Trovati resti umani nella Nunziatura Apostolica di Roma, forse sono due corpi. Si riapre il tragico sipario di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi

Trovati resti umani nella Nunziatura Apostolica di Roma, forse sono due corpi. Si riapre il tragico sipario di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi

Alcune ossa sono state ritrovate in alcuni locali nella disponibilità del Vaticano in via Po a Roma. La scoperta potrebbe riaprire due casi, ovvero quelli delle due studentesse scomparse in circostanze misteriose nel 1983: Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. La scoperta nel corso di alcuni lavori nell’immobile. Immediato l’intervento della Squadra Mobile di Roma incaricata delle indagini e si procede, secondo quanto trapela da piazzale Clodio, per omicidio. E’ questa l’ipotesi di reato della Procura di Roma in relazione al ritrovamento di alcune ossa in un edificio di proprietà del Vaticano. Secondo quanto si è appreso, a piazzale Clodio l’autorità giudiziaria ha disposto accertamenti per cercare di individuare a chi appartengano i resti. Chi indaga, allo stato, vuole accertare in via preliminare se possano essere compatibili o meno con quelle di Emanuela Orlandi o Mirella Gregori, le due sedicenni scomparse nell’83, o addirittura di entrambi o di altri che nulla hanno a che vedere con le due donne.

In una nota diffusa dal Vaticano si legge: “Durante alcuni lavori di ristrutturazione di un locale annesso alla Nunziatura Apostolica in Italia, sita in Roma, in Via Po 27, sono stati rinvenuti alcuni frammenti ossei umani.

Il Corpo della Gendarmeria è prontamente intervenuto sul posto, informando i Superiori della Santa Sede che hanno immediatamente informato le Autorità italiane per le opportune indagini e la necessaria collaborazione nella vicenda.

Allo stato attuale il Procuratore Capo di Roma, Dott. Giuseppe Pignatone, ha delegato la Polizia Scientifica e la Squadra Mobile della Questura di Roma al fine di stabilirne l’età, il sesso e la datazione della morte”.   I resti umani sono stati trovati in uno scantinato di Villa Giorgina, al centro del quartiere Pinciano dove, come detto, ha sede la nunziatura apostolica in Italia. Il parco circostante occupa un’area di 20.000 metri quadrati ed è delimitato da un muro di cinta lungo via Po, via Salaria, largo Ponchielli, via Peri e via Caccini. L’edificio non è aperto al pubblico. “Chiederemo alla Procura di Roma e alla Santa Sede in che modalità sono state trovate le ossa e come mai il loro ritrovamento sia stato messo in relazione con la scomparsa di Emanuela Orlandi o Mirella Gregori”, ha detto Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi. “C’è una attività istruttoria in corso e contiamo di avere notizie più dettagliate nei prossimi giorni”, ha riferito l’avvocato che ha accompagnato Pietro Orlandi in Procura.

Trentacinque anni. Tanti sono passati da quel 22 giugno del 1983 quando sparì nel nulla Emanuela Orlandi, la figlia quindicenne di un dipendente del Vaticano. Anni di indagini, di illazioni, depistaggi, che hanno portato ad una altalena di speranze e delusioni. Uno dei grandi misteri d’Italia. La famiglia non si è mai arresa. “E’ un sacrosanto diritto avere verità e giustizia, non ci rinunceremo mai”, aveva detto all’Ansa, in occasione dell’ultimo anniversario della scomparsa, il fratello Pietro che, dopo la chiusura delle indagini da parte della Procura di Roma, è tornato a chiedere giustizia direttamente al Tribunale Vaticano. E infatti da alcuni mesi la denuncia di scomparsa è di nuovo sui tavoli della Gendarmeria e del Promotore di Giustizia. La famiglia Orlandi l’aveva presentata per la prima volta un anno fa, lo scorso novembre. Il fascicolo è stato aperto “ma da allora non è stato fatto niente, non è stato interrogato nessuno”, ha denunciato più volte l’avvocato Laura Sgrò, legale di Pietro Orlandi. Che invano ha anche chiesto che venisse sentito il boss mafioso Pippo Calò, oggi 87enne, attualmente detenuto al 41 bis nel carcere di Opera. All’epoca dei fatti, nel 1983, era a Roma, era un personaggio a conoscenza “di quello che succedeva”, collegato alla banda della Magliana, ritenuta invischiata nella scomparsa della ragazza. Emanuela Orlandi, che oggi avrebbe cinquant’anni, scompare verso le 19 del 22 giugno 1983, dopo essere uscita da una scuola di musica. La ragazza è la figlia quindicenne di un messo della prefettura della Casa pontificia ed è cittadina del Vaticano. A maggio era già scomparsa un’altra ragazza romana, Mirella Gregori, coetanea di Emanuela, e i due casi vengono quasi subito collegati.

