranza su questo tema, vi dico che se prendessimo dieci economisti a parlare di Mes tirerebbero fuori dieci valutazioni diverse, sono temi su cui si possono fare tante valutazioni. Ieri ho cercato di riassumere una posizione complessiva, di ricostruire quello che è stato il negoziato”. In ogni caso, “l’ultima parola spetterà al Parlamento, è nelle cose che sia sovrano: si tratta di una modifica a un trattato. Prima di quello, lavoreremo per rendere questo progetto non solo compatibile ma pienamente utile agli interessi nazionali”. Non è altro che il rovesciamento della tesi complottista di Di Maio e Di Battista. Ma Conte non è il presidente del Consiglio selezionato e scelto da quei due? E perché ora non si fidano? Avanziamo un modesta ipotesi: si sta facendo largo nei capi dei 5Stelle la convinzione che ora più che mai, per pigliare qualche voto in più alle elezioni, devono gareggiare con Salvini in fatto di messaggi populisti, antitedeschi, complottisti. Come diceva quel tale? A pensar male si fa peccato, ma talvolta ci si azzecca…

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