Mattarella convoca al Quirinale il professor Giuseppe Conte. La Cei esalta il “nuovo che avanza” e suscita polemiche. Il Financial Times allarmato

Mattarella convoca al Quirinale il professor Giuseppe Conte. La Cei esalta il “nuovo che avanza” e suscita polemiche. Il Financial Times allarmato

Che la situazione politico-istituzionale sia complicata lo sappiamo fin dal quattro marzo scorso, quando in virtù di una legge elettorale sbagliata, il rosatellum, l’esito delle legislative ha prodotto una evidente spaccatura nell’elettorato tra nord e sud, tra aree urbane centrali e periferie, tra ricchi e poveri. E soprattutto ha prodotto questo mostricciattolo che chiamano “contratto di governo” firmato dai “signori” Salvini e Di Maio, per conto della Lega e del Movimento5Stelle, forti di una maggioranza di appena sei seggi al Senato, dopo che Renzi ha regalato i 5Stelle alla destra. Il contratto ha sollevato un enorme coro di critiche, e non solo sulla parte economica (una lunga lista di contrari, italiani ed esteri), ma anche su altri capitoli che riguardano, solo per citarne alcuni, la Giustizia e il sistema carcerario (considerata dall’Associazione Antigone apertamente incostituzionale, ad esempio), la legalità e l’immigrazione (denunciata dalla Cgil e dall’associazione 21 luglio che assiste i Rom ad esempio), la scuola (per una evidentissima e apertissima discriminazione tra bambini di serie A, italiani ad accesso gratuito, e di serie B, figli i immigrati), l’ambiente e le infrastrutture (accuse di vaghezza su alcune questioni ecologiche e polemiche sull’alta velocità e la politica industriale, a partire dall’Ilva). Dopo la sigla su tale contratto, i due leader di Lega e 5Stelle sono passati a selezionare i candidati a presidente del Consiglio e a ministri. Così è emerso quale candidato presidente del Consiglio il professore di Diritto all’Università di Firenze, Giuseppe Conte, già presentato da Di Maio quale ministro della Pubblica Amministrazione prima del 4 marzo, e dunque “in quota M5S”, come si dice in questi casi. Ieri, il candidato è stato svelato al Presidente della Repubblica (dopo che però sui media se ne parlava già da giorni), forse insieme a qualche indicazione per dicasteri importanti, come l’Economia, gli Interni, le Politiche Europee, il Lavoro e il Welfare. Dopo 48 ore, Sergio Mattarella, ha preso la sua decisione sull’incarico e convoca il professore nella giornata di mercoledì. Inoltre, è abbastanza certo, ormai, che dal Colle siano trapelate molte perplessità sul nome che la Lega avrebbe proposto per il dicastero dell’Economia, quello del professor Paolo Savona, l’ispiratore di una vera e propria scuola di economisti, tra i quali figurano i neosenatori del Carroccio Alberto Bagnai e Claudio Borghi, secondo la quale, in sintesi, dall’Ottocento ad oggi gli equilibri nel Vecchio Continente non sono mutati poi molto, con la Germania che continua – anche se pacificamente e non più con gli eserciti – ad imporre il suo dominio e l’Italia che, in un modo o nell’altro, ne accetta la predominanza. In questo contesto, l’euro in realtà è un sostituto del marco, e andrebbe strategicamente ripensato, tornando a prima del Trattato di Maastricht, poiché le politiche di austerità messe in atto in questi due decenni non fanno altro che rispettare diktat e interessi della grande Germania unificata.

Lega e 5Stelle però non arretrano e attendono le mosse di Mattarella

Ora, nonostante le polemiche sul suo curriculum, sia la Lega che i 5 stelle per ora non arretrano sulla figura del professor Conte, indicata ieri al capo dello Stato come presidente del Consiglio. Fonti del Carroccio, dopo l’incontro tra i due leader, assicurano: “Per noi non è cambiato nulla”. E dai pentastellati la difesa del professore di diritto privato arriva via blog e dalla bocca della capogruppo alla Camera, Giulia Grillo. La Lega conferma anche che il nome per il ministero dell’Economia resta quello di Paolo Savona. “Tutte le obiezioni su Savona le abbiamo apprese dai giornalisti. Con Mattarella non ne abbiamo parlato e non abbiamo avuto parere negativo. Mattarella legge i giornali, con lui abbiamo parlato di tutto e non è stato toccato il nome di Savona. Il capo dello Stato non ci ha detto ‘No, non è gradito, ripensateci’. Se ce lo dirà in un secondo momento ne prenderemo atto. Savona è il nome messo sul tavolo”, ha spiegato Gian Marco Centinaio, capogruppo del Carroccio al Senato.

