M5S vota contro emendamento per ripristinare art. 18. Sinistra delusa. La Cgil prosegue le mobilitazioni contro i voucher. Guerra aperta sulla Rai tra Salvini bulimico di potere e Berlusconi

M5S vota contro emendamento per ripristinare art. 18. Sinistra delusa. La Cgil prosegue le mobilitazioni contro i voucher. Guerra aperta sulla Rai tra Salvini bulimico di potere e Berlusconi

Solo 13 voti favorevoli, quelli di Leu. L’emendamento al cosiddetto Decreto Dignità, che giustamente Susanna Camusso invita a denominare Decreto Di Maio, che chiedeva il ripristino dell’articolo 18 è stato bocciato dall’Aula della Camera. I numeri sono impietosi come l’applauso di scherno offerto dai deputati del Pd ai colleghi pentastellati. Perché il ripristino dell’obbligo di riassunzione del lavoratore licenziato ingiustamente figura nel programma M5s ed è stato uno dei punti su cui Luigi Di Maio e i suoi hanno più battuto durante la campagna elettorale. A nulla è valso l’appello di Roberto Speranza a votare l’emendamento proposto dal compagno di partito, Guglielmo Epifani. Alla fine i voti contrari sono stati 317 e 191 gli astenuti. “Ho visto una scena deprimente e cioè farsi reciproci applausi di scherno tra chi l’articolo 18 lo ha tolto e chi non lo rimette”, è il commento pieno di amarezza di Pier Luigi Bersani: “Credo che l’abolizione dell’articolo 18 sia stata all’origine di un guaio enorme perché ha sfondato un principio basico: se una cosa è illegittima non puoi monetizzarla. Il posto di lavoro non puoi monetizzarlo”, sottolinea ancora l’esponente di Liberi e Uguali. Per Bersani, l’articolo 18 “è stato un presidio grazie al quale un lavoratore era in piedi con sullo sfondo un diritto sancito. Oggi il fatto che solo in 13 abbiano votato per l’articolo 18 vuol dire non avere capito che il sistema ha rotto con una parte importante del lavoro e che è stata sancita una divisione fra chi il lavoro ce l’ha e chi non ce l’ha. Veramente una brutta mattina”.

Fratoianni: “nuovo attacco ai diritti del lavoro”

Per il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, si tratta di un nuovo attacco ai diritti del lavoro: “la precarietà continua a macinare record storici grazie al Jobs Act e alle riforme folli di Renzi, Poletti e del loro governo. M5S e Lega ora hanno bocciato il nostro emendamento per la reintroduzione dell’articolo 18 che avrebbe messo in sicurezza dai licenziamenti ingiusti i lavoratori; e rimettono pure i voucher”. Il Partito democratico, con la relatrice di minoranza Debora Serracchiani, “prende atto che M5S e Lega lasciano intatto il Jobs act voluto e attuato dai governi Renzi e Gentiloni. E lo fanno dopo che per tutta la campagna elettorale hanno detto che lo avrebbero abolito e reintrodotto l’articolo 18”. I deputati M5s in Commissione Lavoro alla Camera dicono di non avere intenzione di prendere lezioni da chi “ha smontato lo statuto dei lavoratori” e provano a difendersi rivendicando di “combattere la precarietà a 360 gradi” e assicurando di volerlo continuare a fare.

Nei boatos di Montecitorio, la maggioranza gialloverde fa trapelare l’ipotesi che sull’articolo 18 si parlerà in futuro

Stando a quanto riferiscono fonti parlamentari, tuttavia, la partita sull’articolo 18 dovrebbe essere solo rimandata. Nella Lega si sottolinea come occorra riaprire una discussione sull’articolo 18. Non ora. Non per affossare il Dl dignità. Il partito di via Bellerio ha condiviso la matrice del decreto, rivendica di aver migliorato il testo ma rimanda ad un altro provvedimento le questioni ancora aperte. Tra queste, spiega uno dei big del Carroccio, c’è anche la necessità di introdurre maggiori tutele per i lavoratori. Anche nel Movimento 5 stelle c’è chi sostiene come la partita sui contratti e anche sull’articolo 18 sia solo rimandata. Non è un caso che sui social molti militanti abbiano chiesto ai vertici del Movimento spiegazioni sulla chiusura dei pentastellati all’emendamento di Liberi e uguali.

La Cgil, intanto, prosegue con le mobilitazioni contro l’estensione dei voucher

La Cgil intanto prosegue la sua mobilitazione #NoVoucher mentre in Parlamento si discutono misure per estendere l’utilizzo dei buoni lavoro. Appuntamento il 2 agosto, alle ore 11, a Roma, in piazza della Rotonda davanti al Pantheon, per un flash mob. ”Dopo cinque giorni di presidio unitario davanti a Montecitorio, insieme alle categorie delle lavoratrici e dei lavoratori del turismo, del commercio e del pubblico impiego – fa sapere la Cgil – saremo ancora in piazza per chiedere ai parlamentari di avere il coraggio di stare dalla parte giusta: insieme a quel milione e mezzo di italiani che un anno fa ha detto no al lavoro senza diritti, no alla precarietà, NO ai voucher”. Il sindacato ha lanciato nei giorni scorsi una raccolta di firme ‘Tu rimetti, io firmo’, che consegnerà direttamente ai parlamentari delle Commissioni Lavoro e Finanze.

La guerra sulla Rai tra Berlusconi e Salvini

La bulimia di posti di potere di Matteo Salvini ormai non conosce più limiti. Dopo la sonora bocciatura in Commissione di Vigilanza Rai di Marcello Foa, candidato alla presidenza, il ministro dell’Interno insiste nel volere a tutti i costi mantenere quella poltrona, forse per una sorta di contrappeso nei confronti di Salini, nominato aministratore delegato in quota 5Stelle. Non solo Salvini punta a occupare quella poltrona presidenziale con ogni mezzo, rilanciando Foa, ma ipotizza un cambio di coalizione proprio da parte di Berlusconi e di Forza Italia. “La Lega prende atto che Forza Italia ha scelto il Pd per provare a fermare il cambiamento, per la Rai, per il taglio dei vitalizi e per altro ancora. Dispiaciuti, continuiamo sulla via del cambiamento, sicuri che gli italiani e gli elettori del centrodestra (come dimostrano tutti i sondaggi) abbiano le idee chiare”, afferma il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno, Matteo Salvini. A stretto giro di comunicato stampa giunge la replica di Silvio Berlusconi, che non ammette equivoci sulla vicenda della bocciatura di Marcello Foa a presidente della Rai, e smentisce la notizia per la quale vi era stato un comportamento indisciplinato da parte dei commissari di Forza Italia verso il loro leader, che avrebbe invece manifestato a Salvini il gradimento per Foa. “La scelta dei componenti di Forza Italia della Commissione di Vigilanza, di non votare l’indicazione di Marcello Foa alla Presidenza della RAI è stata assunta dai nostri gruppi parlamentari. Io ne ho preso atto e l’ho naturalmente condivisa”, si legge in una nota del presidente di Forza Italia, che aggiunge: “Il servizio pubblico, per essere tale, non può essere espressione unilaterale di una maggioranza, qualunque essa sia. A questo criterio ci siamo attenuti quando eravamo al governo. Ci aspettiamo che vi si attenga anche l’attuale maggioranza. E’ stato anche appurato che la eventuale riproposizione dello stesso nome alla commissione di vigilanza, presenta secondo il parere di autorevoli professionisti problemi giuridici non superabili. Non potrà quindi essere votata dai componenti di Forza Italia”. Dove porterà la bulimia di potere di Matteo Salvini?

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