Stadio dell’ As Roma. Raggi dai magistrati si dichiara parte lesa. Indagato anche il presidente del Coni Malagò. Nuove ‘puntualizzazioni’ dell’ex assessore Berdini

Stadio dell’ As Roma. Raggi dai magistrati si dichiara parte lesa. Indagato anche il presidente del Coni Malagò. Nuove ‘puntualizzazioni’ dell’ex assessore Berdini

La sindaca di Roma, Virginia Raggi è stata ascoltata alla Procura di Roma sulla vicenda ‘esplosiva’ dello Stadio della As Roma, che sta facendo fibrillare sia l’amministrazione di Roma Capitale che lo stesso governo giallo-verde. Raggi è arrivata a Piazzale Clodio pochi istanti prima delle 15.30 ed ha lasciato la Procura alle 16.50. Tra parte burocratica e convenevoli, il tempo della sua deposizione potrebbe essere stimato in una ventina di minuti. Il faccia a faccia con i magistrati si è reso necessario per chiarire il ruolo e l’incarico di Luca Lanzalone, ormai ex presidente di Acea, finito ai domiciliari, e che ha avuto un ruolo apicale nella trattativa legata allo Stadio tra l’Amministrazione di Roma Capitale e la società Eurnova, presieduta da Luca Parnasi, finito in carcere a Milano e che aveva il ruolo cardine nella gestione dell’area di costruzione e nei rapporti tra le parti coinvolte.

La Raggi, come testimone, ha preferito all’uscita del tribunale di Roma, non rilasciare alcuna dichiarazione. Tranne come aveva già precisato nelle ore precedenti alla sua testimonianza in Procura, dichiararsi come parte lesa, stessa cosa fatta dall’As Roma. I magistrati, guidati in questa delicata indagine dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, hanno tutta l’intenzione di accertare, in tempi più che brevi, che cosa sia accaduto nel corso della lunga fase tecnico-burocratica che ha poi portato alle rivisitazione del progetto originario con la riduzione dei volumi e delle superfici edificabili ed estranee al ‘corpo’ dello Stadio. Teste chiave, in questa vicenda, potrebbe rivelarsi l’ex assessore Paolo Berdini, anche lui tra le persone direttamente coinvolte nella vicenda.

L’ex assessore all’Urbanistica di Roma Capitale ha detto la sua, con puntualità, in una intervista concessa al Corriere della Sera ed alla domanda precisa, formulata da Andrea Arzilli sul ruolo di Lanzalone così ha risposto: D/Luca Lanzalone serviva a trattare con quel mondo? R/”Esatto. Le procedure dell’urbanistica contrattata sono così farraginose che dentro si possono nascondere le peggiori nefandezze. E soprattutto, così arriviamo a Lanzalone, c’è bisogno del mediatore operativo. Ma se occorre un interprete, è chiaro che si entra nel tunnel della mancanza di trasparenza. Eppure la giunta Raggi era nata per rimarcare, dopo ‘Mondo di mezzo’, il ritorno alla legalità”. D/E non c’è riuscita. R/ “No, affatto. Nella mia esperienza ho visto un’amministrazione chiusa nelle stanze del Campidoglio e non c’è stato verso di dare spazio a un’alternativa. Prima Mafia Capitale, quindi Marra, adesso crolla pure il cuore dell’impronta urbanistica che la giunta voleva lasciare”.

Ma Berdini a parte, che probabilmente avrà occasione di parlare delle sue conoscenze dei fatti con i magistrati, c’è anche da registrare la prima ammissione, anche se veniale, secondo il magistrato, dell’ex assessore all’Urbanistica della Regione Lazio e tra i protagonisti dell’accordo che poi aveva sdoganato il progetto di Tor di Valle, Michele Civita. Ecco quanto ha dichiarato il suo legale all’uscita in questo venerdì di metà giugno, Luca Petrucci: “Errore personale e censurabile sotto il profilo etico, ma non giudiziario… Civita ha spiegato le ragioni dei suoi comportamenti e come i due fatti siano assolutamente slegati fra di loro quindi la richiesta per il figlio e la questione dello stadio. Ha riconosciuto di aver commesso un errore personale, censurabile sotto il profilo etico, ma non giudiziario e certamente non può essere messo in relazione con la vicenda dello stadio. Peraltro – ha aggiunto l’avvocato – l’atteggiamento della Regione e di Civita è stato sempre molto rigido nei confronti del progetto tanto che hanno messo molte osservazioni che lo hanno reso molto più oneroso. Ha ammesso di aver fatto una leggerezza in favore del figlio quando però non era più assessore e non era ancora neanche consigliere regionale. Ha sbagliato ma non è un reato. Abbiamo chiesto una revoca della misura cautelare”. A chi gli chiedeva se aveva contatti frequenti con Parnasi, l’avvocato ha risposto: “No, aveva contatti assolutamente sporadici, è una persona che conosce in maniera occasionale”. Con Lanzalone? “Assolutamente no, era uno del comune, con lui soltanto incontri istituzionali e formali”.

Ed in difesa della sindaca Raggi, scendono in campo addirittura i capigruppi del M5S di Camera e Senato, D’Uva e Patuanelli: “Basta bugie contro Virginia Raggi! Il sindaco di Roma e il Comune non sono coinvolti nell’inchiesta sullo Stadio. Lo ha dichiarato due giorni fa il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, ma questa importante specifica viene ignorata e la stampa ha inventato in malafede un ‘sistema Raggi’ che non esiste. A Virginia Raggi va tutto il sostegno del Movimento 5 Stelle. Cambiare una città eredidata in macerie e con le fondamenta marce non è una passeggiata, questo lo abbiamo sempre saputo ed è da stimolo ogni giorno di più per non mollare”. Va detto, infine che anche il presidente del Coni, Malagò è iscritto, sempre per questa vicenda, sul registro degli indagati ed ha chiesto ai magistrati di essere ascoltato al più presto per chiarire la sua posizione.

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