Ambiguo e fastidioso intervento a gamba tesa del presidente dei vescovi italiani Bassetti, che invoca attenzione al “nuovo che avanza” e invita a seguire la pedagogia politica vaticana. Pare Camillo Ruini

A quasi ottanta giorni dal voto, in questo “momento cruciale” della nostra storia, in apertura dei lavori dell’assemblea generale, il primo pensiero del presidente della Cei Gualtiero Bassetti va a Sergio Mattarella: “Esprimiamo, con convinzione, la nostra stima al presidente della Repubblica per la guida saggia e paziente con cui sta facendo di tutto per dare un Governo all’Italia”, dice. Non sfugge ai nostri vescovi che il dibattito sociale, anche all’interno dell’universo cattolico, è “stentato”, che il Paese è pieno di “timori”. Che gli spazi della dottrina sono aperti ed enormi, ma “sono vuoti se non li abitiamo”. Con i vecchi partiti “sgretolati” e i nuovi soggetti che emergono, “nessuno può negare che nelle migliaia di Comuni italiani ci sono persone che senza alcuna visibilità e senza guadagno reggono le sorti della nostra fragile democrazia”. Così la conferenza episcopale italiana richiama chi ha responsabilità politiche a “mettere tutta la forza che resta al servizio di chi fa il bene ed è davvero esperto del mondo della sofferenza, del lavoro, dell’educazione”. Con questi soggetti emergenti la Chiesa intende dialogare, raccogliere la sfida del “nuovo che avanza” nella politica per fare un “esame di coscienza” e per rinnovare una “pedagogia politica” per aiutare chi sente che “la sua fede, senza l’impegno pubblico, non è piena”. Non è questione di numero, per la Cei, ma di “luce, lievito e sale”: ovvero ogni società “vive e progredisce se minoranze attive ne animano la vita spirituale e si mettono al servizio di chi nemmeno spera più”. E’ tempo di “ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società”. A un esecutivo che si prospetta già antieuropeista, Bassetti ricorda che andrà a guidare un Paese che l’Europa ha contribuito a fondarla, in cui grandissima parte dei cittadini appartiene a una Chiesa “attraversata da un respiro europeo”. Come dire che avere un governo non basta per guidare un Paese. Per guidare l’Italia, bisogna “conoscerla”. L’ambiguità di questo ragionamento è abbastanza palese. Anzi, sembra una modalità retorica tipica di un altro presidente della Conferenza episcopale italiana, quel Camillo Ruini che la resse durante gli anni della crisi del sistema politico che ruotava attorno alla Democrazia cristiana. Quel che è certo, è che su molti siti di associazioni e organizzazioni cattoliche, soprattutto nella Chiesa “di base”, quella citazione del “nuovo che avanza” da guardare con rispetto, e della “pedagogia politica” del Vaticano ha fatto alzare un ventaglio di voci molto critiche. Non solo per l’ingerenza nella vita politica nazionale, che avvicina l’attuale presidente Bassetti a Ruini, ma soprattutto perché appare come una svolta, anzi un vero tradimento delle indicazioni più pastorali di papa Francesco.

La vicenda del curriculum vitae del professor Giuseppe Conte, che tanto fa discutere

