Regione Umbria. L’inchiesta della procura di Perugia sulla sanità impone al Pd di chiedere le dimissioni alla presidente Catiuscia Marini. E già Salvini presenta la sua candidata alternativa

Regione Umbria. L’inchiesta della procura di Perugia sulla sanità impone al Pd di chiedere le dimissioni alla presidente Catiuscia Marini. E già Salvini presenta la sua candidata alternativa

In Umbria, Catiuscia Marini, presidente Pd della Regione, lascia e un’altra regione guidata dal centrosinistra (dopo Abruzzo e Basilicata) ‘cade’ a causa di un’indagine della magistratura. La governatrice umbra è indagata nell’inchiesta della procura di Perugia su alcuni concorsi per assunzioni all’ospedale del capoluogo che sarebbero stati pilotati. A seguito dell’iscrizione nel registro degli indagati, in tanti, tra i dem e non solo, si erano dichiarati garantisti e fino a martedì mattina Marini era intenzionata a prendere la parola in Consiglio regionale e andare avanti. Poi le intercettazioni pubblicate dai giornali hanno aperto uno squarcio sul malcostume politico dilagante in Regione sulla sanità che difficilmente poteva essere tollerato dalle parti del Nazareno. Non era mai accaduto in Umbria che un presidente si dimettesse prima della scadenza del mandato. Si compulsa così lo Statuto della Regione Umbria, che tuttavia non sembra chiarissimo sull’agenda politica. In caso di dimissioni volontarie per motivi politici, come quelle della Marini, la ‘costituzione’ umbra prevede che queste vengano discusse dall’Assemblea legislativa (già convocata per il 23 aprile ma non è escluso che la data possa cambiare). L’Aula potrà decidere di non accettarle con un voto a maggioranza assoluta. A quel punto la presidente avrà 15 giorni per decidere se revocare la decisione di lasciare il suo incarico o confermarla (come ha già annunciato di voler fare). Scatteranno quindi i 90 giorni per il voto. Lo Statuto non sembra essere invece chiaro su cosa accadrà se l’Assemblea dovesse ratificare le dimissioni. Eventualità al momento più probabile. Incertezza sembra esserci anche su chi dovrà indire le elezioni anticipate, la Regione o il Governo centrale. Dando per scontate le elezioni anticipate, i 90 giorni porterebbero le urne a ridosso dell’inizio di luglio e quindi in piena estate

L’indagine della procura di Perugia sulla sanità umbra che ha portato alle dimissioni della presidente Marini

L’indagine che ha colpito l’ospedale di Perugia, cuore della sanità umbra, quella che ha portato alle dimissioni della presidente della Regione Catiuscia Marini è incentrata sulla presunta gestione ‘pilotata’ di almeno otto concorsi per assunzioni di medici, anche un primario, infermieri e personale ausiliario, nonché di alcune categorie protette. Inchiesta nella quale è indagata la stessa Marini per rivelazione di segreto d’ufficio e falso.  In particolare – secondo la ricostruzione accusatoria – i vertici dell’azienda sanitaria avrebbero operato per “eseguire le direttive impartite dalla classe politica locale”. Manipolando i concorsi in favore dei candidati “raccomandati”. Per il gip che ha emesso la misura cautelare si è di fronte a un “sistema”, un “meccanismo clientelare diffusissimo”. “La diffusività delle prassi illecite – ha scritto ancora il giudice – e la forza dei vincoli che legano gli indagati tra loro, derivanti dal fatto di essere tutti beneficiari di tale sistema, rendono evidente il pericolo di reiterazione di reati della stessa specie”. Per i pm che hanno coordinato l’attività della guardia di finanza “nessun concorso finalizzato alla selezione del personale dell’Azienda ospedaliera di Perugia è risultato regolare”. Le “alterazioni” sono risultate “marcate e gravi”. I magistrati ritengono di avere “la certezza che le indagini hanno colto lo spaccato di un sistema che va avanti da anni, dove ognuno sa cosa deve fare ed il fine che ciascuna procedura deve raggiungere”.

