Dl Lavoro passa alla Camera con 312 voti a favore e 190 contrari, e ora va al Senato. Camusso: “idea di lavoro senza dignità”. Epifani e Martina: maggioranza silenziosa crea un muro

Dl Lavoro passa alla Camera con 312 voti a favore e 190 contrari, e ora va al Senato. Camusso: “idea di lavoro senza dignità”. Epifani e Martina: maggioranza silenziosa crea un muro

Il decreto Di Maio passa alla Camera con 312 voti favorevoli, 190 contrari e nessuna astensione. Adesso il passaggio definitivo al Senato, dopodiché il ministro del Lavoro, il suo collega dell’Interno e la maggioranza potranno stappare lo spumante, rigorosamente italiano, Italia first. Era il passo d’avvio per il M5S nella nuova veste governativa, e ha francamente fallito. Un movimento che con questo decreto, non ancora definitivo perché al Senato potrebbe essere perfino peggiorato, è riuscito a mettersi contro tutti, lavoratori e lavoratrici, imprese, piccole, medie e grandi, quella parte di Palamento, come alcuni esponenti di Leu che aveva creduto possibile emendare per migliorarlo. Ma soprattutto un Movimento che durante tutta la fase del dibattito in Aula è rimasto muto, creando un sostanziale “muro di gomma”, come lo ha definito Guglielmo Epifani nel suo intervento che ha dichiarato il voto contrario suo e del gruppo di Liberi e Uguali.

La mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori contro i voucher. Camusso: “un’idea di lavoro senza qualità”. Petizione contro i voucher: https://www.fare.progressi.org/petitions/no-ai-voucher

Mentre alla Camera si votavano gli articoli del decreto e si bocciavano tutti i 400 emendamenti presentati dalle opposizioni, in piazza del Pantheon la Cgil manifestava contro l’estensione dei voucher, che rinnoverà gli abusi in agricoltura e nel turismo, e in altri ambiti. E paradossalmente la presenza di centinaia di lavoratrici e lavoratori che da giorni si sono moblitati contro questa sciagurata decisione imposta dalla Lega, dimostra appunto la tesi di un decreto sbagliato, contraddittorio, e pure pericoloso, perché aumenterà, non ridurrà, le aree di deprivazione di diritti e tutele. “Quella sui voucher è una scelta di ulteriore precarizzazione del mercato del lavoro, una scelta che tradisce le numerose promesse fatte dalla politica. Un’idea di lavoro senza qualità in settori che, invece, avrebbero bisogno di un grande processo di qualificazione, a partire da consistenti investimenti”. Lo ha dichiarato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nel corso del flash mob #NOVoucher promosso dalla Confederazione a Roma. “Il Parlamento – prosegue Camusso – abbia un sussulto di orgoglio, non voti forme di precarietà. Ribadiamo che un decreto che nasce con l’ambizione di chiamarsi ‘dl dignità’, ma che ha come effetto la precarizzazione, non ha nessun titolo per chiamarsi così”. “Se questa norma verrà tradotta in legge – conclude il segretario generale della Cgil – ricominceremo a contrastarla esattamente come abbiamo fatto negli anni scorsi”. In pratica, si tratta probabilmente del ricorso al referendum. La Cgil ha anche lanciato nei giorni scorsi una raccolta di firme ‘Tu rimetti, io firmo’, che consegnerà direttamente ai parlamentari delle commissioni Lavoro e Finanze. Per sottoscrivere la petizione, si può accedere da questo sito: https://www.fare.progressi.org/petitions/no-ai-voucher.

