Salvini a San Giovanni, flop politico, maschera da buonista. Berlusconi: ho dato vita al governo di centrodestra occupando la piazza della sinistra. Meloni richiama Mussolini “Dio, patria, famiglia”. L’ingombro dei fascisti di CasaPound

Salvini a San Giovanni, flop politico, maschera da buonista. Berlusconi: ho dato vita al governo di centrodestra occupando la piazza della sinistra. Meloni richiama Mussolini “Dio, patria, famiglia”. L’ingombro dei fascisti di CasaPound

Come al solito i numeri si rincorrono. Salvini aveva previsto centomila persone. Gli organizzatori ne annunciano duecentomila, la questura parla di quarantamila, esperti in numeri relativi a questa straordinaria piazza, parlando di qualcosa come settantamila presenze. Ognuno se la veda come meglio crede, Non è il numero in sé che conta ma la sostanza di questa manifestazione dove sono calati a Roma specialmente da Liguria, Lombardia, Veneto, le regioni del nord e del centro, il Lazio, Roma, ovviamente. Passeggiando nella piazza, certo affollata, molti dialetti, poche voci dal Mezzogiorno. Tanti cartelli, tante scritte, tante bandiere, quasi tutte della Lega. Sparse qua e là quelle dei forzaitalioti i quali, generosamente, si sono spellate le mani per applaudire il loro Berlusconi, di Fratelli d’Italia con la Meloni inviperita perché, contrariamente agli impegni presi, solo bandiere tricolori e niente propaganda per le singole sigle, campeggiavano solo scritte inneggianti alla Lega. Ma la leaderina tricolore si è rifatta quando  dal palco ha presola parola ed ha concluso il suo intervento gridando “Dio, patria, famiglia”, se ben ricordiamo un motto fascista. D’altra parte che ci si poteva aspettare da una erede del Movimento sociale. E per quanto riguarda i migranti devono essere accolti – ha detto – i veri rifugiati. Giusto, ma come si fa a decidere chi è un rifugiato se, con il governo di cui proprio Salvini era un protagonista, vicepresidente e ministro,  non consentiva l’ingresso nei nostri porti? Misteri, ma la Meloni è fatta così.

Presenza ingombrante dei neofascisti. Le nostre proposte sovraniste le copiano tutti

Ingombranti anche se pochi, poco più di mille, quelli di CasaPound, i neofascisti guidati dal leader Simone Di Stefano il quale ai cronisti ha fatto presente che: “siamo patrimonio di idee sovraniste, nostre proposte copiate da tutti”. A Salvini saranno fischiate le orecchie. Ha tentato con ogni mezzo di dire che la presenza di CasaPound era quasi un fatto occasionale, invece no. Si sono fatti sentire. Ha avuto ragione Mara Carfagna, esponente di primo piano di Forza Italia, e con lei altri dirigenti, a disertare la piazza proprio per la presenza dei fascisti. E i solerti organizzatori della manifestazione si sono  premurati di organizzare un po’ di  “volantoni” con scritto “Carfagna cucù accendi le tv”. Ancora qualche cenno sulla piazza, la  folla, gli applausi, i buu, ci chiederete ma che hanno detto Salvini, Berlusconi, oltre alla Meloni di cui abbiamo dato qualche cenno, di più non merita. Il neocapo del centrodestra, Matteo e quello vecchio, Silvio, non hanno detto niente di particolare. Anzi, come vedremo, il vero protagonista è stato proprio il vecchio leader, il Berlusca che perde il pelo ma non il vizio. Prima qualche elemento di contorno: intanto la musica con la quale è stato accolto il Salvini quando ha preso posto sul palco. Sventolano le bandiere sotto il palco  accompagnato come già era avvenuto a Pontida dall’aria Nessun dorma della Turandot di Puccini in cui primeggia la parola “Vincerò”. Il grande Maestro se lo sapesse si rivolterebbe nella tomba e dovrebbero vergognarsi gli organizzatori della parata. Non solo questo. Ci mancava la lettura di  un passo, fra i peggiori, scritto da Oriana Fallaci, che, dice Salvini, preferisco a Carole, per poi ringraziare tutti i partecipanti: “dateci una mano a mandare a casa Raggi e Zingaretti, il duo sciagura”.

Esibizioni dei “governatori”. Da Toti, in cerca di appoggi, a Zaia, che parla di rivoluzione.

