Genova. Le inutili bufale polemiche di Di Maio e Toninelli contro Benetton e il Pd, smentite pure dal blog di Grillo. Ma cui prodest? Se lo chiede anche la stampa estera

Genova. Le inutili bufale polemiche di Di Maio e Toninelli contro Benetton e il Pd, smentite pure dal blog di Grillo. Ma cui prodest? Se lo chiede anche la stampa estera

Mentre a Genova ancora si scava tra le macerie del ponte Morandi alla ricerca dei dispersi, si alimenta la polemica tra forze politiche di opposizione e il governo. Crediamo che i genovesi e gli italiani ne avrebbero volentieri fatto a meno, anche perché si tratta di provocazioni abilmente lanciate dal governo, e in particolare dai due viceministri Di Maio e Salvini. E ciò che davvero stupisce in tutta questa inutile grancassa mediatica, le cui finalità sono abbastanza sospette, è la complicità del premier Conte, un giurista di rango accademico, un avvocato di notevole esperienza proprio in materia contrattuale, il quale in conferenza stampa, il giorno di Ferragosto ha fatto proprie e le ha rilanciate alla stampa le parole di vera e propria guerra contro la concessionaria Autostrade per l’Italia, ritenuta responsabile, prima ancora degli accertamenti giudiziari e tecnici, del disastro del ponte Morandi di Genova. Anche Conte, pertanto, ha ritenuto di dover sostenere la revoca della concessione “senza attendere gli esiti delle inchieste”. Parole che alla ripresa del mercato borsistico hanno avuto forti ripercussioni sui titoli azionari della concessionaria legata alla famiglia Benetton, con una discesa del valore che ha superato i 20 punti percentuali. Ed è proprio questa tempistica che insospettisce, soprattutto gli analisti del mercato azionario. Kepler Cheuvreux, ad esempio, e solo per citarne una, ipotizza per il futuro o una lunga battaglia legale, oppure una transazione tra Atlantia e lo Stato. Ma aggiunge, che con “i ‘principianti assoluti’ al timone di questo governo, si prevedono verosimilmente dichiarazioni preoccupanti nei prossimi giorni o settimane. Cui prodest? A chi giova questo scriteriato comportamento di importanti esponenti del governo? Se lo chiedono in tanti, e non solo in Italia. La stampa estera, che ha raccontato con molta cura gli eventi di Genova, giovedì pubblica numerosi editoriali sulla storia parallela che ha per protagonisti Di Maio, Toninelli, Salvini e la concessionaria Austostrade per l’Italia, e al pari di The Independent titola sulla “foolish reaction” del governo italiano. Ma andiamo con ordine, e rimettiamo nuovamente ordine in questo scandaloso puzzle politico messo in scena dai 5Stelle.

Di Maio attacca: “Benetton ha finanziato il Pd, ed ha ricevuto un regalo miliardario”. Renzi replica: “o è tecnicamente un bugiardo, oppure è uno sciacallo” 

