Pd. Conclusa a Bologna Tutta un’altra storia, l’assemblea nazionale. Una kermesse organizzata da Gianni Cuperlo alla ricerca di una diversa cultura politica. Modificato lo Statuto

Pd. Conclusa a Bologna Tutta un’altra storia, l’assemblea nazionale. Una kermesse organizzata da Gianni Cuperlo alla ricerca di una diversa cultura politica. Modificato lo Statuto

Aveva promesso un Pd aperto al ‘civismo’ e così è stato. Almeno nella sua fase primordiale. Alla vigilia della votazione del nuovo statuto, che segnerà una rinnovata fase del Partito democratico, il segretario Nicola Zingaretti ha riunito a sé, nella tre giorni di Bologna, rappresentanti della società civile, dei sindacati, della scuola. Archiviata definitivamente l’era renziana dell’uomo solo al comando, Zingaretti riporta sul palco di ‘Tutta un’altra storia’ intellettuali e sostenitori, ritornati ad essere veri militanti, e predilige il dibattito al ‘one man show’ del passato. Zingaretti non cita mai i colleghi di governo, o i fuoriusciti di Italia viva, ma il tema alleanze è il grande ‘convitato di pietra’, soprattutto in una giornata che segna l’inizio ufficiale della campagna elettorale a sostegno di Stefano Bonaccini, in vista delle regionali del 26 gennaio. Il segretario fuga i dubbi, e le tensioni interne che vorrebbero un ritorno alle urne, blindando il governo: “Non abbiamo alcuna tentazione di staccare la spina”, spiega. Allo stesso tempo, però, bisogna evitare le “polemiche che logorano la percezione di una squadra che lavora per l’Italia”. Avanti dunque con l’esecutivo giallorosso e apertura a chiunque condivida il progetto progressista del Pd. L’appello all’unità arriva anche dal presidente del Parlamento europeo David Sassoli, intervenuto nel corso della seconda giornata di kermesse che ha visto alternarsi, tra gli altri, economisti come Fabrizio Barca e i segretari di Cisl e Cgil Annamaria Furlan e Maurizio Landini, ma anche il sindaco ex 5 Stelle di Parma, Federico Pizzarotti, padre Francesco Occhetta di Civiltà Cattolica, la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo e Imen Jane, nickname di Imen Boulahrajen, che spiega l’economia in pillole ai ragazzi su Instagram. Al centro c’è il tema del lavoro, con il caso Ilva a fare da protagonista. E anche in questo caso il segretario vuole segnare una rottura con il passato: nessuno slogan, nessuna parola fuori posto. Sulla questione decide il governo, ribadisce. Soltanto, si permette di chiedere all’esecutivo tempi celeri per evitare la chiusura dello stabilimento.

La terza e ultima giornata dell’assemblea bolognese del Pd è stata aperta da Gianni Cuperlo, presidente della neonata Fondazione Costituente per la formazione e la promozione della cultura politica. Secondo Cuperlo, “per noi politica è organizzare un campo democratico, un movimento democratico più largo di noi”. Cuperlo indica per il Pd “la partenza di un viaggio lungo, possibilmente con il miglior vento”. Nel suo intervento, l’ex parlamentare dem ha ricordato Gramsci. “Nel momento in cui entrava in carcere, per non uscirne più – ha detto – Gramsci chiedeva una grammatica tedesca, un breviario di linguistica e una Divina Commedia. Lo ricordo perché tra le cose insopportabili di questo momento c’è il racconto per cui solo la destra sa parlare al popolo. Sa stare in mezzo alla gente. Non è così”. Per Cuperlo bisogna “rinnovare le classi dirigenti nella politica e nello Stato. E’ decisivo. Ma tutto sta a capire come tu lo fai. Una parola va messa nel cassetto per sempre: questa parola è rottamazione”.

