Tria. Due pagine di intervista sul futuro economico dell’Italia. Non dice niente, in puro stile Crozza. Ha una sola certezza: lui sta con Salvini, contro i migranti e pollice verso nei confronti di Carola

Tria. Due pagine di intervista sul futuro economico dell’Italia. Non dice niente, in puro stile Crozza. Ha una sola certezza: lui sta con Salvini, contro i migranti e pollice verso nei confronti di Carola

Ci hanno provato due “firme” di Repubblica, Francesco Manacorda e Roberto Petrini, a dar corpo ad una intervista con il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, su quanto ci attende nel  prossimo futuro. Fra le domande una in particolare doveva dare “ossatura” alla intervista. “Il tema – chiedono al ministro – ora è quello del prossimo anno. Nella lettera a Bruxelles avete garantito che vi atterrete alle regole del patto di stabilità. Quale obiettivo di deficit/Pil avete fissato?”. C’era poco da girarci attorno ma Tria che in questo è uno specialista ha fatto un rapido riassunto, debito alto, deve essere riportato a “un sentiero di riduzione”, altre chiacchiere e poi quella che il ministro evidentemente riteneva la risposta determinante. Leggiamo basiti anche se, vedi Crozza, dovremmo essere abituati alle “fughe” di Tria quando non sa cosa dire. Ma  questo ministro non finisce mai di stupire. Invece di rispondere alla domanda, cruciale, essenziale, per quanto riguarda il futuro del nostro Paese, il rapporto con la Unione europea che ci ha rimandati ad ottobre, e sarà un esame non facile, agli intervistatori fa sapere che “per il 2020 è però prematuro mettere delle cifre: vedremo come andrà l’economia italiana nel secondo trimestre, anche nel contesto di quella europea”.  Al pensiero che il ministro non abbia una idea di come affrontare il 2020, il debito, il rapporto con il deficit, l’Iva da coprire, vengono i brividi. Vuol dire che il governo brancola nel buio. È stata evitata l’apertura della  procedura di infrazione per la seconda volta in sei mesi. Ma questa situazione non può durare a lungo. E il ministro candidamente non sa che dire, che fare, come muoversi.  Tria sembra ignorare, o fa finta, che la situazione economica dell’Italia nei prossimi mesi non sarà certo di quelle che fanno gridare di gioia. Gli indicatori economici, di cui quasi ogni giorno qualche istituto di statistica, ente, associazioni, banche, a partire da quella europea, segnano, quando va bene, incertezze. Ma bene non va quasi mai. Impossibile che Tria al momento non fosse a conoscenza della nota mensile dell’Istat in corso di pubblicazione in cui si afferma che segnali di ripresa dell’economia internazionale appaiono episodici e nel complesso i dati hanno segnalato tendenze meno positive rispetto alle attese.

Il ministro dell’Economia ignora i dati negativi. Il Pil rallenterà nel secondo trimestre

Possibile che Tria ignori gli shock negativi dovuti alle perduranti politiche protezionistiche degli Stati Uniti,  che il commercio mondiale non ha ripreso slancio…? Nella zona euro, le prospettive per i prossimi mesi rimangono modeste. Il calo della produzione industriale ad aprile (-0,5% m/m) e le indicazioni derivanti dai dati qualitativi hanno confermato nel secondo trimestre la debolezza del settore industriale. Ancora, le previsioni elaborate da IFO, KOF e ISTAT nello Eurozone Economic Outlook (EZEO), il Pil dell’area dell’euro è atteso rallentare nel secondo trimestre, condizionato dalla prevista flessione della produzione industriale, mentre nei trimestri successivi si registrerebbe un lieve recupero (+0,4% nel terzo e nel quarto). A giugno, l’Economic Sentiment Indicator (ESI) per l’area dell’euro, elaborato dalla Commissione europea, è diminuito dopo il rialzo di maggio. La media tra aprile e giugno è risultata in calo di 2,9 punti rispetto ai tre mesi precedenti. La flessione ha interessato tutti i maggiori paesi dell’eurozona (Germania -2.9, Italia -1.5, Francia -1.0 e Spagna -0.6).  Rallenta il commercio mondiale, sempre più debole appare il ciclo industriale,  peggiora la fiducia delle imprese. Confesercenti parla di “un contesto economico complessivamente ancora fragile”. A fronte di un miglioramento dell’occupazione e del potere d’acquisto delle famiglie di cui parla la nota mensile dell’Istat, da notare che per quanto riguarda l’occupazione si tratta di contratti precari e che per il potere di acquisto delle famiglie siamo solo ai decimali. Sempre l’Istituto di statistica rileva “il perdurare del rallentamento produttivo, il calo della fiducia dei consumatori ed una probabile nuova frenata dell’economia internazionale nei prossimi mesi”. “Non sembrerebbe, dunque, concludersi la fase di incertezza – osserva Confesercenti – che riguarda sia i consumatori che le imprese e che non si consolidino i segnali di ripresa”. Torniamo alla intervista. Un lavoro difficile per Manacorda e Petrini. Chiedono a Tria  come intende trovare per il 2020 risorse per 40-50 miliardi, compresi i 23 per evitare il rialzo dell’Iva. Non c’è risposta. O meglio. Tria farfuglia, parla di spending review, di “un attento esame delle tax expenditures”. Fa sapere che “manterremo gli obiettivi di bilancio non attraverso un aumento delle tasse ma con il contenimento della spesa”.  Il che significa, ma Tria non ha il coraggio di dirlo, tagli a spese essenziali come quelle per la scuola, la sanità. Concludiamo. Un ministro molto reticente, dice e non dice, allude ma non afferma.  Anzi no. È capace anche di offrire certezze. Gli viene chiesto come giudica il caso Sea Watch e la scarcerazione della capitana Carola. Gli intervistatori ci mettono del loro e parlano di “speronamento di una imbarcazione della Guardia di Finanza”. Le cose sono andate un po’ diversamente ma lasciamo perdere. Tria così risponde: “Mi piacerebbe che  ci fosse un po’ di unità nazionale di fronte a  una violazione palese delle leggi di uno stato democratico come quella che è avvenuta”.  Un assist a Salvini il quale se la prende con i colleghi ministri che non lo sosterrebbero. Stia tranquillo, nelle sue scorribande contro i migranti che fuggono da guerre, terrore, torture, ha trovato in Tria un  sostenitore. Senza se e senza ma.

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