Luigi Di Maio, dunque, torna a criticare Atlantia (la società concessionaria delle autostrade) e il Partito democratico. “Scoperchieremo tutto e il marcio verrà a galla”, scrive su Facebook, il Pd spieghi – aggiunge – “il perché dell’emendamento vergogna nella legge di bilancio del 2017 che permette ai concessionari delle autostrade di moltiplicare ulteriormente gli strepitosi guadagni ottenuti al casello facendosi in casa, con le proprie aziende, una bella quota dei lavori di manutenzione senza dover ricorrere alle gare. O il perché del regalo miliardario dell’allungamento delle concessioni che inserirono in una notte nello Sblocca italia del 2015. Tanti, troppi favori da giustificare. Se non ci diranno perché, lo scopriremo noi”. Di Maio punta anche il dito contro Matteo Renzi: “Che non dice niente delle fondazioni legate a doppio filo col suo partito. La sua parola per gli italiani vale zero”, afferma. Parole che l’ex segretario dem respinge con fermezza: “Utilizzare una tragedia per attaccare gli avversari, mentendo, dà il senso della caratura morale e politica del vicepresidente del Consiglio”, scrive Renzi sui social. “Chi come Luigi Di Maio dice che il mio Governo ha preso i soldi da Benetton o Autostrade è tecnicamente parlando un bugiardo. Se lo dice per motivi politici invece è uno sciacallo. In entrambi i casi – aggiunge – la verità è più forte delle chiacchiere: il mio Governo non ha preso un centesimo da questi signori, che non hanno pagato la mia campagna elettorale, né quella del Pd, né la Leopolda”. Anche il capogruppo del Pd in Senato, Andrea Marcucci, attacca il governo che: le “dichiarazioni di Di Maio, Toninelli e Salvini sono tecnicamente eversive”, sostiene, perché “all’epoca della concessione tra il 2007 ed il 2008, Renzi era il presidente della Provincia di Firenze e a perfezionare la convenzione con Atlantia contribuirono anche ministri della Lega. Chi dice il contrario ne risponderà davanti ad un giudice”.

Ancora Di Maio, conferma la revoca della concessione, ma viene smentito anche dal blog di Grillo

Ma al vice premier Luigi Di Maio non basta l’attacco contro Renzi e il Pd. Giovedì mattina, al termine di un vertice in Prefettura nel capoluogo ligure, ha proseguito la sua guerra contro Autostrade per l’Italia: “Il mercato, la Borsa, li ha puniti prima che annunciassimo la revoca della concessione”. Il leader M5S ha ricordato che il governo non ha intenzione di continuare sulla strada delle concessioni ad Autostrade “perché ci sono gravi inadempienze”. E ancora: “Non si può morire pagando il pedaggio in Italia”. Dal blog di Grillo però arriva il post che sa di smentita netta: “Attendiamo il lavoro dei tecnici inviati dal ministro Toninelli, attendiamo il lavoro della magistratura nell’accertare eventuali responsabilità, ma non attendiamo neanche un minuto di più a esigere – insieme ai ministri Di Maio e Toninelli – le immediate dimissioni dei vertici di autostrade per l’Italia”. Un netto cambio di strategia che smentisce non solo Di Maio e Toninelli, ma lo stesso premier Giuseppe Conte. Insomma, un enorme inutile grave e vergognoso pasticcio istituzionale, di cui davvero nessuno sentiva il bisogno, a meno che non abbiano ragione quegli analisti che li giudicano, nel migliore dei casi, “principianti assoluti”. Ma una replica giunge al governo anche da parte di Autostrade, che certo evita di farsi coinvolgere nelle polemiche lanciate dai pentastellati. “Dopo l’incontro nel pomeriggio con i vertici della Regione Liguria e del Comune di Genova, raccolte le istanze delle istituzioni e delle comunità locali, la Direzione di Tronco di Genova – supportata dalle strutture tecniche centrali di Autostrade per l’Italia – è alacremente impegnata in queste ore a valutare le soluzioni migliori per ricostruire il viadotto nel minor tempo possibile in modo efficiente e sicuro”. Autostrade per l’Italia esprime poi “il cordoglio per le vittime del crollo del Viadotto Polcevera sull’A10 e la profonda vicinanza ai loro familiari, insieme ai ringraziamenti per l’impegno straordinario profuso in queste ore dai soccorritori. La società lavorerà insieme alle istituzioni per accertare le cause di quanto accaduto”.

