Sulla Open arms, ancora in acque internazionali, sale Richard Gere: “non siete soli”. E la Ocean Viking salva altri 85 naufraghi

Sulla Open arms, ancora in acque internazionali, sale Richard Gere: “non siete soli”. E la Ocean Viking salva altri 85 naufraghi

“Abbiamo avuto informazioni sul fatto che alcuni dei migranti presenti a bordo della nave di Open Arms hanno espresso la volontà di chiedere asilo in Europa. Sappiamo che Open Arms è ferma in acque internazionali nel Mediterraneo centrale e chiediamo a tutti i Paesi sicuri della regione di attivarsi affinché queste persone possano scendere e chi ne ha bisogno possa fare richiesta d’asilo” ha dichiarato Barbara Molinario, funzionaria dell’Unhcr. Per chiedere che i 121 migranti da 8 giorni bloccati a bordo della Open Arms al largo di Lampedusa possano finalmente sbarcare, scende in campo anche Richard Gere: è salito sulla nave della ong catalana per portare viveri e soprattutto lanciare un appello. “La cosa più importante per queste persone è avere subito un porto sicuro, scendere a terra e iniziare la loro nuova vita. Non siete soli” dice circondato dai migranti soccorsi ormai più di una settimana fa al largo della Libia. Parole alle quali il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, tra un comizio balneare e il botta e risposta con gli ex alleati cinquestelle, risponde a modo suo: “Speriamo che si abbronzi, che si trovi bene, non penso gli manchi nulla”. L’interprete di decine di film che hanno fatto la storia del cinema è arrivato a bordo di prima mattina da Lampedusa, stringendo mani e abbracciando molti dei 121 migranti, tra cui 32 minori di cui due gemelli di 9 mesi. “Abbiamo un compagno speciale, un amico e soprattutto un attivista dei diritti umani” ha twittato la ong che è poi tornata a definire “inaccettabile” il fatto che “i diritti sanciti dalle convenzioni internazionali continuino ad essere sistematicamente violati”. E su questo aspetto ha chiesto “chiarimenti” anche il Garante dei detenuti, Mauro Palma, rivolgendosi al comandante generale della Guardia Costiera Giovanni Pettorino. Secondo il Garante proprio il divieto d’ingresso in acque italiane firmato da Salvini e l’evacuazione di 3 donne effettuata giorni fa dalle motovedette italiane configurano un “ambito di competenza” dell’Italia. In sostanza, è il nostro paese a doversi fare carico dei migranti. Parole che mandano su tutte le furie Salvini. “E’ andato oltre le sue competenze”, dicono infatti dal Viminale sottolineando che la nave è in acque internazionali e “non risultano prigionieri a bordo”. Dunque la sua richiesta è “sorprendente” e, attacca il ministero, “serve a giustificare la propria esistenza e il proprio stipendio”. Nessun cambiamento di linea quindi, come conferma lo stesso Salvini: “credo che questi 121 abbiano tutto il diritto di essere sbarcati a Ibiza o Formentera”.

Intanto, la nave Ocean Viking gestita in collaborazione da Medici Senza Frontiere (MSF) e Sos Mediterranee ha effettuato oggi il suo primo soccorso in mare, e si trova ora in acque internazionali con 85 persone a bordo, di cui 25 bambini, il più giovane ha solo un anno. Lo riferisce Medici senza frontiere, aggiungendo che stando alle prime testimonianze delle persone soccorse, ci sarebbe un altro barcone partito dalle coste libiche nello stesso momento. Per questo la nave resterà ancora nella zona di ricerca e soccorso per assistere eventuali altre imbarcazioni in difficoltà. “La nave Ocean Viking – racconta Sam Turner, capo missione di Msf in Libia e in mare – era nell’area di ricerca e soccorso da circa 10 ore quando ieri notte è arrivata la chiamata di allarme da Alarm Phone, che era in contatto diretto con i Centri di Coordinamento Marittimo italiano e maltese. Abbiamo pattugliato il mare tutta la notte e lanciato i gommoni di soccorso per trovare l’imbarcazione in difficoltà, ma senza successo. Poi, alle prime luci del giorno, un aereo militare ha avvistato il barcone. Ora abbiamo 85 uomini, donne e bambini vulnerabili a bordo. Siamo riusciti a portarli tutti in salvo a bordo, ma se non li avessimo trovati stamattina poteva facilmente diventare l’ennesimo tragico naufragio. Abbiamo più volte cercato di contattare il Centro di Coordinamento dei Soccorsi libico da quando abbiamo ricevuto l’allarme, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta fino a ben dopo il soccorso. Solo allora ci hanno offerto di portare le persone in Libia, in violazione del diritto internazionale”.

Ma – aggiunge Turner – “non potremo mai riportare le persone in Libia. Lavoriamo nel Paese, conosciamo gli orrori da cui queste persone fuggono e sappiamo che la situazione è così disperata che l’unica alternativa che sentono di avere per sopravvivere è attraversare il Mediterraneo”. Per il capo missione di Medici senza frontiere in Libia e in mare “nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra rischiare la propria vita in mare o restare intrappolati in un ciclo di abusi in Libia. Questa non può essere un’alternativa. Le circostanze in cui abbiamo trovato questo barcone e la risposta delle autorità – siano libiche, italiane o europee – mostrano quanto la situazione in mare oggi sia confusa e quanto gli Stati non stiano dando la priorità al loro dovere di salvare vite umane. Fino a quando l’Europa fallirà nel trovare soluzioni umane e sostenibili, le persone saranno costrette a intraprendere questo viaggio mortale. Non possiamo stare a guardare mentre le persone annegano in mare”. Un totale di 85 persone – di cui 79 maschi (56 adulti) e 6 femmine (di cui 4 adulte), con 25 bambini e minori di 18 anni – “sono state salvate e sono ora al sicuro a bordo”.

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