Basteranno sette giorni a pulire Roma? Intanto, mentre la Raggi fa i suoi tavoli, regnano i topi e si ribellano i territori

Basteranno sette giorni a pulire Roma? Intanto, mentre la Raggi fa i suoi tavoli, regnano i topi e si ribellano i territori

La presidente di Ama, Luisa Melara, ha rivolto un appello ai cittadini romani: “Producete, meno immondizia. È necessario contenere al massimo la produzione dei rifiuti”. Le intenzioni sono nobili, dare una mano nella gestione dell’emergenza, limitando al massimo la quantità di immondizia da trattare. Una richiesta che nasce, secondo la municipalizzata, dal fatto che Roma rischia di trovarsi con mille tonnellate in più di rifiuti in strada visto che tra il fabbisogno di 2100 tonnellate e quanto stanziato dalla Regione Lazio, secondo Melara, c’è un deficit. Notizia smentita dalla Regione. Ma i romani hanno risposto decisamente male all’appello dei vertici Ama. Roma spende, ogni anno, quasi 777 milioni di euro per l’immondizia. Una spesa pro capite di circa 270 euro. Molti si chiedono perché, a fronte di un esborso simile, si dovrebbero produrre meno rifiuti. Perché, per un consumatore medio, fare meno immondizia vuol dire comprare, mangiare, bere di meno. Quindi “vivere di meno”. La domanda dei cittadini appare più che legittima.

Ama ha 30 giorni per approvare il bilancio 2017 e 2018. Il vecchio Cda era stato infatti revocato pochi mesi fa dalla sindaca Virginia Raggi perché si era rifiutato di variare il bilancio del 2017 dichiarandolo in perdita. Una cosa è certa: per il momento i conti di Ama rimangono in rosso e l’immondizia è per strada. Un bel guazzabuglio che i romani non comprendono.

In principio fu Malagrotta

Le radici del problema non sono nei comportamenti individuali dei romani, ma in fenomeni strutturali. Tra le cause principali della nuova emergenza c’è la chiusura dell’impianto di Malagrotta, una delle discariche più grandi di Europa. Nel 2013, il sindaco Ignazio Marino in accordo con il neoeletto governatore della regione Lazio, Nicola Zingaretti, decide di accogliere le richieste dell’Europa, che riteneva la centrale troppo inquinante, e che invitava alla chiusura del plesso. Da allora Roma non è più autonoma nello smaltimento dell’immondizia ed è costretta a inviare fuori regione o all’estero i rifiuti che non riesce a gestire in autonomia.

Tavoli e topi che ballano …

Si è svolto, in Campidoglio, un incontro tra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, il nuovo management dell’Ama, guidato dalla neo presidente, Luisa Melara, e i sindacati Fp Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti, che ha dato il via ad una cabina di regia sui rifiuti. Il tavolo di lavoro sarà composto da due componenti per ogni sigla sindacale, da altrettanti membri di Ama e, se necessario, di altre strutture di Roma Capitale.

Il nuovo organismo fornirà “proprie osservazioni sulle linee guida del nuovo piano industriale entro 10 giorni dalla trasmissione da parte del cda”, si legge nel verbale di accordo, “si riunirà con cadenza settimanale” e i suoi lavori saranno articolati “progressivamente” su questi macrotemi: operatività, logistica, modelli di raccolta e piano straordinario pulizia; infrastrutture per la raccolta; mezzi; risorse umane/piano assunzionale; risorse finanziarie; iniziative per l’educazione ambientale e la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Sarà un tavolo, per quanto qualificato, a salvare Roma? C’è da dubitarne.

Ad essere ottimisti, invece, sono i topi. Sono stati avvistati più o meno ovunque, ma in quantità decisamente superiori alla pur copiosa norma. I simpatici amici roditori rovistano tra l’immondizia. Fin qui poco male, anche loro hanno il diritto di sopravvivere. Dal punto di vista della democrazia, in cui i numeri contano, la città è loro e potrebbero anche cambiarne il nome in “Topolinia”. Facezie a parte il problema è che più occasioni hanno di cibarsi, più si riproducono. Nel percorso tra la sala da pranzo (il cassonetto) e la camera da letto (la tana) lasciano dietro di loro pulci, zecche ed escrementi. Quanto basta per la trasmissione di malattie da tempo dimenticate. Vale la pena ricordare che dietro l’emergenza rifiuti si potrebbe profilare una vera e propria emergenza sanitaria alla quale non siamo per nulla preparati.