I contenuti principali del decreto Di Maio

Uno dei punti messi a segno da Lega e M5S, infatti, e perfino rivendicato con forza durante il dibattito per le dichiarazioni di voto, è quello sui voucher. Si tratta di una mezza vittoria a testa, per le due forze di governo: del ministro Centinaio, Lega, perché valgono per aziende agricole, alberghiere e strutture ricettive che operano nel turismo, ma che abbiano solo fino a 8 dipendenti e il monte orario non superi l’arco dei 10 giorni. Invece, per quel che concerne gli aumenti dei contributi per i rinnovi dei contratti a tempo determinato, “non si applicano ai contratti di lavoro domestico”. Sui giochi invece è successo pieno per Di Maio. Che porta a casa lo stop alle pubblicità, con tanto di sanzioni aumentate del 20% per chi viola il divieto, oltre all’obbligo di utilizzare la tessera sanitaria (dal 2020) per accedere alle macchinette per scoraggiare i minori, il logo ‘No slot’ concesso dal Mise tramite i Comuni per bar e strutture che le dismettono o si impegnano a dismettere le apparecchiature di gioco e la dicitura che avvisa sui danni derivati dal gioco su tutti i ‘gratta e vinci’, sulla falsa riga di quello che avviene già da anni con le sigarette. Per le aziende che delocalizzano prima che siano trascorsi 5 anni da quando hanno ottenuto finanziamenti pubblici, il decreto prevede sanzioni per scoraggiare chi pensa di andar via dall’Italia. Gli introiti delle ‘multe’ saranno poi riassegnati a un fondo finalizzato al “finanziamento di contratti di sviluppo ai fini della riconversione del sito produttivo”. Nel 2018, poi, professionisti e aziende titolari di crediti con la Pubblica amministrazione, ma che hanno anche un debito con lo Stato, potranno portare in compensazione le due somme. Infine il provvedimento tocca anche il mondo della scuola. Perché viene cassata una norma della Buona scuola che prevede un tetto di 36 mesi ai contratti a tempo determinato per i docenti e il personale scolastico. Non solo, perché per i diplomati magistrali e i laureati in scienze della formazione, sarà bandito un concorso da cui poi si attingerà per le immissioni in ruolo. Ma non prima di aver esaurito le assunzioni dei vincitori del concorso 2016, che saranno chiamati in quota pari del 50% con chi è iscritto nelle Gae. Tutto questo a patto che dal prossimo fine settimana il Senato non rimetta mano al testo. Motivo per il quale non è escluso che il governo, alla fine, non possa decidere di porre la fiducia.

Le dichiarazioni di voto, Epifani, LeU, e Martina, Pd: maggioranza muta ha alzato un muro

Per Guglielmo Epifani il no al decreto è ben motivato dal comportamento della maggioranza di governo e in particolare dei 5Stelle, che facendo muro, lo hanno blindato, senza neppure dare risposte ai pochi emendamenti migliorativi presentati da membri del suo grupo. “Il decreto non si occupa dei veri precari, del lavoro femminile e del Sud, inoltre introduce, peggiorandoli, i voucher”, dice criticando il fatto che il governo non abbia mai preso in considerazione gli emendamenti dell’opposizione facendo diventare il Parlamento una appendice della maggioranza. Da qui “l’occasione persa” da parte delle forze politiche. Per Maurizio Martina, segretario del Pd, “nel decreto manca il Paese reale, mancano le imprese, mancano i giovani, le famiglie, il Nord, il Sud. Le ragioni del nostro dissenso profondo sono radicali. Questo è un decreto ideologico e propagandistico, figlio della necessità del M5S che nella competizione quotidiana con la Lega si è inventato un testo che doveva fare la rivoluzione ma fa il male del Paese”. Anche Martina denuncia il comportamento parlamentare della maggioranza: “non ci aspettavamo in quest’aula un governo muto, non ci basta la presenza del vicepremier”, aggiunge. “Voi non avete costruito la Waterloo del precariato, ma la Caporetto della propaganda – conclude -. Mi auguro, ministro Di Maio, che alla fine di questo percorso avrà l’umiltà di chiedere scusa agli italiani per la propaganda fatta su un valore come la dignità delle persone, su cui non si scherza, perché la dignità non si dà per decreto”.

La dichiarazione di voto, propaganda pura, delle pentastellata Ciprini

Da parte sua, il M5S, con Tiziana Ciprini, ha provato a dare legittimità e giustificazione a un decreto che davvero porterà conseguenze negative a tutto il sistema produttivo e alle condizioni di lavoro. A sentire la Ciprini, il decreto Di Maio sarà la panacea di tutti i mali portati dal pessimo Jobs act di Renzi, anche se non ripristina l’articolo 18, né tocca il sistema delle tutele crescenti. di Il decreto, dice Ciprini molto pomposamente e con qualche imbarazzo come fosse une esame, consente “di aggredire la precarietà e rilanciare l’economia attraverso il sostegno al lavoro stabile e qualificato”. E sottolinea che si tratta “solo del primo passo per restituire valore democratico al lavoro, non ci fermeremo qui. I cittadini hanno capito che in poche settimane abbiamo fatto di più per loro che il centrosinistra negli ultimi due decenni”. Insomma, avanti tutta nel segno di un cambiamento solo annunciato e propagandato, ma finora affatto praticato.

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