La questione della revoca della concessione. Evidente bufala della coppia Di Maio-Toninelli 

“Attivare la procedura di revoca della concessione nei confronti di Autostrade è qualcosa di enorme, anche da un punto di vista economico” e potrebbe costare alla casse dello Stato “non meno di 20 miliardi”, spiega l’avvocato Davide Maresca, genovese esperto di concessioni autostradali. “In base alla legge e alla convenzione, la procedura di revoca, che per altro non può riguardare un singolo tratto, ma l’intera rete in concessione, può essere attivata se ci sono eventi imprevedibili e circostante straordinarie”, ma “prevede una proposta di indennizzo ad Autostrade in cui va calcolato il valore dei beni non ancora ammortizzati da qui fino alla fine della concessione, ossia il 2038, più una percentuale sugli investimenti non realizzati che si aggira sul 20%. Quantificare la cifra esatta ora è pressoché impossibile, ma meno di 20 miliardi credo sia impossibile”. Se la revoca della concessione è lo scenario ritenuto “meno probabile”, quello più probabile “sarà una negoziazione per ottenere impegni in termini di investimenti/costi operativi e di gestione da parte di Autostrade”. Un “contesto normativo” più ostile, almeno nel a breve termine, è messo in conto anche da banca Akros, che spiega come sia “difficile valutare gli effetti sull’attività della società del crollo del ponte anche da un punto di vista ‘pubblicitario'”.

Cosa prevede davvero la Convenzione con Autostrade per l’Italia

E’ l’articolo 9 della Convenzione Unica che disciplina la ‘decadenza della concessione’ a prevedere, secondo quanto si legge nel testo pubblicato sul sito del ministero delle Infrastrutture, che “la decadenza della concessione può essere dichiarata se perdura la grave inadempienza da parte del concessionario rispetto agli obblighi previsti’. Un avvio di procedura che rimanda, tuttavia, all’articolo 8 che presuppone una comunicazione formale di inadempienza dal concedente al concessionario fissando ‘un congruo termine per fornire le proprie giustificazioni’. Una comunicazione e accertamenti che oggi Atlantia con una nota ha lamentato che non ci sono stati. Se, comunque il concedente contesta l’inadempimento, detta l’articolo 9, scattano le modalità previste dalla legge 241 sulla trasparenza amministrativa “diffidando il concessionario ad adempiere entro un congruo termine comunque non inferiore a 90 giorni’. Ma allo stesso tempo il concessionario può esercitare le proprie controdeduzioni. Se queste vengono rigettate, alla concessionaria viene assegnato un ulteriore termine “non inferiore a 60 giorni per adempiere pena la decadenza della concessione”. Al termine di questo periodo di 5 mesi, se si arriva al decreto di decadenza, la società può opporre ricorso al Tar e poi al Consiglio di Stato. C’è poi il capitolo penali. Se si arriva alla decadenza, infatti, sempre l’articolo 9 della convenzione, stabilisce che “il concedente subentra in tutti i rapporti attivi e passivi, di cui è titolare il Concessionario” ma tale trasferimento “è subordinato al pagamento da parte del concedente al concessionario decaduto di un importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile alla data del provvedimento di decadenza sino alla scadenza della concessione, al netto dei relativi costi, oneri, investimenti ed imposte prevedibili nel medesimo periodo…”. Il che tradotto in numeri, secondo le stime degli analisti che si basano sui ricavi di gestione di Aspi di circa 1 miliardo l’anno, lo Stato subentrando dovrebbe pagare ad Atlantia una cifra stimata tra 15 e 20 miliardi. Una cifra, che, si legge, sarebbe “decurtata, a titolo di penale, di una somma pari al 10%” e quindi si parla di una penale per la società sui 150-200 milioni. Così stando le cose, qualche sospetto, che la guerra contro Benetton nasconda ben altre finalità, agli analisti non è sfuggito…

Il disastroso comportamento del governo sulla stampa estera. Il duro editoriale di The Independent 