Il segretario dem Zingaretti ha chiesto responsabilità e le dimissioni sono arrivate

Nicola Zingaretti, nella difficile veste di segretario e collega governatore, ha chiesto quindi ‘responsabilità’ e, dopo una lunga riunione con i vertici del Pd umbro e gli avvocati, è arrivato il passo indietro. “Io sono una persona perbene, per me la politica è sempre stata ‘fare l’interesse generale’. Quello che sta accadendo non solo mi addolora, ma mi sconvolge e sono sicura che ne uscirò personalmente a testa alta, perché – credetemi – io non ho niente a che fare con pratiche di esercizio del potere che non siano rispettose delle regole e della trasparenza, rifuggendo sempre da consorterie e gruppi di potere”, scrive la presidente nella lettera di dimissioni. Ma le istituzioni, è la sottolineatura vengono “prima delle persone che le guidano” e “non possono avere ombre”. Ecco, quindi, la scelta “dolorosa, ma giusta”, fatta anche nell’interesse della comunità. Il segretario Pd apprezza.

Lo sfogo della presidente Marini

“Sono l’unica presidente di Regione donna del Pd. Altri presidenti del mio partito sono indagati, ma solo a me viene chiesto un gesto di responsabilità”: è lo sfogo della presidente umbra dimissionaria, Catiuscia Marini. “Fermo restando che nessuno mi ha chiesto di dimettermi e che la scelta è avvenuta in totale autonomia – spiega Marini – faccio fatica a comprendere perché il segretario a me che sono donna chiede di essere responsabile, mentre non lo fa con i presidenti uomini”. La presidente non nasconde la sua “amarezza”. Spiega, comunque, che l’idea di rassegnare le dimissioni l’aveva già maturata nella giornata di lunedì. “Chi guida le istituzioni – sottolinea – non può avere nessuna ombra e questo è un principio a cui ho sempre fatto fede. E poi dovevo sottrarmi alla gogna mediatica alla quale sono stata sottoposta, come se il fulcro di tutto fossi io e all’uso strumentale da parte della politica. Uso strumentale – conclude Marini – che considero grave”. Inoltre, ha po aggiunto Catiuscia Marini, “il Pd credo debba mantenere sia il profilo di essere un partito riformista che quello di essere un partito garantista. Un conto sono le indagini preliminari, un conto una richiesta di rinvio a giudizio, un conto è un vero e proprio processo, una sentenza di primo o di secondo grado. Quindi un partito deve avere la forza di essere ispirato non dalla piazza, sia essa social che mediatica o popolare, ma che sia guidato anche da un senso di responsabilità delle istituzioni”. Infine, Marini rivendica la qualità del sistema sanitario umbro: “le indagini fin qui hanno riguardato l’aspetto amministrativo di trasparenza e di correttezza delle regole e delle procedure. Le cose che fin qui sono emerse non mettono in discussione la qualità e l’affidabilità dei servizi erogati, la qualità e l’affidabilità dei professionisti del sistema sanitario regionale”.

Salvini corre per sostenere già la sua candidata alla presidenza della Regione umbra. E contro di lui il leader di Rifondazione comunista, Acerbo

Intanto, mentre la presidente Marini non è ancora formalmente dimessa in attesa delle decisioni del Consiglio regionale, il ministro dell’Interno Salvini non ha perso un minuto per correre a Perugia, tenere il suo comizione – in cui ha nuovamente deriso dei giovani che lo contestavano civilmente – e indicare già la candidata della Lega alle prossime elezioni regionali umbre. “Abbiamo qui la futura presidente della Regione…”, ha detto nel comizio Salvini rivolgendosi allla senatrice Donatella Tesei, sindaco di Montefalco e presidente della Commissione difesa indicandola come possibile governatrice dopo le dimissioni di Catiuscia Marini. Salvini ha chiamato accanto a sè la senatrice Tesei. “Ha fatto molto bene da sindaco – ha quindi detto a margine dell’intervento – e può fare bene come governatrice. Il voto? spero prima possibile”. Per ora, su questo episodio, di un ministro che ancor prima delle dimissioni di un presidente già candida il successore, registriamo una dura nota di Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista. “Va detto forte e chiaro che Salvini e i suoi alleati di centrodestra non hanno titoli per parlare di questione morale. Nelle regioni tradizionalmente governate dalla Lega ha sostenuto presidenti come Formigoni e Galan coinvolti in scandali da milioni di euro. Le dimissioni della Marini erano un atto dovuto e il sistema di potere del Pd ignobile per i metodi spartitori, ma rispetto a Galan e Formigoni la Marini è Biancaneve. Solo noi, che abbiamo rotto da lungo tempo col Pd e che anche a Perugia ci presentiamo in alternativa con la compagna Katia Belillo, possiamo dire che non accettiamo che si presentino come moralizzatori i compari di Berlusconi, Cuffaro e Dell’Utri”.

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