La Chiesa, l’Albania e l’Irlanda risolvono la vicenda degli ostaggi della Diciotti. Salvini, indagato, apre la guerra ai magistrati

La Chiesa, l’Albania e l’Irlanda risolvono la vicenda degli ostaggi della Diciotti. Salvini, indagato, apre la guerra ai magistrati

La vicenda dei migranti sequestrati per volere del ministro dell’Interno Salvini, e trattenuti come ostaggi per fare la voce grossa in Europa sulla nave Diciotti della Guardia costiera italiana, trova la sua soluzione improvvisa nella serata di sabato. Come abbiamo già fatto rilevare ai nostri lettori fin dall’inizio di questa vicenda, i 177 della Diciotti, scesi poi a 150 perché sono stati sbarcati i minori non accompagnati, erano null’altro che “ostaggi” nelle mani della propaganda leghista di Salvini, alla quale si è affiancato l’altro viceministro Di Maio, per minacciare che il contributo annuale dell’Italia all’Europa non sarebbe stato pagato. Così, grazie all’intervento della Conferenza episcopale italiana, e alla plausibile mediazione di papa Francesco con l’Irlanda (il papa è in visita a Dublino), ha prevalso il buon senso e l’umanità, ma sul piano politico non possiamo non registrare la netta sconfitta del governo, che senza gli ostaggi non avrà alcun’altra arma per lanciare minacce prive di fondamento giuridico alle autorità europee, che pure hanno le loro enormi colpe. Intanto, tutti i migranti, per la gran parte eritrei e di religione cristiana, verranno sbarcati. 20 andranno in Albania, un gruppo di altri 20 in Irlanda e degli altri 100 si occuperà la Chiesa cattolica attraverso la Conferenza episcopale e la galassia di associazioni cattoliche. Da Catania i migranti saranno trasferiti a Messina e poi distribuiti in vari centri.

La soluzione della vicenda Diciotti giunge quasi contemporanea con la notizia che il ministro dell’Interno Matteo Salvini è indagato per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio proprio per la questione della nave Diciotti. Il vice-premier si dice non turbato dalla vicenda giudiziaria, ma orgoglioso degli accordi con l’Albania ed il Vaticano su cui ha lavorato in prima persona. Ma un comunicato ufficiale della Cei lo smentisce parzialmente. In serata la Cei conferma che garantirà l’accoglienza ad un centinaio di migranti “per porre fine alle sofferenze di queste persone in mare da giorni”, e non cita il ministro dell’Interno, il quale al contrario avrebbe minacciato di ricondurre i migranti in qualche lager libico qualora l’Europa (e non certo la Chiesa) non avesse dato il suo benestare alla redistribuzione.  La situazione sulla nave Diciotti “non era più sostenibile”, per questo la Chiesa “ha deciso di aprire le porte, nel rispetto dei principi espressi più volte dal Papa, costruire ponti e non muri”. Così il portavoce della Cei don Ivan Maffeis interpellato dall’Agi. “Abbiamo espresso nelle ultime ore – spiega – la disponibilità ad accogliere i migranti, e il ministro l’ha accolta, dopo che solo Irlanda e Albania si sono dette disponibili. Ora occorre verificare le condizioni di salute di queste persone, l’identificazione, tutti i passaggi che prevede la legge. Credo che domani sapremo più concretamente i passi da seguire per ospitarli, adesso è una cosa ancora nell’immediatezza di questi minuti, sugli aspetti pratici sarà tutto stabilito nelle prossime ore”.

Come inizia la guerra di Salvini alla Magistratura

E sabato è anche il giorno in cui si inasprisce lo scontro tra politica e magistratura. La svolta arriva nel primo pomeriggio, quando l’ufficio di Sanità marittima di Catania ordina lo sbarco immediato di 17 profughi – undici donne e sei uomini alcuni dei quali affetti da polmonite e tubercolosi – bisognosi di assistenza medica. In serata però a scendere dalla Diciotti sono in 13: quattro giovani donne hanno preferito restare a bordo per non separarsi dai mariti. Ai mediatori culturali e ai medici che le hanno visitate le 11 profughe hanno raccontato le violenze e gli abusi subiti nei campi profughi della Libia: storie drammatiche denunciate nei giorni scorsi anche da diversi politici saliti a bordo dell’imbarcazione. Sulla Diciotti restano in 137, ma anche per loro arriva la svolta. Con un tweet il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, in serata, annuncia la decisione del governo albanese di accogliere 20 persone. “Un segnale di grande solidarietà e amicizia molto apprezzato dall’Italia”, scrive la Farnesina. Nel frattempo i 13 “liberati” per motivi sanitari scendono dalla nave in fila, dopo giorni di attesa, e ad accoglierli trovano centinaia di persone radunate da ore sul molo di Levante per la manifestazione antirazzista. Cantano Bella Ciao, intonano slogan contro il ministro dell’Interno, sventolano bandiere della pace. E’ il popolo dei no Muos, di Legambiente, di Cgil, Usb ed Arci, degli scout. Quelli che restano a bordo – uomini che da giorni vivono sul ponte esposti al caldo torrido e a violenti temporali, costretti a dormire su dei cartoni e a dividersi due bagni chimici – capiscono che la folla è lì per loro e salutano e applaudono. Una manifestazione pacifica fino a quando alcuni tentano di forzare il blocco delle forze dell’ordine che impediscono l’accesso al molo in cui la nave è ormeggiata. Qualcuno si butta in mare cercando di raggiungere l’imbarcazione: Finanza, Polizia e Guardia Costiera intervengono per impedirlo. I due fronti entrano in contatto ed un poliziotto rimane ferito. Per i migranti ormai “l’illegale detenzione”, come la giudica la magistratura, e non solo, sembra ormai alle battute d’arresto.

