ArcelorMittal. Il governo tentenna, giravolte dei grillini, ora offrono uno “scudo a tempo” . Giochi di Renzi. Rinvii di Conte. Landini: l’esecutivo ripristini le condizioni dell’accordo. Manifestano i lavoratori Whirlpool

ArcelorMittal. Il governo tentenna, giravolte dei grillini, ora offrono uno “scudo a tempo” . Giochi di Renzi. Rinvii di Conte. Landini: l’esecutivo ripristini le condizioni dell’accordo. Manifestano i lavoratori Whirlpool

È una sorta di maledizione l’incrocio fra la manovra di Bilancio all’esame delle Commissioni di Camera e Senato  e le vicende, sempre più complesse, lotte difficili da dipanare, che riguardano grandi gruppi industriali, in primo luogo l’ex Ilva di Taranto, le altre aziende del gruppo che opera in Italia, tutto il complesso di fabbriche dell’indotto e non solo nel tarantino. Ed anche l’andamento della  vertenza che riguarda la Whirlpool di Napoli con i lavoratori che hanno attuato un blocco stradale nel capoluogo partenopeo e si chiedono “Governo dove sei?”.  Lavoratrici e lavoratori – dice Massimiliano Guglielmi della Fiom Cgil Campania – “non si fermano. Siamo sempre convinti che l’azienda debba rivedere le scelte, che il tempo debba servire per attivare un tavolo di confronto rimettendo al centro le ragioni dei lavoratori e del sindacato: riconfermare gli accordi di ottobre 2018 e trovare soluzioni per confermare Napoli come stabilimento produttivo del perimetro. Protestiamo ancora una volta perché il governo deve svegliarsi: Whirlpool – sottolineano i lavoratori – è stata dimenticata”. Vincenzo Accurso della Rsu Uilm ribadisce che la protesta di oggi serve per spingere il governo “a riaprire la trattativa al Mise. Whirlpool propone solo nuove aziende che con il tempo chiuderanno, con Prs rischiamo di finire come altri lavoratori che sono di nuovo per strada”. Dal Mise, il ministero per lo sviluppo economico, dicono, non arriva alcuna notizia.

Alla Sanac, refrattari di acciaio, a rischio 372 posti di lavoro

Altra vertenza che non va avanti quella dei lavoratori della Sanac. Mentre scriviamo è in corso un vertice presso la sede del ministero dello Sviluppo economico tra governo e sindacati che parlano di “un effetto domino che rischia di avere esiti altrettanto drammatici come quelli di Arcelor Mittal”. Sanac ha 372 dipendenti e quattro stabilimenti, attiva nella produzione di refrattari di acciaio, assorbita per il 70 per cento all’ex Ilva. L’accordo con ArcelorMittal per l’ex Ilva prevedeva anche che l’azienda fosse acquisita dalla multinazionale indiana entro il 20 dicembre: ora tutto torna in discussione e il futuro dei lavoratori, per cui è stata annunciata la cassa integrazione straordinaria, rimane appeso a un filo. “Ci auguriamo che il governo riesca a recuperare questa situazione che ha creato togliendo l’immunità a Mittal e dandogli un elemento per andare via”, afferma Giampiero Manca, segretario generale della Filctem Cgil della Sardegna. “Sanac produce mattoni refrattari, se chiudono i forni la produzione diventa inutile. La richiesta che facciamo alle istituzioni è di non perdere neanche un posto di lavoro, non ce lo possiamo permettere”. La Società anonima nazionale argille e caolini (Sanac) è leader in Italia nel settore dei refrattari uso siderurgico (ma è in grado di sviluppare, su richiesta, prodotti per qualsiasi utilizzo), coprendo circa il 35 per cento del mercato nazionale. Fondata nel 1939 per volontà dell’Iri, a metà degli anni novanta passa al gruppo Riva. La crisi della siderurgia e il calo delle commesse la portano nel 2015 all’amministrazione straordinaria. La società ha quattro sedi: Massa (120 dipendenti), Gattinara (Vercelli 102), Vado Ligure (Savona 80) e Assemini (Cagliari 70 dipendenti).

