Roma Capitale, sul Referendum sulla privatizzazione di Atac due fronti trasversali. Il Pd si esprime per il sì nel silenzio di Zingaretti, e si ritrova con Forza Italia, Radicali e Confindustria. La sinistra, i sindacati, M5S, Lega e Fdi per il No

Roma Capitale, sul Referendum sulla privatizzazione di Atac due fronti trasversali. Il Pd si esprime per il sì nel silenzio di Zingaretti, e si ritrova con Forza Italia, Radicali e Confindustria. La sinistra, i sindacati, M5S, Lega e Fdi per il No

L’11 novembre i cittadini romani sono chiamati a esprimere un loro parere nel referendum comunale consultivo sul destino di Atac, l’azienda partecipata da Roma Capitale e che gestisce la mobilità nella capitale. I quesiti del Referendum consultivo sono due. Il primo: “Volete voi che Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia mediante gare pubbliche, anche ad una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, nel rispetto della disciplina vigente a tutela della salvaguardia e della ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”. Il secondo: “Volete voi che Roma Capitale, fermi restando i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia comunque affidati, favorisca e promuova altresì l’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale a imprese operanti in concorrenza?”. Le urne si apriranno alle 8 di domenica e si chiuderanno alle 20. La consultazione avviene nei seggi normalmente utilizzati. All’elettore verranno consegnate due schede di colore diverso, una per ciascun quesito. Su ciascuna scheda sarà riportato il quesito formulato nella richiesta di referendum, letteralmente riprodotto a caratteri chiaramente leggibili, e due rettangoli con all’interno le diciture SI/NO. Le operazioni di spoglio si svolgeranno immediatamente dopo la chiusura della votazione e proseguono ad esaurimento. Per partecipare alla consultazione è necessario recarsi ai seggi muniti di documento d’identità valido e di tessera elettorale, che in questo caso, però, non sarà timbrata dai componenti del seggio, che sarà lo stesso delle precedenti consultazioni politiche ed amministrative. Il quorum è fissato al 33% di partecipazione al voto.

Detto questo andiamo a vedere gli schieramenti politici e sindacali che si muovono a favore del sì e del no. L’attuale partito che governa la capitale, ovvero il M5S, è apertamente per il no alla privatizzazione. Per il no alcuni esponenti della sinistra del Pd, che però, ufficialmente, dopo una consultazione tra gli iscritti si è espresso per il sì, dunque una posizione assolutamente scivolosa, come è ormai nel costume di questo partito. Va detto che esponenti storici della sinistra come Walter Tocci, che ha ricoperto l’incarico di vicesindaco nelle Giunte Rutelli, ha saltato la siepe e si è apertamente schierato per il sì alla privatizzazione, insieme a lui anche molti consiglieri comunali, come Ilaria Piccolo e Marco Palumbo, mentre in quel partito alcuni si defilano e su questi, primo fra tutti il governatore del Lazio Zingaretti, e candidato alla segreteria del partito,  che si è tenuto fuori e non ha espresso nessuna posizione ufficiale. Compatta per il No la posizione della sinistra che si esprime come Liberi e Uguali e Sinistra X Roma con Stefano Fassina chiaramente contro la privatizzazione di un comparto strategico per la capitale e dunque per il No. Per il Sì anche quel che resta di Forza Italia, mentre sono dall’altra parte del terreno di gioco referendario, Fratelli d’Italia e Lega, che invece sono schierati per il no.