A conclusione della tre giorni, Nicola Zingaretti parla per più di un’ora e mezza davanti ai delegati che, di lì a poco, daranno il via libera definitiva alla riforma dello statuto. Nel farlo disegna il partito che verrà, senza però rinunciare a togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Galvanizzato dalla grande partecipazione fatta registrare dalla tre giorni di assemblea aperta a Bologna, sale sul palco e attacca frontalmente i “cantori di distruzione”, definizione che sembra diretta a Matteo Renzi, colui che ha ammesso di voler fare quello che Macron ha fatto ai socialisti francesi. “Rispetto ai tanti cantori di distruzione di questo partito, dobbiamo muoverci e proiettarci in una nuova dimensione, alle battaglia nazionali e locali che dovremo affrontare”. E aggiunge: “Non si illuda chi combatte il Pd per rosicchiare qualche consenso, non fa altro che scavare la fossa per sé e per il centrosinistra”. “Dare vita a un partito aperto e dinamico”, è questa dunque la proposta che il segretario del Pd lancia dal palco della sala convegni di Fico, il parco agroalimentare di Bologna, dove si è conclusa la tre giorni democratica “Tutta un’altra storia. Gli anni 20 del 2000”. “Ci vuole serietà – ha detto il segretario dem – se vogliamo cambiare l’Italia e non comizi. Guai a confondere la responsabilità con la debolezza, la timidezza. E’ il tempo del coraggio e della proposta, di ricostruire piuttosto che di distruggere. E’ il tempo del riformismo. I democratici che vogliamo sono quelli dello sviluppo e della giustizia sociale”. E inoltre, “nessuna chiusura o autosufficienza ma innovazione e movimento”: queste le parole chiave del nuovo Pd, secondo il segretario Zingaretti. Ma attenzione, ha precisato, “non dismettiamo affatto la nostra vocazione maggioritaria che non è autosufficienza boriosa”. Ma ad animare la giornata del segretario è, a sorpresa, proprio la discussione sull’identità del partito. L’ovazione tributata sabato a Maurizio Landini ha fatto rizzare le antenne all’ala più liberal e riformista del Partito Democratico. L’antefatto: il leader Cgil ha lanciato un duro atto d’accusa a un modello di sviluppo che, ha spiegato, lungi dal garantire maggiore giustizia sociale ha prodotto più sfruttamento nei luoghi di lavoro e divisioni fra gli stessi lavoratori. Ne è seguito un lungo applauso che, evidentemente, ha lasciato perplesse le anime più moderate del partito. E a poco sono serviti gli interventi del gesuita padre Francesco Occhetta e del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia dal quale, tra l’altro, sono arrivati i complimenti a Zingaretti per essere riuscito a mettere insieme rappresentanti sindacali, della chiesa e del mondo dell’industria.

Il Partito Democratico così si dà, da oggi, domenica 17 novembre 2019, un nuovo statuto e una nuova identità che lo proietteranno, almeno nelle intenzioni dei dirigenti, negli anni Venti del nuovo secolo. Nicola Zingaretti ha fatto delle parole “unità” e “apertura” la cifra della sua segreteria e le nuove regole sembrano rispondere a queste due parole d’ordine. Sono undici (più la conferma delle primarie aperte per la scelta del segretario) le modifiche apportate ai 47 articoli che compongono lo statuto democratico, circa un quarto dell’intero impianto normativo dei dem. Eppure, vanno ad incidere su campi che riguardano molto da vicino la vita dei dirigenti e, soprattutto, di elettori e militanti. La novità politicamente più rilevante è ritenuta la fine dell’automatismo per il quale il segretario del Pd è anche candidato alla presidenza del Consiglio: un aspetto legato ad una interpretazione della “vocazione maggioritaria” del partito che voleva i dem elettoralmente autosufficienti. Ma era fondata su un modello rigidamente bipolarista, oggi di fatto scomparso. In questo modo, invece, la premiership sarà sempre contendibile attraverso le primarie di coalizione, e sarà altrettanto contendibile la segreteria del partito.

Il secondo punto politico riguarda la ‘forma’ stessa del partito e dei suoi organi statutari. Il Pd diventa un partito federale, con la nuova direzione nazionale indicata per la metà dai territori ed eletta per i suoi 2\3 dai territori e per un terzo composta da rappresentanti e amministratori locali, segretari locali e regionali scelti dagli iscritti. Allo stesso principio risponde anche la nuova assemblea nazionale dei sindaci che si avvale anche di un coordinamento e di un coordinatore che sarà componente della segreteria nazionale.

La quarta novità riguarda le regole del congresso che non sarà convocato solo per votare, ma anche per discutere. E’ prevista una prima fase per gli iscritti, riservata al confronto su documenti politici e contributi tematici; in una seconda fase, per iscritti ed elettori, si terranno primarie aperte per la scelta del segretario e del suo programma di mandato. Introdotta anche la possibilità del Congresso straordinario per tesi su proposta del segretario.

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