Governo. Salvini rilancia l’invito a Di Maio, che conferma il voto subito (24 giugno). Nel Pd, spunta la Boschi dietro la posizione di Renzi. Boldrini: “grillini, armata Brancaleone”

Governo. Salvini rilancia l’invito a Di Maio, che conferma il voto subito (24 giugno). Nel Pd, spunta la Boschi dietro la posizione di Renzi. Boldrini: “grillini, armata Brancaleone”

Un “governo a tempo fino a dicembre” per modificare la legge elettorale, scongiurare gli aumenti di Iva e accise, approvare la legge di stabilità, preparare la cancellazione della legge Fornero e ristabilire centralità agli interessi italiani in rapporto con le istituzioni dell’Unione europea. E’ la proposta, “ultima chance”, che Matteo Salvini fa come leader del centrodestra al Movimento 5 stelle, in vista del terzo e ultimo giro di consultazioni convocate da Sergio Mattarella per la formazione del governo, in programma lunedì 5 maggio. Per la guida di un esecutivo di questa natura il segretario leghista dice di avere “in testa” diversi nomi. “Bisogna partire da chi ha vinto le elezioni”, spiega, precisando che “non necessariamente debba essere un leghista”.

La conferenza stampa di Salvini e i diversi punti fermi e i cedimenti alla linea del segretario della Lega

“Alcuni nomi che leggo sui giornali in questi giorni sono dame di compagnia della commissione europea”, continua, nella conferenza stampa, convocata all’ultimo minuto al termine del Consiglio federale della Lega. Salvini poi ribadisce il suo ‘no’ a un governo tecnico ma spiega che il premier potrebbe anche essere un “non eletto”. E respinge anche l’ipotesi di una ‘prorogatio’ al governo Gentiloni: “Mi rifiuto di mandare al consiglio europeo di giugno Alfano. Ci sarà un altro governo in carica”. Anche davanti all’ipotesi di governo a tempo, Salvini tiene la porta chiusa al Pd. “Mai con Renzi”, scandisce, “Dove c’è Renzi non ci sono io”, insiste rispondendo a chi gli chiede se sarebbe disposto a formare un governo con i voti dei Democratici. Mentre rimane la porta aperta al M5s a cui chiede di “sedersi a un tavolo” per discutere delle “poche cose da fare, bene e in fretta”. “Io sono due mesi che cerco un dialogo coi 5 Stelle, posso anche portargli la colazione a letto. Non so più cosa fare oltre che escludere qualsiasi tipo di rapporto diretto e indiretto con Renzi e con la Boschi e con i renziani”, dice. “Di più non posso fare. Penso che anche nel movimento 5 stelle stia maturando l’idea che se bisogna accompagnare l’Italia a un nuovo voto. Bisogna farlo seriamente e in fretta ma non perdendo le staffe”. Tutto questo, insiste, può essere realizzato se “finiscono veti e litigi”. Per quanto riguarda la modifica della legge elettorale, Salvini dice di avere in mente il “modello regionale” grazie al quale la sera stessa delle elezioni si sa chi è il vincitore. Ma aggiunge di non avere intenzione di passare l’estate a discutere di riforma del Rosatellum, e si dice pronto a discutere sia di “premio di maggioranza alla coalizione, sia alla lista”. Mentre non pare essere interessato al referendum sull’euro rilanciato oggi da Beppe Grillo: “potrebbe essere un interessante dibattito filosofico per i prossimi anni, ma ci sono urgenze da affrontare, come evitare l’aumento dell’Iva, non c’è tempo”. La chiusa è di quelle che non apparentemente non lasciano aperto alcun altro spazio: “se il M5s non accetta il nostro accordo, allora rimane solo il voto, di più non posso fare”.

Dall’altra parte, Luigi Di Maio conferma la tendenza al voto subito, indicando addirittura il 24 giugno

E intanto Luigi Di Maio, alla Camera, assicura che in caso di governo di scopo che non preveda la presenza di M5s “chiameremo in causa i cittadini: noi l’abbiamo fatto chiedendo il voto subito, ma è chiaro che il M5S a quel punto può chiamare in causa i cittadini in altri modi…”. Quindi l’attacco alle altre forze politiche, che “in questo momento stanno mettendo il Presidente della Repubblica in condizione di dover scegliere, perché stanno arginando il M5S dal governo”. E spicca in particolare la risposta a Matteo Renzi, che aveva detto che M5S ‘ha sbroccato’: “Dovrebbe sapere che i cittadini hanno sbroccato il 4 marzo quando gli hanno dimezzato i voti al suo partito. Non gli è bastato a quanto vedo”. Ancora, Di Maio afferma: “non ce l’ho con il presidente Mattarella ma con i partiti che hanno messo il presidente in questa condizione”, di arrivare ad un governo di tregua. “Noi volevamo il governo che rispettasse il voto degli italiani il più possibile. C’è un serio problema politico in Renzi e Berlusconi che vogliono ancora un governo che fa i favori alle banche e alle lobby”. Infine, “se è questo l’obiettivo – prosegue – Salvini è l’ago della bilancia”. Di Maio attacca: “Si sta tagliando fuori dal governo la prima forza politica. La seconda forza ha la metà” del consenso ha sottolineato riferendosi alla Lega. “Sin dall’inizio era il disegno Di Renzi e Berlusconi, che ci hanno sabotato”. Per il leader 5 stelle, bisogna andare al voto il 24 giugno, e quello sarà “un ballottaggio tra noi e Salvini”.