La vicenda giudiziaria: indagati Salvini e il suo capo di Gabinetto. Il ministro gonfia il petto contro la procura di Agrigento, e l’Anm interviene con durezza a tutela dell’autonomia della magistratura

Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio trasmetterà il fascicolo al Tribunale dei ministri di Palermo e il principale indagato è il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Il leader della Lega e titolare del Viminale è stato costretto a riferirlo alla platea di un comizio a Pinzolo: “Mi hanno comunicato che sono sotto inchiesta per sequestro di persona”, la ‘confessione’ del ministro. Fra le ipotesi di reato, oltre al sequestro di persona c’è l’ arresto illegale e l’abuso d’ufficio. Nel registro degli indagati, tra l’altro, è finito anche il capo di gabinetto del ministro. Salvini è andato subito al contrattacco direttamente dal suo comizio, davanti a simpatizzanti e cittadini. “Possono arrestare me, ma non la voglia di 60 milioni di italiani, indaghino chi vogliono. Abbiamo già dato abbastanza, è incredibile vivere in un Paese dove dieci giorni fa è crollato un ponte sotto il quale sono morte 43 persone dove non c’è un indagato e indagano un ministro che salvaguarda la sicurezza di questo Paese. E’ una vergogna. Se vogliono indagarmi mi indaghino anche per questo”, ma “è difficile fermarci” ha avvertito Salvini. Il capo della Lega e ministro ormai sotto inchiesta ha fatto sapere che aspetta a Pinzolo il procuratore di Agrigento “con il sorriso”. Ma il messaggio è stato forte: “Aspetto un procuratore che invece di indagare un ministro indaghi i trafficanti di essere umani”. Contro le insistenti parole di Salvini interviene l’Associazione nazionale magistrati con una nota dai toni durissimi. “Nessun altro soggetto può sostituirsi ai magistrati, né suggerire o dettare le strade giudiziarie da percorrere, neanche un membro del Governo – ammonisce l’Anm – che ha il dovere istituzionale di rispettare le prerogative costituzionali della magistratura, che, è bene riaffermarlo ancora una volta, non spreca il denaro pubblico, come è stato dichiarato, ma esercita la giurisdizione applicando la legge in linea con i principi fissati dalla Costituzione”. L’Anm, infine, “auspica che tali episodi non proseguano e vigilerà affinché oggi singolo magistrato, oggi i colleghi della Procura di Agrigento, nel futuro tutti gli altri, possano svolgere i propri compiti in assoluta autonomia, senza inammissibili e indebite interferenze”.

Martedì a Milano, Salvini incontra Orban, ma senza gli ostaggi della Diciotti. Manifestazione della città democratica contro i “Muri”

Salvini, martedì prossimo a Milano, potrebbe presentare un’alleanza per contrapporsi all’attuale gestione dell’Unione europea, suggellandola con un incontro con il premier ungherese Viktor Orban. A dire il vero, però, lo stesso Orban – contrariamente all’Albania – si è rifiutato di accogliere migranti dalla nave Diciotti, come gli era stato chiesto da Roma. E non a caso i parlamentari M5S hanno sottolineato, con una nota ufficiale, che l’incontro milanese è da considerare politico e non istituzionale. Ma Salvini sottolinea che con Orban la prospettiva è un’altra: con Budapest “c’è la condivisione di difendere le frontiere esterne”. “Il problema è che i soldi degli italiani e degli europei vengano usati per difendere le frontiere esterne – ha sottolineato Salvini -. Questo vale a Sud o a Est, e anche questo problema ce lo risolviamo da soli”. Intanto, il Pd e Leu ribadiscono di voler ascoltare direttamente il presidente del Consiglio Giuseppe Conte su questo episodio e, più in generale, sulla politica migratoria del governo. “Conte venga con urgenza alla Camera a riferire sulla vicenda della nave Diciotti”, ha chiesto il capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio, rivolgendosi direttamente al presidente di Montecitorio Roberto Fico. Intanto, Milano democratica si prepara alla manifestazione Insieme senza muri, alla quale hanno aderito anche Anpi e Cgil, per contrastare l’alleanza xenofoba tra Salvini e Orban. “La Cgil Milano – spiegano dal sindacato – aderisce all’iniziativa di Insieme senza muri. Per abbattere i muri di Orban e Salvini che si incontrano per prendere in giro i loro popoli”. Il premier ungherese e il ministro dell’Interno italiano, secondo il presidente dell’Anpi milanese Roberto Cenati, sono “due muri a confronto e un’idea sovranista e nazionalista dell’Italia e dell’Europa che non ci appartiene e che si contrappone ai principi sanciti dalla Costituzione repubblicana, ai trattati internazionali e alla natura stessa dell’Unione Europea nata per guardare ai bisogni e alle sofferenze della gente”.

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