Caso Ischia. Appello di Legambiente, Libera e Cgil Campania a Di Maio: “Fermiamo questo condono tombale”

Caso Ischia. Appello di Legambiente, Libera e Cgil Campania a Di Maio: “Fermiamo questo condono tombale”

“Caro Vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio, cari parlamentari, vi chiediamo di modificare il Decreto Genova in discussione alla Camera dei deputati per scongiurare un nuovo condono edilizio per l’Isola di Ischia colpita nel 2017 dal sisma” inizia così l’appello lanciato da Legambiente, Libera Campania e Cgil Campania che tornano a parlare dei fatti di Ischia che sembrano ripercuotersi sulle vicende dell’intera Penisola, oltre che sulle decisioni in merito.

“Se questa norma fosse sciaguratamente approvata – proseguono – diventerebbero sanabili edifici costruiti in zone a rischio idrogeologico e con vincoli paesaggistici e ambientali, che le normative di sanatoria del 1994 e 2003 invece escludevano. Vi chiediamo dunque un’assunzione di responsabilità e di fermare questo assurdo condono tombale”.

Già nei giorni scorsi l’associazione ambientalista aveva messo in luce la questione dei condoni ad Ischia in occasione dell’approvazione da parte del Governo del Decreto su Genova, provvedimento urgente in attesa di conversione in Legge da parte del Parlamento. Gli articoli del provvedimento dedicati al caso specifico sarebbero circa 20, di cui l’articolo 25 che prevede che “per gli immobili distrutti o danneggiati dal sisma del 2017 vengano conclusi i procedimenti di condono ancora pendenti facendo riferimento alle sole disposizioni del primo condono, ossia la legge 47/1985”. Le norme in materia di tutela paesaggistica e idrogeologica introdotte successivamente ora come ora verrebbero meno e si azzererebbero tutte le prescrizioni limitative introdotte con i due successivi condoni.

“Parliamo di ben 28mila pratiche di richieste di condono ‘ufficiali’ nell’Isola di Ischia – aveva affermato con dati alla mano Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – Nei soli comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno, che contano circa 13mila abitanti, le pratiche di condono sono oltre 6 mila, una su due dell’intera Penisola abitanti. Inoltre nell’agosto del 2017 sono stati spropositati i danni rispetto all’intensità del sisma di magnitudo 4.0, anche per via dei materiali scadenti usati negli edifici. Chiediamo di destinare risorse pubbliche alla ricostruzione degli edifici danneggiati a seguito del sisma, stabilendo che il contributo potrà essere assegnato solo se si prevedono interventi sull’intero edificio per la sua messa in sicurezza antisismica e idrogeologica, altrimenti si rischia di dare contributi per interventi parziali in edifici che rimangono pericolosi”.

Le ragioni di questa opposizione si devono ritrovare anche nel totale e completo contributo, previsto dal testo, che verrebbe inevitabilmente concesso per la ricostruzione di edifici che necessitano di essere sanati ma che manterrebbero comunque invariato lo status abusivo, rallentando così altre strutture pubbliche che meriterebbero aiuti ed interventi urgenti.

“Questa proposta di condono è incomprensibile e pericolosissima per diverse ragioni – sostengono le associazioni e il sindacato – Perché viene premiata l’illegalità, ancora una volta, condonando edifici che sono da decenni abusivi e che beneficerebbero di un nuovo condono edilizio che a questo punto potrebbe essere richiesto da altre aree del Paese. Al contrario il nostro Paese deve finalmente dare seguito alle ordinanze di demolizione che per oltre l’80% non sono ancora state eseguite. In secondo luogo, perché crea pericoli per le persone e l’ambiente a Ischia. Gli edifici che verrebbero sanati sono stati costruiti in aree a rischio frana e sismico in un’isola che ha visto, dal terribile terremoto dal 1883 a quello del 2017, ripetersi un numero infinito di tragedie dovute proprio alla pericolosità degli edifici, per come e dove sono stati costruiti. Oggi abbiamo tutte le informazioni sui rischi del territorio di Ischia e la responsabilità di impedire che le vite delle persone siano messe in pericolo”.

Tra le varie proposte, quella di affidare al Commissario il compito di aggiornare la situazione urbanistica dell’isola e di quella relativa al rischio sismico e idrogeologico in modo da dare ai Comuni strumenti aggiornati di valutazione delle situazioni di pericolo.

E concludono: “Se si vuole dare risposta alla preoccupazione delle famiglie per le case in cui vivono, occorre accelerare una ricostruzione capace di garantire finalmente la sicurezza degli edifici con norme efficaci e risorse”.

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