Roberto Bertoni. In quell’Aula sorda e grigia…

Roberto Bertoni. In quell’Aula sorda e grigia…
Quest’articolo esce in una data molto particolare. Era, infatti, il 16 novembre 1922 quando Benito Mussolini, presentandosi alla Camera per chiedere la fiducia al governo fascista, pronunciò la fatidica frase: “Avrei potuto trasformare quest’Aula sorda e grigia in un bivacco di manipoli”. E ne pronunciò un’altra che dovrebbe far accapponare la pelle, se non altro per la sua attualità: “Chiediamo i pieni poteri perché… senza i pieni poteri voi sapete benissimo che non si farebbe una lira – dico una lira – di economia”. I pieni poteri sono un’aspirazione totalitaria che talvolta ricorre nelle cronache politiche, probabilmente dettata dall’ignoranza di chi li invoca e, purtroppo per lui, non ne conosce i precedenti storici. Se sapesse che, oltre a Mussolini, li chiese e li ottenne anche Hitler, il 24 marzo 1933, dopo il rogo del Reichstag e le elezioni stravinte dal Partito nazionalsocialista (NSDAP) il 5 marzo di quell’anno, saprebbe infatti che, anche dal punto di vista dell’opportunità politica, si tratta di una richiesta allarmante e altamente controproducente.
L’argomento di quest’articolo, tuttavia, non è la scarsa conoscenza storica delle nostre sempre più deludenti classe dirigenti bensì l’impotenza del Parlamento al cospetto di una società e di un mondo che cambiano repentinamente e si orientano verso una direzione che costituisce la negazione stessa della democrazia parlamentare. Basti pensare a ciò che abbiamo visto nell’ultimo decennio, assistendo a scene sconsolanti come l’Aula spesso vuota, persino in momenti in cui non sarebbe dovuto succedere per nessun motivo al mondo, e la continua umiliazione delle istituzioni, a colpi di decreti legge e voti di fiducia, tagliole, canguri e altre oscenità che, comprimendo il dibattito fra le forze politiche, hanno finito con l’annullarlo, contribuendo all’imbarbarimento di un clima sociale già elettrico. L’ultima follia, ossia il taglio dei parlamentari varato a inizio ottobre, senza alcuna garanzia costituzionale, per mere ragioni di costo, come se la democrazia potesse essere equiparata a una spesa qualsiasi, la dice lunga sull’inconsistenza complessiva di chi è chiamato oggi a guidare una macchina il cui motore è in panne e non si intravedono meccanici in grado di prendersene cura.
Del resto, quando la propaganda anti-parlamentare, filo-maggioritaria e presidenzialista dilaga da un quarto di secolo, con crescente intensità, quando la volgarità regna sovrana e il disprezzo per la politica cresce a dismisura, fino a rendere anti-politici i politici stessi, un po’ per convenienza e un po’, temo, persino per convinzione effettiva, quanto i partiti diventano, a loro volta, anti-partiti, non partiti, a-partiti, a-politici e un’altra serie di ossimori, assurdità e contraddizioni insanabili, in un contesto del genere, da pre-’22, la democrazia è già stata messa all’angolo. Sapere che presto si potrebbe andare a votare in questo clima, con intere generazioni umiliate e un’autoreferenzialità dei gruppi dirigenti della sedicente sinistra, per non parlare del M5S, che desta letteralmente impressione, segnala un pericolo che non può essere sottovalutato. Non mi riferisco al fascismo ma al vuoto, che del fascismo è, storicamente, la pre-condizione.
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