“E il settimo giorno dio si riposò”

Il segretario della Fit Cisl Lazio, Marino Masucci, esprime le sue perplessità riguardo alle dichiarazioni di Nicola Zingaretti sui sette giorni di tempo per pulire Roma. “Ho qualche dubbio che in sette giorni sia possibile pulire la città, perché le tonnellate di rifiuti in strada sono numerose.”

Dello stesso avviso Natale Di Cola, segretario della Fp Cgil di Roma e del Lazio: “È da capire che vuol dire pulita. Forse si riusciranno a togliere i sacchetti attorno ai cassonetti, ma bisogna fare anche quello che Ama ora non fa, come la pulizia o lo spazzamento”. Ha proseguito il segretario della Fp Cgil: “spero che sia la volta buona per garantire un servizio non dico decoroso ma degno di una capitale. Abbiamo una delle tariffe più alte d’Italia e i servizi peggiori”.

Complica il quadro la posizione della Rida Ambiente di Aprilia che aveva già annunciato nella serata di venerdì che non rispetterà il diktat del governatore, non concedendo ad Ama nuovi spazi di manovra per portare i rifiuti della raccolta straordinaria. Con questo ha dichiarato che sarà costretta a diminuire ulteriormente le quantità conferite.

Si rivede anche Manlio Cerroni l’ex proprietario di Malagrotta.  Il “re di Malagrotta“, sostiene che “la situazione dei rifiuti è seria e complessa. Non servono apprendisti stregoni”. Cerroni è anche “stufo di commentare l’emergenza rifiuti a Roma. Ormai solo un miracolo potrebbe far rialzare la capitale”. L’imprenditore ha anche evidenziato come ”Roma purtroppo continua anche oggi a essere una discarica a cielo aperto, come dimostra impietosamente anche la stampa odierna che parla di emergenza, di strade come discariche, di fetore criminali, di capitale infetta”. Insomma tra distinguo dei sindacati, prese di posizione degli imprenditori, difficoltà oggettive, la strada della pulizia in sette giorni sarà molto faticosa.

L’ottimismo della volontà di Valeriani e la rabbia dei territori

“La collaborazione tra le istituzioni sta producendo i suoi effetti e lo dimostra anche l’esito positivo della riunione tecnica che si è svolta tra Regione, Roma capitale e Ama”. Lo ha dichiarato Massimiliano Valeriani, assessore alle politiche abitative, urbanistica, ciclo dei rifiuti e impianti di trattamento, smaltimento e recupero della regione Lazio. “Solo nella giornata di oggi” prosegue in una nota Valeriani, “saranno conferite agli impianti di Roma e della Regione in totale circa 1400 tonnellate di rifiuti che rappresentano oltre la metà del fabbisogno settimanale dei quantitativi extra pari a 2000 tonnellate. Per questo voglio esprimere il mio più sincero ringraziamento ai cittadini dei territori che stanno dando una mano alla capitale, ai gestori degli impianti che hanno recepito l’ordinanza e agli operatori e al management Ama che da giorni si sta impegnando per risolvere l’emergenza rifiuti della città. Aggiungo che, nel rispetto del cronoprogramma stabilito dall’ordinanza, sono state pulite le aree sensibili della capitale e installati 390 cassonetti che vanno a sostituire quelli che nelle scorse settimane sono stati dati alle fiamme”.

L’assessore ringrazia i cittadini dei territori. Ma i territori sono in rivolta. I sindaci di Viterbo e Civitavecchia stanno già organizzando manifestazioni di protesta. La situazione più grave è a Civitavecchia, città già segnata dall’inquinamento portuale e da quello derivante dalla produzione energetica, che ospita, non a caso, un hospice oncologico, data l‘alta incidenza tumorale sul territorio. La città è particolarmente sensibile alle questioni ambientali ed il neo sindaco, Ernesto Tedesco (Lega) si è affrettato a dichiarare che “l’incapacità di Roma non può pagarla Civitavecchia”. Il primo cittadino è stato anche particolarmente duro sul metodo di Nicola Zingaretti: lui e gli altri sindaci interessati hanno appreso la notizia dai media, senza aver ricevuto comunicazione alcuna né dal Presidente della Regione, né dagli uffici competenti.

Mal di pancia anche nel PD locale. In una riunione del circolo cittadino, convocata in fretta e furia per discutere proprio dell’emergenza rifiuti, non sono state lesinate critiche al modus operandi di Zingaretti. Anche il partito, rimanendo totalmente spiazzato, ha dovuto apprendere il fatto che Civitavecchia era tra i siti interessati dai conferimenti straordinari dalla televisione ed oggi si trova a dover fronteggiare il forte malcontento popolare pur non avendo, oggettivamente, alcuna responsabilità. Molti militanti hanno alzato i toni, alla fine ricompresi in una faticosa dialettica.

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