Prima si erano esibiti dal palco qualche sindaco e alcuni governatori, o meglio presidenti di Regioni, stante a quanto cita la Costituzione. Fra questi Toti, quello della Liguria che ha fondato un suo partito lasciando Forza Italia. Lui ha bisogno dei voti della Lega, il suo partitino non supera l’1%, visto che si ricandida alla presidenza della Regione Liguria. E omaggiando Matteo dice: “guardate questo palco e quanti governatori di centrodestra ci sono e ditemi come è possibile che questo paese lo governi il Pd… è davvero una bella piazza, domani diranno che è la piazza dell’odio e delle braccia alzate… questa, invece, è la piazza della speranza, del futuro e del buon governo del centrodestra”. Intanto Salvini, che sul palco ogni tanto prende il microfono prima del discorso con cui chiudere la manifestazione, grida “A casa, a casa”. Il  riferimento non è solo al governo, ma ai suoi avversari che governano Roma, la Raggi, sindaco, e Zingaretti presidente della Regione Lazio. Dopo Toti la piazza applaude Luca Zaia, leghista doc, presidente del Veneto  il quale  gridando ordina, non si sa bene a chi: “Togliere il galateo alle forze dell’ordine e riconsegnare il manganello, e non lo dico per strappare l’applauso alla piazza”. Poi ancora  un grido: “Tutti in strada pronti per la rivoluzione”. Ma di quale rivoluzione parla? Mistero, lo stesso Salvini fa finta di niente. Un Salvini che concludendo la  manifestazione  dopo Berlusconi e Meloni, punta a presentarsi come il buon padre di famiglia, altro che il “Papeete”, la spiaggia di Milano Marittima, gli show delle spogliarelliste che intonano l’inno di Mameli, le moto d’acqua della polizia che ospitano i figli del capo Lega, allora vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno. Risuonano le note di “Nessun dorma”. Si rivolge a Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. “Viva il futuro, viva Piazza San Giovanni, viva la Lega. Per voi, per i miei figli e per questo Paese sono pronto a dare la mia vita”. Dal palco si leva la musica finale e lui prosegue: “Grazie a Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi perché insieme si vince”, e chiede che la piazza abbracci anche loro. Salvini era salito sul palco già prima, all’inizio dell’evento, per salutare i presenti: “Questa non è la piazza di Matteo, Giorgia e Silvio, ma di tutti voi”. Ma, a dir la verità, non aveva prestato molta attenzione agli interventi dei due alleati.

Il Berlusca ricorda: nel 2006 portai a San Giovanni un milione di persone. Salvini incassa

Anzi, in particolare non aveva gradito le parole pronunciate da Silvio Berlusconi che aveva rivendicato, ed a ragione, di aver per primo “osato” promuovere una manifestazione  di Forza Italia nel “tempio” della sinistra, dal Pci, alla Cgil, al Primo Maggio. Ricorda, se Salvini avesse dimenticato, che nel 2006 organizzò a Roma, proprio a Piazza San Giovanni, una manifestazione cui presero parte, dice, più di un milione di persone. Salvini incassa e il Berlusca continua: “Siamo qui per dire no al governo delle tasse, delle manette, della burocrazia, del giustizialismo fuori controllo. Siamo qui per mandare a casa un governo non eletto dagli italiani. Oggi i nostri numeri in Italia sono aumentati: uniti conquisteremo sicuramente una grande vittoria, e siamo sicuri di vincere le prossime regionali, ovunque”. L’ex presidente del Consiglio si è poi rivolto a Salvini e alla Meloni: “Per vincere siamo tutti indispensabili”.  Dalla piazza  cori: “Silvio, Silvio”.  Poi la Meloni che, oltre al mussoliniano “Dio, patria, famiglia” dice banalità, ma pericolose: “Costruiremo un governo che dice che l’immigrazione illegale non si può fare in Italia, non ci sono scuse: su questo non si torna indietro. Se servono i muri si costruiscono i muri, se servono i blocchi navali, si fanno i blocchi”. Ma questo ultimo passaggio è stato interrotto dalla folla della Piazza con sonoro “buuu” di disapprovazione. SI arriva così alle conclusioni di Salvini. “Altro che estremismo, uomini normali, (magari anche donne visto che erano presenti in piazza, ndr) popolo contro élite, piazza contro Palazzo. Siamo 200mila, e duecentomila grazie”, ha continuato. Poi un riferimento a Zingaretti e Raggi: “Ho visto che la Raggi ha detto che sono ossessionato. Sì, dal fatto che ai nostri figli vogliamo dare un’Italia sicura e pulita, ma vorrei anche una Roma più sicura e più pulita. Due incapaci che si mettono insieme non fanno un buon sindaco e un buon governatore. Mandiamo a casa Raggi e Zingaretti che sono una vergogna per l’Italia intera. Duo sciagura, Gianni e Pinotto”. Salvini vuol mandare “a casa” anche Emiliano e De Luca, rispettivamente presidente di Puglia e Campania, definendoli “politici incapaci  del sud che hanno rubato i soldi per anni dimenticandosi della gente. A casa, a casa!”.