Un quadro drammatico nei diversi settori industriali legati alla ex Ilva

Un quadro drammatico quello che si presenta nei diversi settori industriali legati a ArcelorMittal. Tutti i limiti e le divergenze esistenti all’interno del governo giallorosso vengono a galla e  forse sarebbe  meglio non accoppiare  i colori, viste le posizioni assunte di volta in volta dai grillini e dai renziani, che mettono in serie difficoltà il Pd e Leu. M5s e Italia viva guardano più alla manovra di Bilancio, alle prossime elezioni nelle Regioni. Emilia Romagna in testa. E come se non bastasse, la Lega di Salvini è impegnata in una campagna forsennata raccontando balle, per esempio, per quanto riguarda la manovra di Bilancio. Basta seguire qualche dibattito, si fa per dire, televisivo, radiofonico, sulla Rai e anche su La7, dove conduttori benevoli, che assorbono tutto, danno via libera agli strilli, le urla di esponenti leghisti che non lasciano spazio a chi cerca di esaminare i problemi veri in discussione, il lavoro in primo luogo.

Accade così che della manovra di Bilancio i cittadini italiani non sono realmente informati, così come per quanto riguarda le crisi aziendali. Tanto che, per fare un esempio, esponenti renziani, lui, l’ex premier che ha portato al disastro il Pd per poi andarsene e fondare “Italia viva”, propone in manovra un grande piano  da 120 miliardi per la politica industriale, il salvataggio per le aziende in crisi. Già ma questi miliardi dove si trovano? Forse nel famoso giardino di Pinocchio, leggere il bel libro di Collodi fa sempre bene.

A rischio l’intero settore della siderurgia compreso l’indotto

È in questa difficile fase della vita del nostro Paese che si inseriscono le crisi aziendali, a partire da quella che stanno provocando  i padroni, ArcelorMittal, leggi Ilva di Taranto, in primo luogo ma che si portano dietro le altre aziende del gruppo  in Liguria, Piemonte, Puglia circa 10 mila lavoratori che rischiano di perdere il lavoro, forse mentre scriviamo l’hanno già perso, più qualche migliaia delle aziende dell’indotto e altre che operano nel settore della siderurgia. Il rischio è che  scompaia, di fatto, l’intero settore.

Per quanto riguarda il governo si legge di vertici convocati da Conte, poi saltati, è previsto in settimana ma non si conosce la data, di riunioni di maggioranza che non stanno in piedi, di grillini spaccati, con Di Maio messo alle corde, che bloccano qualsiasi iniziativa, prima votano un emendamento secondo cui veniva concesso ad ArcelorMittal lo scudo penale per eventuali danni provocati nella gestione aziendale, nella ristrutturazione, poi fanno barricate perché lo “scudo” non venga di nuovo concesso. Chi lo aveva addirittura scritto quell’emendamento, la ex ministra Lezzi, pentastellata appunto, ora dice no e fa le barricate. La commissione Finanze della Camera, annuncia la presidente Ruocco, M5S, ha giudicato inammissibili gli emendamenti presentati da Italia Viva e Forza Italia per reintrodurre lo scudo penale per l’ex Ilva. La motivazione sarebbe l’estraneità di materia. In extremis arriva il “ravvedimento” dei senatori pentastellati.

