Grandi. La legge elettorale è una scelta strategica, strettamente legata alla Costituzione. In campo una proposta di legge elettorale per spingere il parlamento a discutere

Grandi. La legge elettorale è una scelta strategica, strettamente legata alla Costituzione. In campo una proposta di legge elettorale per spingere il parlamento a discutere

L’accordo di governo tra 5 Stelle e Pd – purtroppo – non ci sarà. Accordo sulle cose da fare non l’entrata del Pd nel governo, che non era né proposto né richiesto. Poteva essere un chiaro confine verso destra. Dobbiamo a Renzi e ad una resistenza troppo debole dentro il Pd anche questo fallimento. Le elezioni anticipate sono sempre più probabili e comunque accompagneranno qualunque soluzione politica si riesca a trovare. Questa legislatura non arriverà alla scadenza naturale.  Il Presidente della Repubblica può essere contrario alle elezioni anticipate ma ha margini limitati per evitarle. Occorre usare il tempo a disposizione per i problemi urgenti (occupazione, povertà, blocco aumenti Iva, nuove regole europee, ecc.) e per approvare una nuova legge elettorale, evitando di votare di nuovo con il rosatellum. La legge elettorale non ha l’attenzione che merita, eppure è fondamentale, è regolata dalla Costituzione e deve rispettarne i principi.

Ad esempio, una legge elettorale truccata può trasformare una minoranza di voti in una maggioranza parlamentare, come con il porcellum. Un premio di maggioranza avvicinerebbe anche la soglia dei 2/3 di parlamentari necessari per cambiare la Costituzione escludendo il ricorso al referendum abrogativo, come è accaduto – purtroppo – con la modifica dell’articolo 81 nel 2012. La legge elettorale può aiutare la ricostruzione di un rapporto di fiducia tra parlamentari ed elettori, oggi in grave crisi. Va ricordato che il parlamento è l’architrave istituzionale del nostro sistema costituzionale. Se i cittadini continuassero a non avere fiducia nel parlamento e i parlamentari ad essere percepiti come casta da punire si potrebbero creare le condizioni per un attacco al ruolo del parlamento, con la conseguente possibilità di modificare in senso presidenzialista la Costituzione. Chi parla di doppio turno alla francese dovrebbe chiarire che lo sbocco finale è una modifica presidenzialista della Costituzione. Dalla legge elettorale dipende la qualità dei parlamentari con conseguenze sul futuro sociale, economico del paese e sui diritti dei cittadini.  La legge elettorale è una scelta strategica, strettamente legata alla Costituzione. L’Italicum – legge elettorale voluta da Renzi, mai utilizzata – era organica con la modifica costituzionale bocciata il 4 dicembre 2016. La legge elettorale deve stabilire chi elegge veramente i parlamentari e fare in modo che il parlamento sia rappresentivo del paese reale.

Da 12 anni i parlamentari non sono scelti dai cittadini ma dai capi partito che li mettono nella posizione giusta in lista per essere eletti. Il 4 marzo gli elettori di due regioni come Lombardia e Lazio per le regionali potevano esprimere preferenze mentre gli era vietato per le politiche. Se gli elettori non scelgono i loro rappresentanti il risultato è che gli eletti rispondono delle loro scelte ai capi partito, non a loro. Altro aspetto fondamentale è eleggere parlamentari che rappresentino il paese reale. La Corte costituzionale ha già detto che un premio di maggioranza non può squilibrare la parità dei voti degli elettori. Inoltre con il rosatellum i partiti che hanno conquistato i seggi del maggioritario hanno già beneficiato di un premio di maggioranza. Il M5Stelle con poco più del 32% ha il 36 % dei parlamentari, stesso discorso per il destra-centro. Dopo il 4 marzo è cresciuta la pressione per ottenere un ulteriore premio di maggioranza, garantendo ad una minoranza di voti la maggioranza del parlamento.

Con due conseguenze: verrebbe alterata la rappresentanza del paese reale e continuerebbe la scorciatoia maggioritaria tesa evitare la ricerca di intese tra soggetti diversi, che è l’esercizio normale della democrazia. Nei due mesi trascorsi è risultato chiaro che con troppa confusione e ritardo ci si è posti il problema della ricerca di accordi politici, che se hanno obiettivi chiari e trasparenti non sono affatto una bestemmia. E’ durata fin troppo l’equazione: diversi uguali a nemici. Se invece – come poteva accadere tra 5 Stelle e Pd – soggetti diversi iniziano a confrontarsi si può tentare un’intesa, certo difficile, parziale ma positiva. Del resto se hanno iniziato a parlarsi le due Coree è difficile capire perchè non potevano farlo M5 Stelle e Pd.

Prevedendo il possibile stallo, il nostro Coordinamento ha messo in campo da tempo una proposta di legge elettorale per spingere il parlamento a discutere, a confrontare le opinioni, a definire con serietà le regole elettorali. Infatti l’urgenza di andare al voto potrebbe diventare l’alibi per inserire premi di maggioranza ingiustificati che porterebbero di nuovo a problemi di costituzionalità e prima o poi a mettere nel mirino la stessa Costituzione.

Questa discussione il parlamento deve farla subito, nell’auspicio che prevalgano ragionevolezza e sensibilità costituzionale e i cittadini debbono stare in campo per giudicare ed intervenire.

Dal Fattoquotidiano del 7 maggio 2018

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