“Vergognosa anche per i suoi stessi bassi standard, la banda di populisti che attualmente sta cercando di governare l’Italia ha tentato di sfruttare il tragico crollo del ponte di Genova per fini politici”, si legge in un durissimo editoriale pubblicato questa mattina dal quotidiano britannico The Independent, intitolato ‘La folle reazione del Governo italiano al crollo del ponte di Genova non fa che aggravare la tragedia di una nazione’. Sotto accusa del quotidiano britannico, in particolare, le parole del ministro Matteo Salvini che, si legge, ha subito “incolpato la detestata Unione Europea per la perdita di vite umane. La sua argomentazione è che le restrizioni di bilancio dell’Ue per gli Stati membri impediscono loro di realizzare costosi progetti infrastrutturali. È, naturalmente, sbagliato”. Quello che in realtà è andato storto “tra gli altri fattori”, afferma l’Independent riferendosi al post sul blog delle stelle che parlava di “favoletta del crollo”, “è che i miglioramenti programmati al ponte sono stati aspramente contrastati dai partner della coalizione di Salvini, il Movimento Cinquestelle”. Lo stesso Movimento che, accusa il quotidiano, “fedele al suo crudo istinto populista, voleva ottenere il sostegno politico dai residenti locali che si risentivano per le interruzioni e i cambiamenti che le opere avrebbero creato”.  I populisti diventano così per il giornale dei “faccia tosta”, incarnazione di quella “caratteristica del politico di successo che può distorcere la verità come desidera, mentre attacca in modo indignato coloro che cercano di riferire notizie vere”, di cui “Donald Trump è il principale esponente globale”.

Le Monde in prima pagina: “i populisti hanno conquistato il potere con un programma contrario alle grandi opere”

 “Il crollo del ponte di Genova mette in difficoltà il Movimento 5 Stelle”, scrive il prestigioso quotidiano francese ‘Le Monde’ in un articolo, in prima pagina, dedicato alla sciagura costata la vita ad almeno quattro francesi. “I populisti hanno conquistato il potere in Italia con un programma contrario alle grandi opere. In passato si erano opposti al progetto che avrebbe rappresentato un’alternativa al viadotto”. L’inviata speciale del quotidiano francese nel capoluogo ligure, Margherita Nasi, ricorda il discorso infiammato contro la Gronda del fondatore del Movimento, Beppe Grillo, pronunciato nel 2014 al Circo Massimo, nel quale denunciava i troppi soldi spesi per realizzare la bretella autostradale alternativa al viadotto Morandi, chiedendo di “far arrestare questa gente con l’esercito”. Per la giornalista del quotidiano d’Oltralpe “il crollo del gigante in calcestruzzo mette la città in ginocchio e il Movimento 5 Stelle in grande imbarazzo”, sottolineando che il fatto di cronaca si è verificato “in un paesaggio politico sconvolto dall’alleanza con la Lega”. Riprendendo le dichiarazioni di un parlamentare ligure 5 Stelle al giornale locale Secolo XIX sul “doppio disastro del ponte Morandi: da una parte per le vittime e le loro famiglie, dall’altra per il Movimento”, l’inviata di Le Monde prevede che “dopo tale tragedia, sarà difficile assumere la propria vicinanza con militanti locali che si erano opposti alla sostituzione del ponte Morandi”.

Liberation: “Di chi è la colpa?”

Liberation in prima pagina titola, “Di chi è la colpa?”, e poi: “La collera monta in Italia due giorni dopo la caduta del ponte”, a seguito della quale sono morti anche quattro cittadini francesi. Il quotidiano si occupa poi della vicenda, con quattro pagine all’interno. Il sito di “Le Figaro” ha una lunga serie di articoli dedicati al crollo del ponte Morandi e in apertura ha un servizio nel quale sottolinea che “il 30% dei ponti gestiti dallo Stato ha bisogno di un rifacimento”. “I ponti in cemento armato, costruiti negli anni ’50-’60 del Novecento – si legge – sono i più vulnerabili, secondo gli esperti, allarmati per l’evidente mancanza di manutenzione”. La Francia, sottolinea il sito, “non è al riparo da una catastrofe come quella avvenuta in Italia: gli esperti e le relazioni sullo stato dello opere evidenziano un mancanza di manutenzione che coinvolge la maggior parte dei 200mila ponti” francesi.

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