Ricordo di Aurelio Cardinali

Ricordo di Aurelio Cardinali

Oggi il mio caro amico e compagno Sergio Gentili mi ha telefonato dandomi la brutta notizia della morte di Aurelio Cardinali. Sabato dalle 11 alle 13 ci saranno i funerali al Policlinico Casilino.

La prima volta che ho visto e conosciuto Aurelio era nel settembre del 1960. Con mio padre stavamo passando all’angolo tra via Tuscolana e via Valerio Pubblicola e lo vidi mentre attaccava manifesti scritti a mano sui muri di marmo. Allora le sezioni comuniste si autofinanziavano interamente ed erano impegnate a dare una parte di soldi ricavati da tesseramento e sottoscrizione alla Federazione e alla Direzione del partito. Erano soldi dei lavoratori, perciò si sentiva il dovere di risparmiare su tutto, anche di utilizzare manifesti scaduti scrivendoci dietro.

Eravamo all’indomani dei moti antifascisti che nel luglio precedente avevano spazzato il governo Tambroni. A Roma, sebbene fossimo all’inizio dell’autunno, si respirava il profumo di una primavera politica. Qualche mese dopo, cominciando a frequentare la sezione del PCI di via Flavio Stilicone, ebbi modo di avere un contatto quasi quotidiano con Aurelio e tanti altri compagni, giovani e anziani, che hanno presieduto alla mia adolescenza e giovinezza politica.

Aurelio, sebbene allora avesse solo 32 anni, era da me considerato un vecchio compagno. Lo ricordo sempre vivace nelle discussioni politiche di sezione, autonomo nei suoi giudizi, nelle sue idee, nelle sue posizioni, giusti o sbagliati che fossero. Il segretario della sezione allora era Otello Angeli. La rivolta antifascista di luglio aveva spinto a iscriversi al partito tante energie nuove, come i fratelli Prasca, Ornello Colasanti, Alberto Scarponi ecc. Angeli aveva avviato un audace rinnovamento dei quadri di sezione. A dirigere il Circolo della FGCI al quale mi ero iscritto tramite il mio coetaneo Bruno Pizzorno figlio di Amino, comandante partigiano ligure, c’era Carlo Fredduzzi.

Aurelio era militante e dirigente di più antica data. Come ricorda in un suo recentissimo libretto di ricordi Santino Picchetti, Cardinali era già, giovanissimo, nella segreteria della mitica sezione Quadraro con la responsabilità di Agit. Prop. (agitazione e propaganda). Il gruppo dirigente, con a capo Picchetti, era composto nel 1948 tutto da giovani compagni: Enzo Andreangeli, Giuseppe Caprari, Ezio Passerini, Franco Ippoliti, Renato Picchetti, Giuseppe Caprari, Aldo Poeta, Ezio Oddi, Duilio Di Pofi.

Quando divenni segretario della sezione di Cinecittà nel dicembre del ’68, Aurelio si era un po’ distaccato dall’attività quotidiana di sezione. Lo andai a trovare a casa sua per chiedergli di darmi una mano. Ero inesperto e tormentato, mi sentivo schiacciato da una responsabilità politica che mi pareva enorme. Chiesi aiuto ad alcuni vecchi compagni come Vindice Dili, Quirino Oddi, e anche a lui. Potevo già contare su Romolo Moreschi, Corrado Campioni, Lia Lepri e il bravissimo e anziano amministratore Nicola D’Ingegno. Trovai Aurelio a casa che studiava. Aveva ripreso con fatica e testardaggine la scuola per avere il diploma e poter accedere al lavoro di assistente scolastico. Lo convinsi a rientrare nella segreteria della sezione. Con Aurelio ho sempre discusso, anche vivacemente. Ma si discuteva di politica, della Russia e della Cina, della coesistenza pacifica, di Krusciov, di Mao Tse tung, di Fidel Castro, della destalinizzazione, di Kennedy, insomma del mondo che credevamo di poter cambiare in meglio. E poi abbiamo continuato a dibattere a ogni tornate della politica italiana e della vita del partito.

