Gialloverde, il governo dei guastatori. Di Maio, quello del “delitto perfetto”, mette a rischio il futuro dell’Ilva. I sindacati: il governo apra subito il tavolo di trattativa

Gialloverde, il governo dei guastatori. Di Maio, quello del “delitto perfetto”, mette a rischio il futuro dell’Ilva. I sindacati: il governo apra subito il tavolo di trattativa

Di Maio Luigi, vicepremier, ministro  del Lavoro e dello Sviluppo economico, capo dei pentastellati, non ne indovina una. Ha perfino parlato di “Delitto perfetto” a proposito della trattativa e dell’accordo raggiunto per il passaggio dell’Ilva al gruppo Arcelor Mittal, dimenticando che sia nella grande cinematografia, leggi Alfred Hitchcock, sia nei gialli di gran classe, leggi Sherlock Holmes, con la celebre frase “elementare Watson”, sia nella vita, che nel cinema, nella letteratura gialla,   quando c’è un delitto c’è sempre un assassino, un colpevole. Ma lui, come vedremo in seguito, ha dimenticato di dirlo. E questo “delitto perfetto” riferito ad una delle più grandi aziende che producono acciaio, alla trattativa per la vendita, ha fatto il giro della stampa, non solo quella italiana, ma anche di mezzo mondo. Il ridicolo, verrebbe da dire, non ha limiti. Ma qui, in questa vicenda proprio il Di Maio sta mettendo a rischio il lavoro di 14 mila persone, il futuro di una azienda  che “serve” all’Italia, al Mezzogiorno in particolare.

Un ministro che non ne indovina una,  dalla farsa  alla tragicommedia

Dicevamo che questo ministro non ne indovina una. Si dirà, affari suoi. Già, ma questi suoi affari si riflettono pesantemente sullo stato della nostra economia, sulle condizioni di vita dei lavoratori, di chi il lavoro ce l’ha ma rischia di perderlo, di chi non ce l’ha e non lo troverà mai se  continua la farsa, meglio la tragicommedia di cui è responsabile il governo gialloverde. Un governo di guastatori di cui il D Maio è uno degli esponenti più autorevoli insieme al Salvini di cui si parla in altro articolo. A far da cornice a questo quadretto il presidente del Consiglio che sembra calato da un altro pianeta. L’avvocato Conte, infatti, senza offesa ovviamente, a noi pare una sorta di ripetitore. Di quanto dicono e fanno i due guastatori.

Le difficoltà  della situazione economica dell’Italia. Crescita in calo

Il Di Maio sembra non accorgersi delle difficoltà crescenti che rendono sempre più preoccupante il nostro futuro. Basterà ricordare che proprio in questi giorni  Moody’s ha rivisto al ribasso  le stime di crescita del nostro Paese passando dall’ 1,5 previsto per il 2018 all’1,2 e dall’1,2 previsto per il 2019 al 2,1. Dovrebbe sapere il ministro e vicepremier che questo ribasso avrà una grande importanza, in negativo, sul calcolo relativo al nostro debito, sul rapporto fra deficit, Pil e appunto quel debito sulla base del quale la Commissione dell’Unione europea dovrà esprimersi per quanto riguarda l’aggiustamento del Bilancio, entro la fine di settembre, e poi sul Bilancio di previsione.

Il  ministro non conosce le normative Ue e le spara grosse. Contributi  atto dovuto

Forse il Di Maio non ha molta dimestichezza con questi problemi ma perlomeno faccia attenzione a non  mettersi in aperto contrasto con la Commissione Ue, a non apparire dalla parte del  torto sparando stupidaggini,  come quella di annunciare che se la Ue non risolve il problema dei migranti in modo che tutti i paesi che fanno capo alla Unione europea facciano la loro parte, noi, l’Italia non pagheremo  il contributo di 20 miliardi. Intanto non si tratta di 20 miliardi ma di qualcosa di meno, ma il vicepremier dovrebbe sapere che non si tratta di un optional ma di un vincolo  cui ogni paese aderente non può venire meno. “Non versare anche solo uno dei contributi mensili dovuti all’Europa – si legge  negli  atti ufficiali – esporrebbe subito l’Italia al pagamento di una multa. Ma più in generale avrebbe poi conseguenze imprevedibili, visto che un’interruzione totale non si è mai verificata, e tra le altre cose porterebbe l’Italia a una procedura di infrazione davanti alla Corte di Giustizia Ue”. Ora, forse è chiedere troppo al nostro ministro per lo Sviluppo, del Lavoro, vicepremier per di più, il quale mostra che con i problemi economici non ha molta confidenza malgrado gli incarichi che ricopre. Però, perlomeno, non stia al traino di Salvini Matteo, il ministro dell’Interno il quale più volte ha sbraitato che bisogna smettere di pagare il contributo alla Ue, venti miliardi dice lui. Non è cosi, si varia da dodici a quattordici e ce ne sono sempre venuti indietro non meno di nove. Perché questa differenza? Sia Di Maio che Salvini, non pretendiamo che anche il premier Conte ne sia al corrente, dovrebbero sapere che questo contributo serve in particolare per aiutare i paesi più poveri a crescere. Figuratevi se problemi come questi possono interessare a uno come il Salvini per il quale i migranti sono carne da macello, vedi vicenda “Diciotti”. Lui le spara grosse.

