Fca. La Fiom Cgil interrompe le trattative sul contratto perché mancano le condizioni per proseguire. E l’azienda investe 4,5 mld in America

Fca. La Fiom Cgil interrompe le trattative sul contratto perché mancano le condizioni per proseguire. E l’azienda investe 4,5 mld in America

Alle 11 di martedì 26 febbraio, presso l’Unione degli Industriali di Torino, ha avuto luogo l’incontro della Fiom Cgil con le direzioni aziendali dei gruppi industriali FCA, CNHi e Ferrari per discutere dei contenuti della piattaforma contrattuale. Alla guida della delegazione erano Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive. All’incontro hanno partecipato i segretari territoriali, le delegate e i delegati degli stabilimenti. Al termine, la Fiom Cgil ha espresso insoddisfazione per l’esito dell’incontro e ha interrotto la trattativa. Intanto, Fiat Chrysler investirà 4,5 miliardi di dollari in cinque fabbriche in Michigan e “prevede di lavorare con la città di Detroit e lo Stato del Michigan per la costruzione di un nuovo stabilimento nell’area metropolitana di Detroit”, afferma Fca, sottolineando che “questi interventi aumenteranno la capacità produttiva per soddisfare la crescente domanda di veicoli dei marchi Jeep e Ram, inclusa la produzione di due nuovi prodotti Jeep di segmenti in cui il brand non è attualmente presente oltre che di modelli elettrici. I vari progetti proposti prevedono la creazione di quasi 6.500 nuovi posti di lavoro”.

Re David, si interrompe trattativa con azienda

“La trattativa con le direzioni aziendali dei gruppi industriali Fca, Cnh Industrial e Ferrari, si interrompe nel negoziato sul contratto perché non ci sono le condizioni per proseguire la discussione a fronte di una indisponibilità della delegazione aziendale a negoziare il sistema di relazioni sindacali a partire dal ruolo dei delegati. E comunque rimangono troppo ampie le distanze anche su elementi specifici, a partire dalla struttura del salario. Il quadro in cui matura questa rottura del tavolo è tanto più importante vista la situazione produttiva e occupazionale in cui versa una parte consistente degli stabilimenti e su cui comunque la Fiom rivendica un ruolo per la tutela dei lavoratori. La Fiom avvierà nei prossimi giorni assemblee negli stabilimenti per informare le lavoratrici e i lavoratori”, ha dichiarato in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

De Palma: si apra tavolo sul futuro occupazionale in Italia 

“Agli altri sindacati e al governo chiederemo che si apra un tavolo di confronto sul futuro occupazionale negli stabilimenti italiani di Fca”. Così Michele De Palma, segretario nazionale della Fiom-Cgil, a proposito dell’annuncio di nuovi investimenti di Fca in Usa. “Il tema – ha spiegato De Palma – non è la competizione tra lavoratori italiani e americani, ma evidentemente negli Stati Uniti ci sono le condizioni per fare investimenti anche sull’elettrico. E quindi finisce che in Italia ci sono gli annunci da parte di Fca, ma gli investimenti sono ancora una questione aperta e aumentano gli ammortizzatori sociali, mentre negli Stati Uniti si fanno i fatti”.

Lazzi (Fiom Torino), baricentro sempre più Nord America

“Le nostre preoccupazioni per il destino degli stabilimenti torinesi non possono che aumentare. Viene confermato quello che da tempo segnaliamo: il progressivo spostamento del baricentro produttivo e di interesse economico finanziario verso il Nord America con un lento ma costante disimpegno dall’Europa e in particolar modo dall’Italia”, afferma Edi Lazzi, segretario generale della Fiom Cgil di Torino. “Queste ultime decisioni sono un ennesimo campanello d’allarme – osserva Lazzi – per una situazione su cui continuiamo a chiedere l’intervento delle Istituzioni, del Governo e della politica perché si eviti di trovarsi davanti al fatto compiuto, con le possibili pesanti ricadute sui lavoratori e sul Paese di un tale disimpegno. La Fca e la famiglia Elkan-Agnelli vanno richiamate alle loro responsabilità verso le lavoratrici e i lavoratori italiani”.

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