Mirella Gregori, studentessa di 16 anni, è scomparsa in misteriose circostanze il 7 maggio 1983, esattamente 40 giorni prima della cittadina vaticana Emanuela Orlandi. Secondo la ricostruzione fatta allora da sua madre, la studentessa romana, che viveva in via Nomentana con i suoi genitori, fu chiamata al citofono del palazzo dove abitava da un giovane che si qualificò come suo compagno di scuola e che le chiese di scendere. Mirella avvertì la madre dicendole che sarebbe tornata poco dopo, ma di lei da quel momento si persero le tracce. Emanuela Orlandi sparì esattamente 40 giorni dopo Mirella. Gli inquirenti non hanno mai abbandonato l’ipotesi di un legame tra le due sparizioni, sia per la congiuntura temporale che per le similitudini tra le vittime oltre che per due missive inviate subito dopo la sparizione della Orlandi. Nella prima, firmata da un sedicente Fronte liberazione turco anticristiano – Turkesh, si parlava di Mirella a proposito delle condizioni per la liberazione di Emanuela Orlandi. La seconda, una rivendicazione che giunse all’ allora giudice istruttore Ilario Martella che indagava sul caso Orlandi. La lettera, conservata dall’ex giudice, rivendicava sia il rapimento della Orlandi che quello di Mirella. Ma furono le due famiglie a supporre per prime che le due sparizioni fossero collegate, tanto che la famiglia Orlandi assunse come proprio portavoce e legale lo stesso avvocato.

Sulle due sparizioni come di “una stessa cosa” – ne parla Ali Agca, l’attentatore del Papa, ma non sono mai emersi elementi concreti che avvalorassero questa pista. Mirella Gregori, figlia dei titolari di un bar di via Volturno, a Roma, studentessa, non conosceva Emanuela Orlandi, nè le due ragazze avevano frequentazioni in comune. Mirella scomparve dopo aver detto alla madre che “aveva un appuntamento” presso il monumento al bersagliere di Porta Pia con un vecchio compagno di classe, che peraltro quel pomeriggio era impegnato altrove. Da quel momento la famiglia non ha più avuto notizie della ragazza. Tornando al caso di Emanuela, quella che sembrava la comune scomparsa di una adolescente si trasforma in un ‘giallo’ internazionale che coinvolge in pieno la Santa Sede. Il presunto rapimento finisce infatti per intrecciarsi anche con l’attentato di Agca contro Wojtyla. Il Papa interviene con diversi appelli. La presenza di Emanuela Orlandi, negli anni, è poi segnalata in diverse località ma le rivelazioni non risultano mai attendibili.

Senza elementi, la prima inchiesta viene chiusa nel luglio 1997. Poi la banda della Magliana, che spesso era stata tirata in ballo nella vicenda, rientra in primo piano a giugno 2008 con le dichiarazioni di Sabrina Minardi, compagna di Enrico De Pedis, uno dei capi della banda. Emanuela Orlandi sarebbe stata uccisa dopo essere stata tenuta prigioniera nei sotterranei di un palazzo vicino all’Ospedale San Camillo. Ma neanche su questa pista emergono prove concrete. Nulla di fatto neanche dopo le analisi svolte sulle ossa rinvenute nella cripta di Sant’Apollinare, a Roma, nella quale era stato seppellito De Pedis. Nel 2016 l’archiviazione dell’inchiesta da parte della Procura di Roma, confermata dalla Cassazione. Ma la famiglia va avanti, non si arrende. E si rivolge alla magistratura vaticana. Oggi riparte, forse un nuovo capitolo che potrebbe dire la parola fine ad una storia angosciosa.

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