Attentato contro la sinagoga in Germania. Violenza islamista o terrorismo di estrema destra?

Attentato contro la sinagoga in Germania. Violenza islamista o terrorismo di estrema destra?

Attorno a mezzogiorno, nella ricorrenza dello Yom Kippur (festa ebraica dell’espiazione), sono stati esplosi diversi colpi d’arma da fuoco davanti alla sinagoga di Halle, in Sachsen-Anhalt. Secondo fonti di polizia, è stato preso di mira anche un chiosco di kebab poco lontano dalla sinagoga, mentre una granata sarebbe stata lanciata contro il cimitero ebraico. La polizia parla di due morti (un uomo e una donna) e almeno due feriti gravi.

I testimoni riferiscono di uno o più uomini equipaggiati con armi automatiche. La polizia ha arrestato un uomo, ma è alla ricerca di almeno altri due sospettati. Gli attentatori avevano il volto coperto da un passamontagna, erano vestiti in tuta mimetica e portavano un elmetto militare con montata sopra una telecamera. La televisione pubblica tedesca MRD ha nel frattempo diffuso un video in cui apparirebbe uno degli attentatori intento a sparare da dietro un veicolo, mentre sono state pubblicate alcune foto che ritrarrebbero uomini armati con fucili da combattimento. Sempre stando ai testimoni, uno degli attentatori avrebbe provato a entrare nella sinagoga, dove al momento si trovavano tra le settanta e le ottanta persone, ma non sarebbe riuscito a oltrepassare le misure di sicurezza approntate per la festività ebraica, aprendo quindi il fuoco contro una donna che usciva dal cimitero. Dopo l’attacco, gli attentatori sarebbero fuggiti in automobile verso l’autostrada, in direzione Landsberg, che dista quindici chilometri da Halle. Verso le 13:50 la polizia ha riferito di un’ulteriore sparatoria proprio a Landsberg – ma non è ancora chiaro se i due avvenimenti siano connessi tra loro – mentre le ricerche degli attentatori in fuga si stanno concentrando attorno alla zona di Lipsia, in Sassonia.

Indizi che conducono a destra

Se le autorità tedesche parlano già di un attentato, del tutto da chiarire sono però le motivazioni. Gli elementi finora raccolti dagli inquirenti e il racconto dei testimoni confermerebbero la matrice antisemita dell’attacco, che potrebbe chiamare in causa sia il terrorismo islamico che quello di estrema destra. Tuttavia, tanto le modalità dell’attacco, gli armamenti e le telecamere (come nel caso di Christchurch), quanto gli spari contro il chiosco di kebab – dove un uomo avrebbe perso la vita – parrebbero avvalorare la seconda ipotesi. Inoltre, proprio questa mattina, le autorità bavaresi avevano intrapreso una serie di perquisizioni e arresti negli ambienti neonazisti locali, dove si sarebbe preparato attentati contro moschee, partiti e organi d’informazione. Per il momento, la polizia non ha però alcun elemento che colleghi l’attentato di Halle con gli arresti in Baviera.

Se, come molti indizi sembrano suggerire, l’attacco di oggi alla sinagoga è opera di militanti di estrema destra, la cosa purtroppo non dovrebbe sorprendere. Da più di un anno i servizi segreti tedeschi e gli organi di polizia riferiscono di un crescente fermento tra i gruppi neonazisti e, soprattutto, di una maggiore diffusione delle armi da fuoco al loro interno – non solo pistole, ma anche fucili automatici e armamenti pesanti. In tempi recenti il problema era cominciato a emergere quando, nell’ottobre del 2017, un esponente dei Reichsbürger (un gruppo di estrema destra che non “riconosce” la legittimità della Repubblica federale tedesca) sparò a un poliziotto durante una perquisizione della propria abitazione. Tuttavia un salto di qualità nel terrorismo di estrema destra si ebbe nel giugno 2019, con l’omicidio di Walter Lübcke – presidente del governo della città di Kassel, membro della CDU e “colpevole” di appoggiare la politica migratoria della cancelliera Merkel – da parte di un estremista di destra che in passato aveva militato sia in gruppi neonazisti che nella più rispettabile AfD. Nel rapporto sulla sicurezza nazionale, redatto quest’anno dai servizi segreti tedeschi, il terrorismo di estrema destra è stato considerato – assieme a quello islamico – il maggior pericolo interno della Germania.

Terrorismo di estrema destra, un problema solo tedesco?

Il terrorismo di estrema destra ha lasciato una lunga scia di sangue nella Germania riunificata. Il  caso più importante fu certamente quello della cellula NSU (Nationalsozialistischer Untergrund), che si macchiò dell’omicidio di dieci persone (nove migranti e una poliziotta) e di 47 tentati omicidi tra la fine degli anni Novanta e il 2007 – il tutto nel disinteresse delle autorità tedesche, che inizialmente attribuirono le morti a “regolamenti di conti” tra migranti. Tuttavia, quelli della NSU rientravano ancora nell’ambito degli omicidi “comuni” – per quanto motivati politicamente e finalizzati a una precisa strategia di terrore e destabilizzazione – mentre i casi più recenti si caratterizzano per l’attacco diretto alle istituzioni democratiche (come il caso Lübcke) o il ricorso ad attentati indiscriminati contro bersagli caratterizzati simbolicamente (gruppi di immigrati nel centro di una città, una manifestazione di avversari politici, i fedeli in una moschea o in una sinagoga). Questo secondo aspetto mostra inoltre un processo di imitazione da parte dell’estrema destra dei metodi del terrorismo islamico – come, ad esempio, l’auto lanciata contro la folla a Charlottesville nell’agosto del 2017.

Come il caso di Halle – proprio nella sua indeterminatezza – mostra eloquentemente, l’attuale pericolo del terrorismo non è più solamente islamista, ma saremo sempre più spesso obbligati a chiederci se morti insensate siano dovute alla follia di attentatori islamici oppure a quella dei “nazionalisti” nostrani. Tuttavia, al di fuori della Germania e di alcuni gruppi di studio legati all’Unione europea (possiamo qui ricordare il rapporto del 2018 dell’High-Level Commission Expert Group on Radicalisation), equiparare il terrorismo di estrema destra a quello islamista pare ancora un tabù, destinato a scontrarsi con l’incredulità o la derisione di un’opinione pubblica abituata a sentirsi dire che la violenza fascista appartiene al Novecento e che i neofascisti, alla fine, sono solo “bravi ragazzi patriottici”. È inoltre particolarmente grave che una situazione simile si vada a creare in un paese come il nostro dove, egli ultimi dieci anni, le due sole azioni terroristiche (Casseri a Firenze nel dicembre 2011 e Traini a Macerata nel febbraio 2018) sono da ascrivere ambedue a esponenti di estrema destra – senza dimenticare il sequestro di armi pesanti a Genova nel luglio scorso. A noi la scelta se aprire gli occhi su un problema drammaticamente urgente, oppure aspettare l’ennesimo fatto di sangue.

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