Poi le parti sociali. I sindacati confederali, ma anche quelli di base sostengono il ‘No’ al referendum. Cgil Roma e Lazio, Cisl di Roma Capitale Rieti, Uil Lazio, Filt Cgil Roma e Lazio, Fit Cisl Lazio e Uil Trasporti Lazio hanno spiegato i motivi nel corso di una conferenza stampa alla quale erano presenti, tra gli altri, Michele Azzola, segretario della Cgil Roma e Lazio, Luca Bozzi, segretario della Cisl Roma e Rieti e Alberto Civica, segretario della Uil Roma e Lazio. Per i sindacati il No è una scelta obbligata perché nel caso in cui il tpl romano venisse liberalizzato si andrebbe incontro a un sicuro aumento dei costi delle tariffe a carico dei cittadini, alla diminuzione della qualità del servizio offerto, ad una riduzione degli standard di sicurezza, e alla precarizzazione del lavoro. Cgil, Cisl e Uil hanno inoltre ricordato la “fallimentare esperienza di Roma Tpl” che ha portato “a un aumento dei contenziosi con l’amministrazione pubblica, con costi a carico dei cittadini e a ritardi nei pagamenti dei dipendenti che generano continua agitazione dei lavoratori”.  “Siamo fermamente convinti” ha detto Bozzi della Cisl “che il No debba essere la risposta che i cittadini romani devono cogliere come opportunità per ribadire che il servizio pubblico e l’unica scelta per un servizio universale di trasporto”.

Civica ha poi aggiunto: “Siamo per il No perché, come già successo in altri settori privatizzati, come le Fs, le linee periferiche viaggeranno in condizioni peggiori e ci dovremmo anche aspettare un aumento dei biglietti. Andiamo incontro ad uno scenario che, a fronte di un contratto da 500 milioni, vedrà un soggetto privato che potrà guadagnare su un soggetto pubblico. E chi prenderà il servizio non si prenderà anche i debiti che resteranno invece in capo ad Atac quindi ai cittadini”. Ha concluso Azzola della Cgil: “Sosteniamo il No perché il problema non è il privato ma è infrastrutturale. Una multiutility di proprietà pubblica, finanziariamente forte, potrebbe rilanciare il tpl. Liberalizzare, sulla base delle attuali infrastrutture, potrebbe garantire solo ai privati particolari di guadagnare sul pubblico”. C’è poi tutta la Cgil che si esprime per il no, così si legge in una nota di FP CGIL, Filcams CGIL, Filctem CGIL di Roma e del Lazio

“Privato non vuol dire né un servizio migliore né maggiori garanzie per le lavoratrici e per i lavoratori. Il servizio pubblico è di tutti e migliorarlo è possibile. Atac, come le altre partecipate, è un’azienda pubblica che deve essere messa in condizioni di operare. Privatizzare significherebbe solo spostare la ricchezza dei cittadini nelle mani di pochi soggetti che non metterebbero al primo posto gli interessi della comunità e costituirebbe un pericoloso precedente per il futuro di tutte le aziende partecipate e legate al sistema pubblico”. La dichiarazione di voto è firmata dai segretari generali di FP, Filcams e Filctem CGIL di Roma e Lazio, Natale di Cola, Alessandra Pelliccia e Ilvo Sorrentino.

Diametralmente opposta come era prevedibile, è la posizione di Confindustria, che invece si esprime per il sì alla privatizzazione: “Mi auguro che domenica il referendum sulla liberalizzazione del trasporto pubblico raggiunga il quorum e che prevalgano i Sì. A quel punto il Campidoglio dovrà tenerne conto”. Queste le parole di Filippo Tortoriello, presidente dell’unione degli industriali del Lazio. “Io considero sempre positivo quando si ascolta la voce dei cittadini. E mi sorprendo nel vedere una forza politica che si presenta come vicina al popolo essere ostile al referendum. La vicenda Atac – spiega Tortoriello, che come Unindustria rappresenta circa 3000 realtà imprenditoriali del Lazio – ruota intorno a un punto fondamentale: ai romani e alla città va offerto un servizio di trasporto pubblico migliore. Noi, inoltre, siamo per la liberalizzazione del mercato in tutti i settori e mi dispiace vedere che oggi, invece, si vada nella direzione contraria”. Al Foglio Tortoriello spiega che, a suo parere, la responsabilità principale della scarsa qualità del trasporto pubblico locale romano “va attribuita alla governance di Atac: i risultati, sia come servizio al cittadino sia come bilanci aziendali, sono il frutto di una cattiva gestione da parte dei manager che si sono succeduti nel corso degli anni. A questo va aggiunto un ruolo dei sindacati assai conservativo”.

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