Il  ravvedimento dei pentastellati? Scudo penale in cambio di risanamento

Ora hanno votato, solo 5 i contrari, un documento, si dice molto sofferto, in cui si dà pieno mandato al ministro Patuanelli e al presidente del Consiglio Conte, di “ evitare la reintroduzione di una tutela legale per ArcelorMittal, ma con un possibile scudo penale a tempo – scrivono le agenzie di stampa – se ci fosse un ampio piano di risanamento ambientale solo se l’azienda torna a trattare”. L’ex ministro Lezzi ha ribadito il suo “no”. Tuttavia, il capogruppo M5S al Senato Gianluca Perilli smentisce le “ricostruzioni giornalistiche sull’assemblea dei senatori del M5s. In quell’occasione il gruppo ha confermato piena fiducia all’operato del ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, presente ieri in Senato”. E comunque ha confermato l’ammorbidimento delle posizioni pentastellate: “come gruppo dei senatori M5s, abbiamo dato allo stesso titolare del Mise mandato pieno per continuare la trattativa con ArcelorMittal e per richiamare il gruppo siderurgico al pieno rispetto degli impegni sottoscritti un anno fa per Taranto – aggiunge -. Al contrario da quanto riportato da alcune testate come Repubblica.it, non c’è stato però alcun documento ufficiale firmato. Né si è fatto alcun riferimento a forme di scudo penale a tempo”. Intanto, i legali dei commissari ex Ilva stanno preparando il ricorso cautelare e d’urgenza per sostenere la mancanza delle condizioni giuridiche per il recesso del contratto di affitto, preliminare all’acquisto, chiesto da ArcelorMittal con l’atto di citazione depositato in Tribunale a Milano. Il ricorso  dovrebbe essere presentato fra giovedì e venerdì. Intanto arriva l’annuncio che la prima udienza della causa civile avviata con l’atto di citazione depositato  in tribunale di Milano da ArcelorMittal per il recesso del contratto di affitto si terrà il 6 maggio del 2020.

Fiom di Taranto: Arcelor ha un solo obiettivo, chiudere la fabbrica

Bene, anzi male, malissimo. La Fiom di Taranto lancia un Sos sulla situazione di stallo nella vertenza ex Ilva. “In queste ore si sta decidendo il futuro di migliaia di lavoratori e dei cittadini e a farlo non è il governo, bensì la multinazionale. ArcelorMittal ha un unico obiettivo: chiudere la fabbrica e consegnare uno stabilimento senza alcuna prospettiva”. Così Francesco Brigati della segreteria Fiom cittadina e coordinatore Rsu dello stabilimento siderurgico di Taranto che prosegue: “A seguito di un sopralluogo effettuato dalla Fiom Cgil presso i parchi minerali, infatti, è evidente che ArcelorMittal ha individuato il percorso migliore per eliminare un competitor importante come l’Ilva di Taranto. Infatti, oltre ad aver acquisito quote di mercato, adesso sta lavorando per lo spegnimento degli impianti a partire dalla mancanza di approvvigionamento delle materie prime necessarie a mantenere in marcia gli impianti”. Al sindacato “risulta – osserva Brigati – che l’azienda abbia interrotto lo sbarco di materie prime presso lo stabilimento di Taranto (noi lo avevamo già scritto, ora arriva una conferma, ndr) e dirottato le navi verso altri siti del gruppo Mittal Europa. Un piano geniale e fruttuoso per la multinazionale. Pertanto, qualora dovesse ritornare lo stabilimento siderurgico nelle mani di Ilva in As non ci sarebbe più nulla da fare, in quanto ci vorrebbe più di un mese per reperire la materia prima necessaria al funzionamento degli impianti”. La Fiom Cgil ritiene quindi “indispensabile un celere intervento da parte del governo per impedire alla multinazionale di lasciare gli impianti con danni irreversibili”. “Tutto sta marciando al minimo regime, prossimo step la fermata” conferma Biagio Prisciano, segretario Fim Cisl Taranto.

Landini: Mittal ritiri il recesso. Non ci sono ragioni per mettere in discussione l’accordo

Conclusioni? Le lasciamo a Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, intervenuto a Terni per l’assemblea generale del sindacato. “È necessario che Mittal ritiri il recesso perché non ci sono le ragioni che l’hanno portata a mettere in discussione quell’accordo”. “Mittal deve essere richiamata da tutti – ha sollecitato Landini – ad applicare e rispettare gli accordi che ha firmato. Dall’altra parte in questa fase il governo deve confermare le scelte che aveva fatto il 3 settembre. Nel nostro Paese dal 2015 c’è una norma che accompagna il processo di riorganizzazione di Ilva nel suo risanamento ambientale – ha concluso il segretario della Cgil -, è una condizione che il governo deve ripristinare”.

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