Il capo della Lega si presenta come buon padre di famiglia. Lascia a casa l’arroganza

Ma, in particolare, tenta di dare di se stesso una immagine diversa da quella aggressiva, dal capo, arrogante, che dà gli ordini, di chi chiude i porti, del comandante che si traveste con le magliette della polizia e delle forze dell’ordine. Vuole presentarsi come il buon padre di famiglia, un fervente cattolico, però non manca di rivolgere un saluto ai suoi amici razzisti, fascisti, a partire da Orban di cui tesse l’elogio. Ringrazia le donne che sono venute alla manifestazione, parla di bimbi, così lui chiama i giovani, per i quali occorre prevedere un futuro,di mamme e papà, che sono presenti in piazza, lui stesso un buon padre di famiglia. Anche riguardo ai migranti non più “se ne stiano a casa loro”, ordina la chiusura dei porti. Attacca il governo giallorosso e richiama il Vangelo: “Io credo che chi davvero applica gli insegnamenti del Vangelo e della Bibbia sia colui che impedisce che” i migranti “si mettano in mano agli scafisti”. Al governo, continua il leader del Carroccio, “Abbiamo gente con le mani sporche di sangue per aver permesso più partenze e più morti”. Sulla Siria dice: “Subito stop al processo di adesione della Turchia all’Unione Europea. Preferirei ragionare con Russia o Israele non con uno stato islamico che sta massacrando  il popolo turco”. Che dire? Finalmente anche Salvini si accorge che esiste un popolo turco. In passato, al governo, poteva fare qualcosa, per esempio, per far liberare il leader curdo Ocalan da tanti anni in carcere. Infine parla del  futuro: “Noi al governo torneremo e presto, torneremo dalla porta principale, senza trucco e senza inganno”. Fa l’elenco delle prossime elezioni regionali e afferma: “Le vinciamo tutte e nove e li mandiamo a casa Le leopoldine e gli incontri di Zingaretti e Di Maio guardano al passato”. Sempre arrogante, ma con moderazione, se possiamo dire. Per esempio  sull’Europa non ha fatto uno dei soliti interventi, di rottura, tracotanti. Forse perché ha capito che senza il Berlusca, e solo con la Meloni, non va da nessuna parte. E non può dimenticare che  Forza Italia fa parte del gruppo dei “popolari”, che sono al governo della Unione europea. E che Mediaset ha bisogno di un buon rapporto con la Ue. Infine vogliamo ricordare che non sono mancati gli attacchi alla magistratura, cosa ormai comune nelle manifestazioni delle destre. Berlusconi scherza perfino sui suoi molteplici processi. Meglio, se ne fa merito.

Consueti insulti a Gad Lerner. “Buffone tornatene in Libano”

Chiudiamo dando una notizia che non è una notizia perché ad ogni manifestazione della Lega Gad Lerner viene insultato. Così è avvenuto anche a Piazza San Giovanni. Il  giornalista, nostro caro amico, si è avviato al banchetto sotto il palco per ritirare l’accredito, è stato insultato da un gruppo di manifestanti. “Vattene! Cosa ci fai qui? Non dovresti entrare! Buffone tornatene al tuo paese, in Libano”. Infine, lasciando piazza San Giovanni uno sguardo al palco, lungo 60 metri, colore blu, cornice tricolore, slogan “Orgoglio italiano. Una patria da amare e difendere”. Poi i simboli tradizionali, in piccolo, “Lega Salvini premier” e “Prima gli italiani”. Il contrassegno elettorale leghista lo si poteva trovare anche nel leggio posto sul palco, da dove sono stati pronunciati gli interventi e nei pannelli sistemati a cornice del palco stesso. La Meloni non ha retto a tale pubblicità. Ha reagito in modo polemico ricordando che l’impegno preso dai leghisti era quello di una manifestazione senza simboli di partito. Beata illusione. Davvero poteva pensare che i leghisti organizzassero una manifestazione, costosa fra l’altro, per dar modo alla capo dei “Fratelli d’Italia” di non pagar pegno? Se davvero lo  credeva è bene che paghi l’ospitalità.

Share