Sul no alla manovra, il Pd ritrova l’unità, con l’eccezione del governatore Emiliano, in vista della manifestazione del 30, e dopo la spinta di Renzi verso Macron e i centristi europei

Sul no alla manovra, il Pd ritrova l’unità, con l’eccezione del governatore Emiliano, in vista della manifestazione del 30, e dopo la spinta di Renzi verso Macron e i centristi europei

Il Pd appare sostanzialmente unito nel dire no alla manovra finanziaria predisposta dal governo gialloverde, ma si coglie una differenza di accenti tra un Matteo Renzi che considera M5s il nemico numero uno e il resto del partito che comunque pensa di dover parlare agli elettori sedotti dal reddito di cittadinanza. E qualcuno, anche nel Pd, ricorda che proprio Renzi l’anno scorso proposte di arrivare al 2,9% nel rapporto deficit-Pil. Proprio Renzi guida la rivolta contro la “manovra del popolo”, l’ex leader Pd parla di “deriva venezuelana”, attacca la “macchina da guerra chiamata Ufficio Comunicazione” messa in piedi dalla maggioranza e pronostica: “Nei prossimi 12 mesi l’economia si bloccherà, i posti di lavoro diminuiranno anno dopo anno sempre di più. Gli investitori stranieri ridurranno gli investimenti”. Uno scenario da allarme democratico, rilanciato sui social network dagli esponenti Pd più vicini all’ex leader. La manovra non piace nemmeno a Nicola Zingaretti, ma in questo caso il giudizio è molto meno apocalittico, nessuna “deriva venezuelana”. Dice il governatore del Lazio: “Niente di nuovo. Siamo alle solite. Nuovi debiti che dovranno pagare soprattutto i giovani”. Zingaretti non va oltre la previsione di “nuovi debiti che ricadranno sulle spalle delle nuove generazioni”. Un po’ come il segretario Maurizio Martina secondo il quale “cento miliardi di deficit in tre anni sulle spalle dei giovani”. Anche l’ex premier Paolo Gentiloni boccia la manovra, ma col suo stile pacato: “Mi ha colpito la festa dei deputati M5s sotto palazzo Chigi. Chi s’indebita ha poco da festeggiare”. Andrea Orlando, poi, si limita a una battuta su twitter: “Le conseguenze di oggi della manovra del popolo: per ora premia gli speculatori finanziari”.

La manifestazione romana del Pd di domenica prossima a piazza del Popolo

Intanto, il Pd si prepara alla manifestazione di domenica 30 settembre a piazza del Popolo a Roma. Sono attesi tutti i ‘big’ e tanta società civile. Sul palco prenderà la parola per primo Federico Romeo, presidente del municipio Val Polcevera di Genova, dove è avvenuto il crollo del ponte Morandi, toccherà poi ai Giovani democratici portare le testimonianze delle loro iniziative sui territori. Prenderanno il microfono anche un’insegnante, una madre che parlerà dei vaccini, associazioni antimafia, i sindaci faranno poi sentire la loro voce sui tagli alle periferie. Infine, i lavoratori dell’Ilva. Chiuderà il segretario Maurizio Martina. La mobilitazione dovrebbe cominciare intorno alle 14.30 per concludersi circa due ore dopo. Nella piazza che fu occupata dal M5S per il comizio finale prima del voto del 4 marzo sono attesi 200 pullman e 6 treni.

Renzi spiazza tutti, firma un manifesto per “risvegliare l’Europa” e si allea con Macron e gli esponenti del centrismo europeo. Il Pse? Un ricordo del passato

“Risvegliamo l’Europa!”. Matteo Renzi ha firmato, con un gruppo di leader europei, un manifesto anti-populista in vista delle elezioni europee della prossima primavera. “Ci restano otto mesi per convincere, in ognuno dei nostri Paesi, che l’Europa merita un nuovo progetto e che i cittadini meritano quest’Europa rifondata. Otto mesi è il tempo che ci diamo per il riscatto dell’Europa”, si legge nell’appello sottoscritto da Christophe Castaner (presidente di En Marche, il partito inventato da Macron), Joseph Muscat (premier di Malta), Albert Rivera (presidente Ciudadanos), Guy Verhofstadt (capogruppo al Parlamento europeo di Alde, i liberaldemocratici in cui sono confluiti anche gli europarlamentari 5Stelle), Oliver Chastel (presidente del Movimento riformatore in Belgio), Dacian Cioloș (ex premier della Romania) e Alexander Pechtold (leader del partito olandese Democrazia 66). “Bisogna agire ora, o il progetto europeo perderà fiato. Peggio, sarà soffocato da dei politici populisti per i quali l’Unione è un’anomalia della Storia che dev’essere abbandonata -spiega tra l’altro il manifesto-. A otto mesi dalle elezioni europee che permetteranno ai cittadini dei 27 Paesi di scegliere quale Europa vogliono, lanciamo questo appello: vogliamo rifondare l’Europa per rispondere finalmente alle aspettative dei cittadini e per rinnovare le promesse europee dei padri fondatori”. L’iniziativa di Renzi ha dato il via a una accesa discussione. “Il prossimo Congresso sarà tra chi vuole restare nel Pse allargandolo, e chi vuole andare con i liberali dell’Alde, spesso all’opposizione dei pochi governi socialisti rimasti in Europa”, ha scritto Andrea Orlando in un post su Facebook subito condiviso da Nicola Zingaretti. Il nodo è quello dello ‘schema’ con cui presentarsi alle prossime europee: Maurizio Martina, da tempo, si è detto a favore di una grande alleanza da Tsipras a Macron. Il Pd, però, dovrà anche declinare il suo progetto europeo e decidere se e come apparentarsi (con una lista unica?) con un progetto ‘transnazionale’. “A Orlando vorrei ricordare che è stato Renzi, come segretario del Pd, a portare il nostro partito nel Pse”, ha spiegato Sandro Gozi. Mentre per l’eurodeputato Enrico Gasbarra, “è tempo di andare oltre le specifiche peculiarità per tracciare una strada più grande, più moderna, più inclusiva e più forte”.

Sul caso “Manifesto renziano” interviene Massimo Palucci, LeU, che invita a rilanciare l’eco-socialismo evitando la subalternità al neoliberismo

Sulla provocazione di Renzi e dei leader centristi europei, interviene anche l’europarlamentare di Liberi e Uguali, Massimo Paolucci, per il quale “l’appello firmato da Matteo Renzi è un pericoloso autogol, un regalo alle destre europee. L’ex segretario del Pd dopo aver rottamato la sinistra in Italia, lavora con zelo e professionalità per ottenere lo stesso risultato anche in Europa prigioniero di un profilo politico e culturale neoliberista”. Massimo Paolucci proegue: “Per questa strada il PSE si condannerebbe al suicidio, ad una disfatta elettorale senza precedenti. Dal congresso del partito laburista a Liverpool, dall’esperienza del governo socialista in Portogallo, da tanti intellettuali, da movimenti ed associazioni e dalle forze ambientaliste, emerge un altro profilo politico e culturale delle forze eco-socialiste. Una sinistra moderna e socialista deve riconquistare autonomia politica e culturale dai cantori del capitalismo. Mettere al centro della sua iniziativa le politiche per contrastare le diseguaglianze, per aumentare la protezione sociale e i diritti dei lavoratori, per superare la scissione tra sviluppo ed ambiente, per promuovere un rinnovato ruolo dello Stato al fine di arginare lo strapotere dei mercati, della finanza e dei grandi gruppi multinazionali”.

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