Per usare la battuta della senatrice di Fi Anna Maria Bernini, ‘dal prof. Conte al prof. Conte Mascetti è un attimo’. Il docente di diritto privato finisce nel mirino della stampa nazionale e internazionale per il suo curriculum vitae in cui ci sarebbero delle forzature e per il ruolo che ebbe da avvocato nella vicenda Stamina. E’ il New York Times a sollevare il caso. Nelle dodici pagine di curriculum inviato alla Camera dei Deputati per partecipare alle elezioni a componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, Conte riferisce che “dal 2008 al 2012 ha soggiornato, ogni estate e per periodi non inferiori a un mese, presso la New York University, per perfezionare e aggiornare i suoi studi”. Su questo punto ha indagato il corrispondente dall’Italia del New York Times, Jason Horowitz. Il risultato? Michelle Tsai, portavoce dell’ateneo americano, ha chiarito che “una persona con questo nome non compare nei nostri archivi come studente o membro di facoltà”, aggiungendo che è possibile che Conte abbia seguito qualche programma di due giorni per i quali la scuola non tiene registri. A stupire è il ‘ritocco’, sempre in positivo, che il prof. dà ad alcune esperienze altrimenti piuttosto marginali del suo percorso formativo. A questo si aggiunge il fatto che nel 2013 il professore ha difeso in qualità di avvocato la famiglia di Caterina Ceccuti, madre di Sofia, la bambina affetta da una malattia degenerativa curata con il metodo ‘Stamina’, la cura poi rivelatasi una truffa, basata sul presunto uso di cellule staminali mai riscontrate nei test in laboratorio. Conte preparò personalmente il ricorso della famiglia che voleva continuare con il trattamento Stamina, sebbene non avesse alcuna validità scientifica. Segno che l’avvocato era persuaso della bontà della causa. La miccia è accesa. Dall’opposizione, il deputato Pd Michele Anzaldi denuncia un “caso gravissimo di taroccamento, se confermato”. Ma in realtà è abbastanza chiaro che la vicenda non viene presa sotto gamba neppure dal M5S, consapevole che, se già c’erano delle perplessità a livello internazionale su di un professore quasi sconosciuto, ora anche un sassolino può diventare un macigno.

Impazza il totoministri

Secondo quanto si apprende dai ben informati, non ci sarebbero stati contatti ancora tra il Colle e Conte. Per quanto riguarda la squadra, si segnalano alcuni cambi di caselle. Per la guida del Tesoro sia M5s sia Lega insistono su Paolo Savona. Agli Esteri il nome più ricorrente rimane quello del presidente di Ispi e Fincantieri, Giampiero Massolo. Al Viminale rimarrebbe Matteo Salvini. Così come al Lavoro-Mise Luigi Di Maio (con l’ipotesi di spacchettarlo). Per le infrastrutture sarebbe, invece, in pole l’ex presidente di Sea e storico amico di Roberto Maroni, Giuseppe Bonomi, al posto della pentastellata Laura Castelli, che, a questo punto, potrebbe andare alla Pubblica amministrazione. Per la Sanità gira anche il nome del rettore dell’Università degli studi di Milano, il patologo Gianluca Vago. Alternativamente la 5s Giulia Grillo. Rimangono ipotesi Turismo e Disabili ai leghisti Gianmarco Centinaio e Simona Bordonali. Il pentastellato Alfonso Bonafede potrebbe rimanere alla Giustizia, il ‘lumbard’ Nicola Molteni all’Agricoltura.

Il Financial Times, nell’edizione online, rilancia le preoccupazioni dell’Europa

Il nuovo governo italiano innescherà una crisi con l’Europa e, se sì, con quali conseguenze? E’ la domanda che si pone il Financial Times in un fondo pubblicato sul suo sito internet intitolato ‘I nuovo padroni dell’Italia possono far tremare l’euro’ e firmato da Martin Wolf. ‘Una possibilità è che Giuseppe Conte guidi un governo convenzionale’, pronto a fare ‘un passo indietro al primo sentore di polvere da sparo’, scrive il quotidiano, sottolineando tuttavia che ‘è anche possibile che invece’ l’esecutivo ‘persista nelle sue politiche, innescando una fuga dal debito italiano e dalle banche italiane’. ‘Senza il sostegno della Bce – aggiunge Wolf – questo potrebbe imporre limitazioni alla trasferibilità dei depositi fuori dal paese o alla loro possibilità di essere convertiti in contanti’, cosicché ‘l’Italia uscirebbe di fatto dall’eurozona’. Si tratterebbe, prosegue l’articolo, di ‘una crisi colossale’. ‘Il governo a questo punto si arrenderebbe? – si chiede Wolf – Ancora una volta, probabilmente sì. Ma la ferita inferta alla fiducia impiegherebbe anni a rimarginarsi’ e ‘l’economia italiana perderebbe la sua limitata spinta in avanti e tornerebbe ad arretrare’.

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