Elementare, se c’è un delitto ci deve essere  un colpevole, un assassino

Ma se una qualche scusante la si può trovare perché nessuno, lo stesso Di Maio avrebbe pensato che uno come lui sarebbe diventato il numero due del governo, insieme al Salvini, non è dignitoso che  l’esponente di primo piano del governo gialloverde, nonché capo del Movimento Cinquestelle, anche se i veri comandanti sono Casaleggio e Grillo, prenda spunto da un grande film, regista Alfred Hitchcock, titolo “Delitto perfetto”, dimenticando di dire chi sia l’assassino.

Ricapitoliamo brevemente i fatti. Il Di Maio sull’Ilva aveva chiesto il parere dell’Avvocatura dello Stato ritenendo che la gara di  assegnazione  condotta dal precedente ministro, Carlo Calenda,  configurava elementi di illegittimità. Convoca una conferenza stampa, non rende nota la risposta dell’Avvocatura, dice che lo farà fra quindici giorni come sarebbe stato richiesto dalla stesso Avvocato. Comunque riassume il parere di detta Avvocatura che sancirebbe l’illegittimità della gara. Allora perché non l’annulla? In conferenza stampa risponde che non si può annullare perché mancherebbe la condizione di “tutela dell’interesse pubblico concreto ed attuale”.

I sindacati: venga reso noto il parere dell’Avvocatura

Siamo al surreale. Se la gara è illegittima, dice lo stesso ex ministro Calenda che l’attuale ministro chiama in causa, Di Maio la annulli. I sindacati dei metalmeccanici, Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil chiedono che venga reso noto il parere della Avvocatura, che il governo apra subito la trattativa, non si chiami fuori in attesa non si sa bene di chi e cosa. Forse lo si può intuire se si ricorda che nella campagna  elettorale proprio il Grillo e i pentastellati avevano annunciato di fatto la chiusura dell’Ilva trasformando l’area in un grande parco, tanto sarebbe intervenuto il reddito di cittadinanza e il problema della disoccupazione sarebbe stato risolto. Si dà il caso che precedentemente la richiesta del parere dell’Avvocatura da parte del Di Maio, nel corso della trattativa portata avanti dal governo precedente e dallo stesso ex ministro Calenda aveva avanzato la richiesta di parere da parte dell’Avvocatura. Risulta alla lettura della risposta, l’Avvocato non è cambiato, che non vi sia stato niente di illegittimo. Non serve alcun commento, il “Delitto perfetto” nelle mani del vicepremier e ministro, diventa una farsa.

Cgil Puglia: Di Maio dica apertamente quali sono i piani del governo

Commenta il segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo: “Se Di Maio ha parlato di delitto perfetto da parte dello Stato ci mostri invece la capacità terapeutica di un confronto tra istituzioni, sindacati e impresa ispirato alla salvaguardia degli interessi dei cittadini e dei lavoratori che ormai da troppo tempo vedono il proprio destino in bilico. Si auspicherebbe maggiore pragmatismo e meno propaganda. Mentre tra poche settimane – prosegue – i lavoratori e i cittadini di Taranto saranno messi davanti al loro destino, si continua a parlare di tecnicismi e scelte del passato, peraltro in modo assai confuso. Vorremmo invece vedere una maggiore responsabilità da parte del ministro Di Maio: dica apertamente quali sono i piani e le intenzioni del Governo per salvaguardare nelle sedi istituzionali il diritto al lavoro e alla salute dei lavoratori e dei cittadini tarantini, cominciando con l’affrontare i problemi che l’esecutivo stesso ha denunciato. L’Ilva non necessita di ulteriori ambiguità ma di linee guida chiare per poter essere risanata sul piano economico ed ambientale e non continuare a utilizzare fondi pubblici senza alcun orizzonte di risanamento”.

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