Bilancio. Un falso in atto pubblico. La Camera ha approvato una manovra fasulla. Il Senato pure. Per reddito di cittadinanza e “quota cento” servono i decreti applicativi. Fondi ridotti al lumicino

Bilancio. Un falso in atto pubblico. La Camera ha approvato una manovra fasulla. Il Senato pure. Per reddito di cittadinanza e “quota cento” servono i decreti applicativi. Fondi ridotti al lumicino

Recita l’Articolo 476 del codice penale: “Il pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni, forma in tutto o in  parte, un atto falso o altera un atto vero, è punito con la reclusione da uno a sei anni”. Sappiamo bene che un presidente del Consiglio, un ministro, un deputato non sono pubblici ufficiali. Sono qualcosa di più. E dovrebbero subire una punizione più severa. Perché la manovra di Bilancio non è altro che un falso in atto pubblico. La Camera ha approvato una manovra fasulla. Sia il presidente del Consiglio, che i due vice premier, il ministro del Tesoro avevano affermato che il Senato avrebbe provveduto a scrivere il testo definitivo della manovra. Ciò è avvenuto nel corso di una seduta in cui i senatori non hanno avuto neppure  il tempo di leggere il malloppo, più di duecento pagine. Voto di fiducia e il testo tornerà alla Camera e diventerà legge, via libera ai due provvedimenti che più stanno a cuore a Salvini e Di Maio, quota cento per le pensioni e reddito di cittadinanza per chi non lavora, le famiglie povere. Due provvedimenti che sono stati alla base della campagna elettorale della Lega e del M5S. Si tratta di un falso autentico, un imbroglio,  un falso aggravato verrebbe da dire per quanto riguarda il vicepremier Di Maio che ha dato per attuati i famosi “fatto” che sono stati ampiamente pubblicizzati in particolare dalla Rai. Ma noi siamo generosi e ci limitiamo al falso in atto pubblico. Riguarda appunto, quota cento e reddito di cittadinanza, provvedimenti per la cui attuazione servono due  singoli decreti. Lo annunciano  i due vicepremier, veri protagonisti della manovra-disastro. Di Maio precisa che all’inizio di gennaio entrerà in pista di partenza il reddito di cittadinanza. Un decreto con il quale lo stesso presidente del Consiglio ha affermato che grazie al  governo gialloverde verrà eliminata la povertà. Altro falso clamoroso. Sempre ai primi di gennaio, stando a quanto dichiarato da Salvini, verrà varato il decreto legge sulle pensioni.

Due miliardi in meno per assistere disoccupati, poveri e pensionati

Entriamo nel merito del falso in atto pubblico. Intanto con la manovra di Bilancio approvata dal Senato sono già saltati due miliardi, come da accordo con la Commissione Ue. In totale sono sei miliardi da distribuire fra disoccupati, poveri e pensionati che vivono in condizioni di forte disagio economico. Poco più di un miliardo, dei sette previsti in manovra, è destinato a far decollare i centri per l’impiego. Di Maio e  la sua troupe dicono che questi centri possono partire subito. Altro falso in atto pubblico. Perché tutti gli “esperti” in materia dicono che il minimo di tempo necessario per far funzionare questi centri che devono assegnare il lavoro varia da un anno e mezzo a due anni. Entriamo nel merito dei destinatari del reddito. Si tratta di 5 milioni di persone che secondo l’Istat vivono in condizioni di povertà assoluta, 1,8 milioni di famiglie. L’assegno pieno, 780 euro mensili andrà però solo a circa 450 mila persone. Saranno esclusi anche coloro che pur avendo l’Isee, uno strumento che misura la condizione economica della famiglia, inferiore  a 9 mila euro, sono proprietari di una seconda casa. Per chi invece è proprietario solo della casa in cui abita il sussidio scenderà a circa 500 euro. Un’altra “perla”: verrà escluso chi ha un conto corrente con più di 5.000 euro in contanti, magari risparmiati  nei momenti in cui aveva un lavoro e che vengono tenuti  fermi in caso di necessità. Così come è previsto che ogni altra prestazione assistenziale verrà detratta dal sussidio. Se la prima erogazione avvenisse a marzo, fine mese, facendo un po’ di conti si evince che dividendo i sei miliardi di euro disponibili per 1,8 milioni di famiglie l’importo di 3,300 miliardi di euro andrebbe diviso su una base di  10 mensilità, cioè non più i 780 euro mensili ma 333 euro per famiglia. E Di Maio, in una delle sue tante papere ha strillato a “fine marzo” e non “aprile”. La differenza è nulla ma forse lo ha fatto perché primo aprile significa “pesce d’aprile”.

Pensioni. “Quota cento”, una situazione molto complicata

Veniamo a “quota cento”. La situazione è ancora più complicata. In virtù dell’accordo siglato con la Commissione Ue, il fondo è stato ridotto a 4 miliardi. Per l’anno prossimo è prevista una dotazione di 3,9 miliardi, nel 2020 ci saranno ulteriori 1,2 miliardi e l’anno successivo altri 1,7 miliardi. Il minimo sindacale, verrebbe da dire. Ovviamente i sindacati sono nettamente contrari a quanto previsto nella manovra di Bilancio. In particolare è “odiosa” la decisione di tagliare le indicizzazioni alle pensioni  che superano i 1.522 euro lordi. Quasi che questi pensionati fossero dei nababbi. Ma serve a far cassa per una manovra che si rivela sempre più odiosa. Tralasciamo di entrare nel merito dei meccanismi previsti per poter accedere a “quota cento” quando verrà approvato l’apposito decreto. Ci limitiamo a sottolineare che i primi pensionati potrebbero incassare l’assegno ai primi di aprile perdendo una quota parte della pensione. Se le domande per il pensionamento dovessero  essere superiori alle previsioni l’assegno potrebbe arrivare dopo sei mesi. E sarebbero sei mesi di pensione persa. Ancora un falso in  atto pubblico. Una buona ragione anche questa per la mobilitazione annunciata da Cgil, Cisl,Uil.

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