Il Pd potrebbe apprezzare l’invito di Salvini. Intanto, l’Inkiesta pubblica un imbarazzante retroscena, per quel che vale: fu la Boschi a convincere Renzi a remare contro l’accordo con i 5stelle

Nel Partito Democratico si attendono le indicazioni del Capo dello Stato, ma il Governo di tregua proposto da Matteo Salvini potrebbe non vedere l’opposizione dei dem. La condizione, spiegano fonti parlamentari, è che si tratti di un vero governo istituzionale, che comprenda anche il M5s. Dunque, nessun problema a lasciar partire un esecutivo di questo tipo, più difficile che il Pd possa parteciparvi direttamente visto che soltanto ieri il segretario reggente ha sottolineato che il suo partito non potrebbe “mai sostenere un qualsivoglia percorso con Salvini, Berlusconi e Meloni come soci di riferimento”. E del resto lo stesso Salvini ha sottolineato “mai con Renzi”. Intanto, secondo indiscrezion raccolte dal quotidiano online Liinkiesta, Matteo Renzi stava lavorando a un accordo con il M5s. Ma è stata Maria Elena Boschi a dissuaderlo. Renzi, scrive Linkiesta, “secondo fonti ben informate e molto vicine al Giglio Magico a dispetto di quanto dichiarato pubblicamente, stava lavorando eccome ad un’intesa con i Cinque Stelle. Tanto che la ormai famosa lettera di Di Maio al Corriere della Sera, uscita domenica scorsa, sarebbe addirittura stata concordata con lo stesso Renzi, prima della sua ospitata da Fazio. Il ‘senatore semplice di Scandicci’ aveva l’appoggio di quasi tutti i big del partito e, soprattutto della stragrande maggioranza degli amministratori locali, allarmati dal crollo del Pd e molto ben disposti ad allargare il loro margine d’azione insieme al M5s”. Perché Renzi ha cambiato idea così in fretta e così violentemente?, si chiede Linkiesta. “Secondo la nostra fonte – scrive – un ruolo decisivo è stato giocato, come sempre, da Maria Elena Boschi. Erano i giorni in cui lei andava in giro dicendo che ‘ormai contro l’accordo con i Cinque Stelle siamo rimaste io, io e io’. Lei sapeva benissimo che sarebbe stata la vittima sacrificale di un’intesa con Di Maio e soci, indisponibili ad inserire il suo nome in qualsiasi tipo di trattativa. E così ha agito sull’ego del capo, facendogli cambiare idea e ribaltare il tavolo, convincendolo a far saltare tutto. Una decisione che ha mandato Di Maio su tutte le furie, ma soprattutto in tilt il partito e in confusione lo stesso Renzi, intimorito dalla reazione dei dirigenti dem e dalla prospettiva di una conta in Direzione”. Si attendono ovvamente smentite. Sull’ipotesi governissmo, secca però la replica che arriva via twitter dal segretario reggente del Pd: “A due mesi dal voto il Paese ha bisogno di risposte serie. Chi ha prevalso il 4 marzo ha fallito, ma ancora gioca alla propaganda”. Mentre, da un altro versante, ricompare Walter Veltroni, che intervistato da Lilli Gruber fornisce la sua diagnosi della crisi del Pd: “Il Pd da dieci anni discute solo di nomi – denuncia Veltroni – è come il Conte Ugolino, mangia uno dopo l’altro i suoi leader in una bulimia che non ha prodotto nulla, poi dipende dalla responsabilità del leader la tenuta di un partito, se Renzi prendesse una posizione di rottura si assumerebbe una grossa responsabilità, se esasperasse il conflitto con siti stravaganti a nome suo… Renzi dovrebbe stare nel Pd con le sue idee e la sua forza, un partito non è biancaneve e i sette nani, più intelligenze ci sono meglio è”.

Boldrini: “5stelle armata Brancaleone”

Dalle parti di Liberi e Uguali si fa sentire Laura Boldrini, che boccia seccamente Luigi Di Maio e l’intero Movimento 5 Stelle. L’ex presidente della Camera infatti scrive su twitter: “Grillo oggi propone un referendum sull’euro Intanto, tra forni di andreottiana memoria e aperture a destra ma anche a sinistra, DiMaio per due mesi ha giocato a fare lo statista senza combinare nulla M5S. Armata Brancaleone”. Pietra tombale sul rapporto coi grillini anche da parte di Liberi e Uguali?

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