Il governo della vergogna. Da sei giorni Salvini “sequestra” i migranti a bordo della Diciotti, nave della Marina militare. Sono allo stremo delle forze. Sopravvivono grazie all’equipaggio. Il silenzio del premier

Il governo della vergogna. Da sei giorni Salvini “sequestra” i migranti a bordo della Diciotti, nave della Marina militare. Sono allo stremo delle forze. Sopravvivono grazie all’equipaggio. Il silenzio del premier

Guardando le immagini dei migranti che stanno vivendo da sei giorni in mare a  bordo della nave Diciotti, sono in 177, con tanti bambini, 28 dei quali, denuncia Save the Children, non sono accompagnati,  siamo presi da rabbia e sgomento. Ai bisogni di queste persone provvede l’equipaggio della nave della nostra Marina militare, bloccata nel porto di Catania, sacrifici anche per loro. Le comunicazioni che vengono dalla nave dicono che chi ha cercato di fuggire da condizioni di vita impossibile, in Eritrea, Somalia, passando magari anche per qualche campo di concentramento libico, subendo torture, stupri subiti dalle donne, ormai è costretto a vivere in condizioni disumane. Al porto di Catania ci sono manifestanti che sollecitano lo sbarco dei migranti. Le immagini che arrivano ci mostrano donne e uomini assiepati alle paratie della nave arroventate dal  sole.

Violata ogni  convenzione sui diritti umani

Sono state date loro lenzuola bianche per coprirsi, ma la vita resta un inferno.  “Siamo di fronte all’ennesima situazione di stallo, dove a pagare sono sempre i più vulnerabili, soprattutto i bambini, e che viola qualsiasi convenzione sui diritti umani”, ha denunciato Giovanna Di Benedetto, portavoce di Save The Children. Perché tutto questo? Perché un vero e proprio sequestro di persona? Fino a quando si possono tenere persone stremate, ai limiti della sopportazione, parcheggiate su una imbarcazione non di un qualsiasi privato ma della Marina militare? Si tratta di un vero e proprio sequestro di persona eseguito su territorio italiano, quello della nave appunto. La procura della Repubblica che ha aperto una indagine sulle condizioni in cui sono costretti a vivere dovrebbe prendere in considerazione questo problema, un vero e proprio delitto che sta commettendo lo Stato italiano. Il garante dei detenuti, Palma, ha preso  più volte posizione parlando di “permanenza forzata” cui sono costrette le 177 persone che si trovano a bordo della Diciotti, territorio italiano, ribadiamo.

Se fosse coinvolto suo figlio, Salvini, che dice di parlare come un papà, che direbbe?

La risposta al “perché tutto questo” riguarda in particolare una persona, il vicepremier e ministro degli Interni, Salvini Matteo. Quello che quando parla fa sempre riferimento al fatto di essere un papà. Evitiamo di accompagnare al suo nome un aggettivo. Non ce ne è bisogno. Chi  impedisce lo sbarco di queste persone, chi le costringe da sei giorni a vivere su una nave che non è adatta ad una crociera, non merita neppure un aggettivo. Ci viene da dire una sola cosa: se accadesse a un suo figlio il Salvini che direbbe? Ma la responsabilità non è solo sua. Lui ha deciso di bloccare lo sbarco nel porto di Catania finché dalla Commissione della Unione europea non gli arriva lo “spacchettamento”, brutta parola, trattandosi di esseri umani, dei migranti. L’accoglienza in paesi Ue di parte di coloro che sono a bordo della Diciotti. Si ripete la vicenda dell’Aquarius. Ci volle allora l’intervento del Presidente della Repubblica, le sue pressioni sul premier Conte, per porre fine alla navigazione forzata della nave gestita da una organizzazione non governativa. Con una differenza non di poco conto. Questa volta la nave fa parte della Marina Militare.

Il silenzio dei ministro Toninelli che non osa contraddire il vicepremier

Ma Salvini non intende ragioni. È lui, così dicono le cronache, non smentite, ad impedire lo sbarco. Il ministro Toninelli aveva individuato il porto di Catania, ma il vicepremier non ha sentito ragioni. Per quanto riguarda le infrastrutture, i porti, vada per Toninelli, ma per lo sbarco è problema mio. Niente da dire da parte, appunto di Toninelli? E il silenzio di Conti? Quello di Di Maio, degli altri ministri? Nel frattempo Moavero, il ministro degli esteri, sta trattando con la Ue, per la spartizione dei migranti. Dalla Farnesina – scrivono le agenzie – sta gestendo ore di telefoni bollenti e compromessi da limare al millimetro, muovendosi nel complicato quadrilatero che ha come vertici il Viminale, Bruxelles, gli stati disponibili all’accoglienza e la più alta delle istituzioni del nostro paese,  forse il presidente della Repubblica che già per l’Aquarius  svolse un ruolo determinante.

Viene da chiedersi se il governo ha una posizione oppure ognuno fa gli affaracci suoi. Il portavoce della Commissione Ue dice che “si sta lavorando per una rapida soluzione”. Al Salvini non basta: fino a quando durerà la resistenza fisica delle 177 persone a bordo della Diciotto e dell’equipaggio? Fino a quando durerà questa vergogna che getta discredito sull’Italia, che ci colloca a livello di quei paesi europei che sempre più fanno esercizio di razzismo? Fino a quando le forze della opposizione, la sinistra o le sinistre che, malgrado loro, esistono ancora, si limiteranno a qualche pur significativa dichiarazione? In qualche Festa dell’Unità, ve ne sono ancora, si potrebbe dedicare una serata ai migranti, a chi fugge dal terrore, dalle guerre, dalla fame, dal terrorismo. Tanto per cominciare a ricostruire una storia, una immagine, di cui si sono perse le tracce.

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