La nuova Roma nasce da un colpo di piccone. Virginia Raggi e il destino del tiburtino

La nuova Roma nasce da un colpo di piccone. Virginia Raggi e il destino del tiburtino

Un piccolo colpo di piccone, ovviamente simbolico, perché la sindaca di Roma Virginia Raggi non ha il physique du rôle dell’operaio edile, ed hanno preso il via i lavori per la demolizione della sopraelevata della tangenziale Est di Roma, nel tratto che costeggia la stazione tiburtina. “L’abbattimento di questa rampa della tangenziale era atteso da vent’anni” ha commentato Virginia Raggi. “I cittadini hanno pressato le amministrazioni affinché effettuati i lavori della stazione si potesse procedere alla demolizione. Mai fino ad oggi le loro richieste sono state prese in considerazione, noi lo abbiamo fatto. È un momento storico. A breve non vedremo più questo ecomostro”. Presenti alla cerimonia l’assessore del comune di Roma alle infrastrutture, Margherita Gatta e la presidente del secondo municipio, Francesca Del Bello. La Del Bello ha dichiarato: “è una grandissima festa, aspettiamo questo intervento da vent’anni. Quando la sopraelevata non ci sarà più i cittadini potranno alzare lo sguardo verso il cielo”.

Rimanere con i piedi per terra, senza inciampare in una buca

Ma si sa, chi guarda troppo per aria rischia di inciampare, magari in una buca. Il consigliere comunale del Partito Democratico, Giovanni Zannola, emette un vero e proprio bollettino di guerra. “Secondo gli esperti” spiega l’esponente dem “le buche della capitale causano il 30% degli incidenti mortali soprattutto tra motociclisti e scooteristi”. Prosegue Zannola: “ancora più grave è l’incapacità del Campidoglio di impegnare pienamente i fondi per la manutenzione stradale, anche in considerazione di una situazione così drammatica. La giunta grillina riesce a spendere solo il 20% dei fondi stanziati”. Il danno economico è anch’esso cospicuo. Pare che nel 2018 siano volati via in risarcimenti collegati allo stato delle strade quasi 15 milioni di euro.

L’affare delle ferrovie

Presa dalla grande opera dell’abbattimento della sopraelevata, l’amministrazione Raggi dimentica il quotidiano. Volando ancora più in alto plaude anche alla ristrutturazione dell’intero scacchiere tiburtino/nomentano che ruota intorno alla stazione tiburtina su cui dovrebbe sorgere il nuovo centro direzionale della capitale. Tutto parte dalla vendita, da parte di FS, dei lotti a cavallo dei binari. L’agenzia Dire riporta: “si lavora a fari spenti, il progetto è chiaro, seppur non definito”. Come fa un progetto urbanistico ad essere “chiaro” e contemporaneamente “non definito” è un mistero. Scopriamo che il tutto è in “fase di revisione ad un tavolo cui partecipano FS e dipartimento urbanistica del comune di Roma”. Sembra comunque che ci sarà spazio per un nuovo hotel, locali commerciali, il nuovo centro direzionale delle Ferrovie, un nuovo terminal bus, la nuova sede dell’Istat. Una montagna di cemento. Parliamo di 150.000 metri quadrati di diritti edificatori. Cosa che fa ragionevolmente prevedere un flusso non indifferente di persone, in un’area storicamente congestionata in cui il traffico degli autobus extraurbani, ora attestato oltre la stazione tiburtina, ha aggravato storiche difficoltà di circolazione.

Speriamo, per il bene di Roma, che l’amministrazione riesca a togliere lo sguardo dalla tangenziale e a “definire” meglio quel che accade sulla terra. Il rischio è quello di un pasticcio in piena regola che vede i cittadini perdenti, in cui l’unica vincitrice sarà Ferrovie, che ha dato via ad un affare per miliardi di euro.

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