L’ho conosciuto che era già sposato con Annamaria Castroni. I Castroni erano una grande famiglia di antifascisti e di comunisti che costituivano il punto di forza della numerosa e forte cellula di Via Servilio Prisco. Ricordo con commozione il padre e la madre della famiglia, l’indimenticabile Fedora sempre in prima fila davanti ai fornelli della cucina alle Feste dell’Unità. Aurelio come tantissimi, sono stati milioni, ha fatto parte di quella generazione di antifascisti e comunisti che ha costruito il “partito nuovo” di Togliatti. E con esso un pezzo importante della democrazia italiana. Non erano qualcosa di diverso e avulso dalle masse popolari, era popolo che si faceva protagonista della politica, la praticava quotidianamente, ci si dedicava e la viveva con passione e disinteresse. C’era chi la sera “andava a Via Veneto” da Doney, e chi, come noi attivisti e militanti, andava in via Flavio Stilicone alla sezione del PCI. Ricordo la battaglia che facemmo per anni a Cinecittà per avere scuole decenti. I quartieri Don Bosco, Appio Claudio, viale dei Consoli, erano cresciuti in pochissimo tempo al ritmo frenetico della speculazione edilizia; i ragazzi andavano in doppi e tripli turni in scuole ricavate dai negozi e nei sottoscala. Un’indagine medica aveva evidenziato che i bambini cominciavano ad essere affetti da scoliosi. Rammento Aurelio preoccupatissimo anche per la figlia allora piccola.

Qualche mese fa, insieme a Sergio, ci siamo incontrati con Aurelio a piazza Don Bosco. Volevamo che ci ricordasse la sua esperienza di vita politica al Quadraro. Gli chiedemmo del rastrellamento del 17 aprile. Ci disse che lo aveva visto da lontano, e forse scampato, perché lui abitava verso l’Arco di Travertino e quel giorno i tedeschi avevano bloccato via Tuscolana all’altezza di Porta Furba. Ci parlò dei gruppi e delle persone che fecero la Resistenza al Quadraro. Ci raccontò della sua attività di Agit. prop. fra i baraccati dell’Acquedotto Felice, delle lotte per la casa, le fogne, i trasporti ecc. Nel 1956 Aurelio fu candidato nella lista del PCI alle elezioni comunali. Nel 1985 fu eletto consigliere della X Circoscrizione. Mentre stavamo lì, fuori del bar, è passato un compagno, Tonino Puca, che ci ha fatto una foto. E’ l’ultima immagine che ci vede assieme. Mi piacerebbe averla. L’ultima volta che ho sentito Aurelio è stato per telefono nel luglio scorso. L’ho chiamato per avere conferma del fatto che Gramsci, come raccontavano i vecchi compagni del Quadraro, era venuto a tenere a metà degli anni ’20, una o più riunioni semi clandestine di comunisti. Mi confermò che il vecchio compagno Scanno raccontava di questi convegni in aperta campagna alle Tombe Latine.

Aurelio, malgrado lo stato miserrimo in cui si è ridotta, ma sarebbe meglio dire dissolta, la sinistra, ha continuato a seguire le vicende politiche dell’Italia con immutata passione e partecipazione. Non so se, come a tutti noi, gli sia venuto di pensare in questi ultimi tempi, vista la condizione attuale in cui versano il Paese e il mondo, se sia valsa la pena di dedicare tanto impegno e la propria vita a quegli ideali di libertà, uguaglianza, giustizia e democrazia, che ai nostri tempi compendiavamo con il nome di “socialismo”. Sono certo che se lo ha fatto ha concluso che sì, ne è valsa la pena. Perché, se non altro, a quella passione purissima e a quell’impegno civile e intellettuale dobbiamo la nostra dignità e l’essere divenuti uomini e donne intimamente liberi.

E Aurelio, da comunista, un uomo libero lo è stato.

Ciao Aurelio.

Il cordoglio del direttore di Jobsnews, Alessandro Cardulli

Cardinali è stato un compagno eccezionale. Mi ha guidato nel Muncipio quando sono diventato presidente. Aggiugerei due righe: Aurelio era un uomo buono, generoso, combattivo, un vero dirigente politico in una delle zone di Roma in cui la sinistra era molto forte. C’era nel partito, nelle quattro sezioni della “zona” un dibattito molto interessante, la democrazia era la norma di vita dei militanti, degli iscritti al Pci che erano alcune migliaia. Con Aurelio bisognava confrontarsi, discutere anche aspramente ma sempre con l’obiettivo di fare il bene della gente, del popolo. Ricordo che a volte anche nella diversità di opinioni, in quel Pci si discuteva davvero, era sempre pronto a darti una mano. Quando il partito, dopo un dibattito a volte anche aspro nelle sezioni, mi candidò a presidente della allora Decima Circoscrizione, il sostegno di Aurelio fu determinante per la vittoria che riportammo, così come lo fu quando eletto presidente, pur da posizioni diverse, riuscimmo a stabilire una leale collaborazione con i Popolari, gli ex Dc, isolando la destra del Msi. Ciao Aurelio, Alessandro Cardulli

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